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Decisivo il no di Italia Viva
di AMDuemila
Duri i commenti in aula degli ex 5Stelle Giarrusso e Paragone: "Il ministro ha tradito gli italiani"

Il Senato ha salvato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. All'ora di pranzo i senatori a Palazzo Madama hanno votato le due mozioni di sfiducia presentate nei giorni scorsi nei confronti del Guardasigilli. La prima, presentata dal centrodestra, accusava Bonafede di essere stato troppo morbido nella gestione delle carceri durante l’emergenza Covd-19, è stata respinta con 160 contrari e 131 sì. Cinque senatori dei 297 presenti non hanno partecipato al voto.
La seconda mozione, presentata da +Europa (il partito di Emma Bonino) per motivazioni opposte rispetto a Lega, FI, e FdI - ovvero per essere troppo giustizialista nella gestione del dicastero - è stata bocciata con 150 voti contrari, 124 favorevoli e 19 astenuti. Decisiva, al momento delle votazioni, è stata la posizione di Italia Viva che, dopo tre giorni di minacce rivolte al Guardasigilli e al governo tutto, alla fine ha scelto per il "no". Facendo pendere l'ago della bilancia sulla bocciatura di entrambe le mozioni di sfiducia con i suoi 17 voti. “Con i nostri voti abbiamo tenuto in piedi il governo”, è stata la stoccata dell'ex premier a Bonafede che fuori da Palazzo Madama ha commentato: "Ho sempre rigettato l’idea di una giustizia divisa tra giustizialismo e garantismo. La stella polare è la Costituzione".
In aula durante il dibattito dei senatori si sono alternati da più parti pesanti giudizi sull'operato del ministro pentastellato. Sia da parte dell'opposizione che da parte degli ex compagni di partito. "La Lega voterà anche la mozione di sfiducia di +Europa. Serve un ministro della Giustizia che sia in grado di gestire le carceri, che assicuri che i boss non escano di galera, che ci sia certezza della pena", aveva affermato il segretario della Lega Matteo Salvini. ''Bonafede ha dato troppi segnali di debolezza, far uscire i boss mafiosi è stata la ciliegina sulla torta di una serie di catastrofi fatte dal grillino, non può rimanere al suo posto", aveva dichiarato la senatrice di Fdi, Daniela Santanchè. Molto forte è stato l'intervento dei due ex componenti dei 5Stelle Gianluigi Paragone e Michele Giarrusso, oggi entrambi al gruppo Misto. "Non le confermerò la fiducia, dico quello che diceva Aristotele 'Platone mi è amico, ma la verità di più [...] Sono con Di Matteo senza se e senza ma, ancora oggi non è chiaro perché Basentini fu scelto al Dap, e Di Matteo non c'è andato" ha detto Paragone. "Certamente lei è una persona perbene e nessuno lo può negare. Ma siamo qui per esaminare tutto il suo operato da ministro. Lei ha tradito 11 milioni di cittadini che ci avevano mandato in Parlamento per combattere la mafia. E quel segnale era impersonato da un simbolo, Di Matteo, sbandierato in campagna elettorale come destinatario di importanti incarichi", mentre "il ministero è stato consegnato a una banda di amici di Palamara" è stato il duro commento del senatore ex M5S Mario Giarrusso. "Le persone perbene si dimettono di fronte a questi disastri", ha rimarcato Giarrusso. Alla fine però, come ha commentato in una nota il Movimento 5 Stelle in risposta "agli attacchi pretestuosi al Guardasigilli", "la compattezza della maggioranza ha avuto la meglio". E il ministro rimarrà al suo posto in via Arenula.

Foto © Imagoeconomica

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