Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

racket soldi mani 610Per la prefettura associazioni inattive. Il commissario: verifiche necessarie
di Salvo Palazzolo
È un terremoto quello che sta scuotendo in questi giorni il movimento antiracket. La prefettura di Palermo si è mossa non solo per bloccare due associazioni formate da ditte in odor di mafia, ma anche per cancellare dalla propria lista cinque associazioni ormai inattive da tempo. L’indicazione arrivata il 2 febbraio dal nuovo commissario nazionale antiracket, Domenico Cuttaia, è stata perentoria: è necessario "imprimere rinnovato impulso all’attività di revisione degli elenchi provinciali", è scritto in una circolare inviata ai prefetti di tutta Italia; è necessario verificare la "specifica capacità operativa". Insomma, mai più solo associazioni che pensano esclusivamente a incassare finanziamenti e a collezionare parti civili. È necessario che le associazioni facciano "attività di sensibilizzazione alle vittime per il ricorso alla denuncia" e collaborino con le forze dell’ordine. Uno stop all’antimafia di maniera. Il prefetto di Palermo Antonella De Miro ha avviato controlli e verifiche.
Ora, è arrivato il provvedimento di cancellazione dalla lista prefettizia, che colpisce anche un nome storico del movimento antiracket, “Sos Impresa Palermo”. Cancellazione per inattività pure per l’associazione “Co.di.ci. – centro per i diritti del cittadino”, per l’associazione “Coordinamento delle vittime dell’estorsione dell’usura e della mafia”, per “l’Associazione antiracket Termini Imerese” (A.T.I.) e per l’associazione “Liberi di lavorare”. Una sforbiciata di non poco conto. "C’è l’esigenza – ha ribadito il commissario antiracket Cuttaia nella sua circolare – di porre in essere un’attenta valutazione di quanto concretamente realizzato dalle associazioni".
Il dibattito è aperto. Il 29 agosto sarà il 26esimo anniversario dell’uccisione di Libero Grassi, l’imprenditore diventato un simbolo per la lotta al pizzo. Anche le associazioni fermate dalla prefettura per sospette infiltrazioni mafiose erano intitolate a “Libero”. LiberoJato è stata espulsa dalla lista, Libero Bagheria non è stata neanche ammessa. Associazioni sospette e associazioni inattive (ma pronte a chiedere finanziamenti). Un altro colpo per l’antimafia, attraversata da inchieste, polemiche e spaccature. Una cosa è certa, nella lista della prefettura di Palermo restano soltanto il Comitato Addiopizzo, la società cooperativa sociale Solidaria, il Centro studi e iniziative culturali Pio La Torre e Libero Futuro. I provvedimenti hanno creato grande scalpore fra le varie anime del movimento, qualcuno annuncia già ricorsi al Tar, per provare a ribaltare il verdetto della prefettura. Ma, adesso, del caso si occupa anche la commissione parlamentare antimafia, come anticipato ieri da Repubblica. La presidente Rosy Bindi vuole vederci chiaro nella nuova stagione dell’antimafia, da una parte diventata a rischio di infiltrazioni di Cosa nostra, dall’altra caratterizzata da assenze ed eccessi. Qualcuno invoca già nuove norme per provare a bloccare l’antimafia fasulla.

Antimafia a rischio infiltrazioni. Il movimento si divide: “Troppi soldi”
Un cartello di denuncia anti mafia
Chi sta tentando di infiltrarsi nel movimento antiracket? L’indagine avviata dalla prefettura di Palermo su alcune ditte in odor di mafia ha confermato che i sospetti sollevati da investigatori e magistrati erano reali. L’antimafia sembra essere diventata l’ultima frontiera dei boss e dei loro insospettabili complici per evitare i sequestri di beni. "Bisogna attrezzarsi contro le infiltrazioni", dice Totò Cernigliaro, della cooperativa Solidaria. "I bilanci delle associazioni devono essere trasparenti, e soprattutto devono essere controllati. Se poi per quindici anni un’associazione ha lo stesso presidente siamo di fronte a un’anomalia, i denari privati finiscono per confondersi con quelli dell’associazione". Cernigliaro pone la questione dei finanziamenti, che spesso attraggono interessi poco chiari. Dice: "Se i finanziamenti continuano ad essere dati a singole associazioni i rischi restano alti, se invece si danno sui progetti, allora, può scattare un efficace sistema di controlli incrociati".
Ma come svelare le eventuali false denunce? Perché gli imprenditori messi adesso sotto accusa dalla prefettura hanno fatto comunque delle denunce. Erano false? O magari erano rivolte contro “cani sciolti” e non contro uomini delle cosche. Oppure, contro mafiosi delle cosche avverse La questione è complessa.
Al centro del caso c’è Enrico Colajanni, leader storico dell’ultima stagione del movimento antiracket. Prima con Addiopizzo, poi la rottura con i compagni di percorso e la fondazione di Libero Futuro, per lavorare con gli imprenditori della provincia. Quelli adesso messi sotto accusa dalla prefettura, prima con alcune interdittive antimafia, adesso con un provvedimento di cancellazione di LiberoJato dalla lista dell’antiracket e con lo stop all’iscrizione di Libero Bagheria. Dice Colajanni: "Rilevo una contraddizione, da una parte la magistratura e le forze dell’ordine riconoscono che le denunce di questi imprenditori sono genuine; dall’altro, lo Stato li colpisce, o con sequestri di beni o con interdittive della prefettura". Libero Futuro ha sostenuto decine di imprenditori bord-line in tutta la provincia. Imprenditori che hanno confermato le denunce antiracket in aula, spiegando di aver rotto col passato. Ma è davvero così? Davvero non hanno più rapporti con ambienti equivoci? Colajanni sbotta: "Non c’è alcuna prova che questi imprenditori stanno colludendo con la mafia". Le associazioni annunciano ricorso al Tribunale amministrativo regionale, e anche una conferenza stampa. Mentre il Pd di Bagheria insorge contro il sindaco grillino, Patrizio Cinque, che ha concesso un bene confiscato all’associazione non ammessa nella lista della prefettura. "Inizialmente, per l’assegnazione è stata elusa qualsiasi procedura di selezione. Poi, per la concessione definitiva è stato fatto un bando ma ha partecipato soltanto l’associazione in questione, Libero Futuro - associazione antiracket Libero Grassi Bagheria Valle Eleuterio". Il segretario del Pd di Bagheria, Orazio Amenta, bacchetta ancora il sindaco Cinque: "Alla conferenza stampa in occasione dell’apertura del centro antiracket si è pontificato su mafia e antimafia definendo il centro un presidio di legalità e antimafia per la città". Il Pd chiede la revoca della concessione del bene.
Sembra essere arrivato il momento della resa dei conti all’interno dell’antiracket. Vito Lo Monaco, presidente del centro Pio La Torre, dice: "Non ho dubbi sulla buona fede di Colajanni, ma ritengo che si sia mosso in modo poco prudente, gli era stato detto. Meritorio il lavoro con le imprese borderline, per cercare di portarle sulla buona strada, ma è un’opera che va fatta attrezzandosi in modo adeguato". Lo Monaco critica "l’approccio troppo mediatico dell’antiracket" che ormai sbandiera le denunce come un vessillo. Ma ci sono denunce e denunce. "È venuto il momento di aprire un dibattito serio - prosegue il presidente del centro Pio La Torre anche superando tutte le divisioni all’interno del movimento". Colajanni, però, non ci sta a finire sul banco degli accusati, rivendica la bontà del suo percorso: "Gli imprenditori mi sono stati presentati da funzionari di polizia e ufficiali dei carabinieri. E continuano a fare denunce nelle procure di tutta la Sicilia". Ma hanno davvero rotto con il passato? È il dilemma che adesso divide l’antimafia.
s.p.

La Repubblica

ARTICOLI CORRELATI

 Ass. LiberJato su cancellazione dall'albo prefettizio di Palermo

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy