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Il male non è solo di chi lo commette ma anche di chi guarda e lascia fare oppure volge lo sguardo altrove. Il male si nutre da sempre di un combinato di crudeltà e malvagità, d’indifferenza e viltà: le prime due riguardano gli autori del male, le seconde gli spettatori. Questo ci dice l’omicidio di Alika, il venditore ambulante nigeriano ucciso ieri a Civitanova Marche per strada, senza che nessuno intervenisse a fermare il brutale pestaggio.
È certo importante che l’autore dell’omicidio venga punito nei termini di legge, ma è altrettanto importante interrogarsi sul grado d’indifferenza a cui può giungere una società individualista, dove le relazioni sono dettate solo dall’interesse e dove l’altro è riconosciuto solo in quanto complice o nemico.
Ma una società senza empatia, incapace di ascoltare il grido di chi si sente in pericolo di vita o sente la sua vita andare alla deriva - l’indifferenza verso Alika è gemella dell’omissione di soccorso che ha ucciso migliaia d’immigrati africani in questi anni nel Mar Mediterraneo - non è più una società ma un assembramento di coscienze anestetizzate e di cuori inariditi. Una fucina di violenze, soprusi, razzismi, guerre. Si parla tanto di “ripartenza” e di ripresa economica. Ben venga la crescita del prodotto interno lordo, ma non ci sarà mai un vero cambiamento e un vero progresso finché non diventeremo persone capaci di sentire l’indifferenza come un reato di coscienza più grave degli stessi reati inclusi nel codice penale, finché non sentiremo le ferite e i bisogni dell’altro come se fossero nostri. L’egoismo uccide l’umanità, l’indifferenza è complice dell’omicidio.

Tratto da
libera.it

Foto © Imagoeconomica

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