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bruno contrada eff webdi Aaron Pettinari
“La Grande Camera della corte europea dei diritti dell'uomo ha respinto il ricorso del governo italiano contro la decisione della Cedu”. Così Bruno Contrada, ex dirigente del Sisde condannato a 10 anni di reclusione per concorso esterno alla mafia, diffonde la notizia battuta in pochi attimi dalle agenzie. Così, in poco tempo, è ricominciato il “tran tran” assolutorio nei confronti delle azioni messe in atto dall'ex poliziotto. In poco tempo c'è chi parla di punto a favore e lo stesso Contrada sottolinea come “la sentenza deve essere recepita dalla giurisdizione italiana”. Ma cosa aveva detto la Corte europea dei diritti dell'uomo? Secondo quest'ultima Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, all'epoca dei fatti, il reato non "era sufficientemente chiaro".

In particolare affermavano che “il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è stato il risultato di un'evoluzione della giurisprudenza iniziata verso la fine degli anni '80 e consolidatasi nel 1994 e che quindi la legge non era sufficientemente chiara e prevedibile per Bruno Contrada nel momento in cui avrebbe commesso i fatti contestatigli”. La Corte di Strasburgo sosteneva anche che i tribunali italiani “non hanno esaminato approfonditamente la questione della non retroattività e della prevedibilità della legge" sollevata più volte da Bruno Contrada, e che non hanno quindi risposto alla questione “se un tale reato poteva essere conosciuto da Contrada quando ha commesso i fatti imputatigli”. Contrada aveva chiesto alla Corte di accordargli 80 mila euro per danni morali, ma la Corte ha stabilito che lo Stato italiano dovrà versargliene solo 10 mila. I giudici di Strasburgo hanno respinto anche la richiesta di riconoscergli quasi 30 mila euro per le spese processuali sostenute a Strasburgo, ordinando all'Italia un risarcimento limitato a 2.500 euro.

Nella sentenza, quindi, non vi è neanche una parola nel merito dei fatti che sono stati contestati all'ex numero tre del Sisde. Non solo. Come ricordato in precedenza dagli ex magistrati Giancarlo Caselli ed Antonio Ingroia “Non si considera che la Cassazione non potrebbe mai intervenire senza la preesistenza di condotte previste come illecite e perciò già vietate dall'ordinamento”. Proprio Ingroia, intervistato da ANTIMAFIADuemila (Ingroia: "Sul caso Contrada una solenne cantonata dei giudici di Strasburgo"), aveva spiegato come la Corte di Strasburgo avesse preso una cantonata sul caso Contrada evidenziando come non si sia di fronte ad un'assenza di reato.

Le accuse nei confronti di Contrada non vengono solo dai pentiti ma anche da importanti figure come i magistrati Del Ponte, Caponnetto, Almerighi, Vito D’Ambrosio, Ayala. E poi Laura Cassarà, vedova di Ninni (uno dei colleghi di Contrada alla Questura di Palermo assassinati dalla mafia mentre lui colludeva con la mafia).
Tra i fatti accertati nelle sentenze vi è, da parte di Contrada, la concessione della patente ai boss Stefano Bontate e Giuseppe Greco; ma anche l'aver agevolato la latitanza di Totò Riina e la fuga di Salvatore Inzerillo e John Gambino; o ancora l'intrattenimento di rapporti privilegiati con Michele e Salvatore Greco; incontri con Saro Riccobono. Ai boss spifferava segreti d’indagine in cambio di favori e regali. Ebbene, di questi aspetti nella sentenza della Corte di Strasburgo non si parla minimamente. Per questo non si può parlare di assoluzione per Contrada né, tantomeno, i fatti che ne dimostrano la colpevolezza potranno essere cancellati da un ricorso respinto.

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