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di AMDuemila
La terza sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Franco Frattini, ha sospeso la decisione del Tar del Lazio che con un'ordinanza aveva respinto la richiesta del Capitano Ultimo di sospendere il provvedimento che gli toglieva il servizio di scorta, emesso nei suoi confronti dal ministero dell'Interno. Per il Consiglio di Stato "deve essere garantito" un livello di protezione all'uomo che arrestò Totò Riina.
Viene sospesa quindi "l'esecutività degli atti impugnati in primo grado e di conseguenza dispone che il dispositivo di protezione revocato sia mantenuto - o ripristinato - fino alla discussione cautelare collegiale, sede nella quale saranno presi i provvedimenti che il Collegio riterrà di adottare all'esito della discussione tra le parti", "fissando per la discussione la Camera di Consiglio del 20 febbraio 2020". Nel decreto, il Consiglio di Stato ha posto l'attenzione su uno dei recenti episodi di intimidazioni nei confronti di De Caprio (busta con messaggio minatorio recapitata presso un volontario della associazione "Volontari Capitano Ultimo onlus") che anche il Tar Lazio aveva ritenuto "rilevante", disponendo una relazione da cui risulta che le indagini sono in corso.
"Ho sempre confidato nella magistratura e la decisione di oggi mi conferma che ho fatto bene", ha commentato la notizia all'AdnKronos Sergio De Caprio. "Mi auguro - ha aggiunto - che l'amministrazione dell'Interno e della Difesa vogliano assumere tutte le iniziative necessarie per assicurare la tutela, che non chiedo per me stesso ma per i miei famigliari e colleghi con i quali lavoro ogni giorno". "La cosa incredibile è che la giustizia amministrativa si sostituisce alle persone in cui abbiamo sempre creduto e a cui abbiamo donato tutta la nostra vita", continua ringraziando "l'avvocato Antonino Galletti e tutte le persone che hanno sostenuto me e la mia famiglia in questa battaglia di dignità".
"Il Consiglio di Stato ha dimostrato particolare sensibilità alla vicenda del Capitano Ultimo, che interessa non soltanto lui ma l'intera popolazione italiana in quanto dimostra come chi serve lo Stato esponendosi anche personalmente non può e non deve essere abbandonato a sé stesso ma deve essere protetto e difeso", ha aggiunto all'AdnKronos l'avvocato Galletti. "Spero che questa decisione del Consiglio di Stato sia poi confermata e spero soprattutto che gli uffici competenti del ministero dell'Interno e in particolare il ministro vogliano realmente mettere una parola fine a questa vicenda. Saremmo ben felici che questo tema lasciasse le sedi giudiziarie e che finalmente fosse riconosciuta la tutela a un servitore dello Stato".

Foto © Imagoeconomica

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