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L’attacco a Tomaso Montanari dimostra come l’ondata di anti-antifascismo sia ormai la cifra dominante della vita pubblica italiana

Le foibe furono una tragedia, un’azione efferata da parte di quanti, nella Seconda guerra mondiale, erano comunque dalla parte giusta e sacrosanta, contro il male assoluto costituito dai fascismi. Ottocento le vittime, secondo uno storico tra i più attenti, seri, documentati come Angelo d’Orsi [di cui qui ripubblichiamo il saggio “10 febbraio, la Giornata del Ricordo e il revisionismo sulle foibe”], considerando anche i morti nei campi di prigionia titini, tra le 3 e le 5 mila, secondo le cifre di altri storici, ormai assunti come riferimento sulla voce di Wikipedia.
Una tragedia e un orrore, dunque. Da parte di quanti stavano dalla parte giusta e sacrosanta ve ne furono altre, come è noto. In Italia non mancarono gli stupri da parte di soldati degli eserciti alleati, difficili da calcolare ma in alcuni casi non semplicemente episodici: si pensi alle truppe della Francia libera, in maggioranza marocchini, algerini e senegalesi, del generale Juin (vi scrisse un romanzo Moravia, “La ciociara”, divenuto film con De Sica).
Le foibe furono una tragedia/orrore, ma ve ne furono altre e più gravi. La distruzione di Dresda con due giorni e mezzo di bombardamenti a tappeto, distrutte 24.866 case del centro su un totale di 28.410. Decine di migliaia i morti fra i civili. Infinitamente più grave, infine, l’azione che pose fine alla guerra, la Bomba su Hiroshima e Nagasaki, centinaia di migliaia di vittime, per almeno due generazioni successive.
Ma il presidente Truman non è mai stato condannato come se quella duplice distruzione fosse un crimine, né Churchill per Dresda. E negli Stati Uniti non è venuto in mente a nessuno di istituire “Giornata della Penitenza” (magari subito dopo la “Festa del ringraziamento” o il 4 luglio dell’Indipendenza) per la scelta di ottenere la resa del Giappone con la Bomba e centinaia di migliaia di morti.
In nome della ritrovata alleanza occidentale Dresda e Coventry (distrutta dall’aviazione nazista) si gemellarono, ma a nessun parlamento e governo tedesco saltò in mente di istituire una “Giornata del Ricordo” con cui esecrare quanti avevano ordinato la distruzione della città. E anzi ogni revisionismo e negazionismo dei crimini nazisti è stato bandito in Germania per legge, anzi proibito per Costituzione.

Solo in Italia una tragedia/orrore (almeno dieci volte meno grave di Dresda, cento di Hiroshima e Nagasaki, i numeri delle vittime contano) è stata trasformata in ricorrenza storica, assunta dunque a simbolo, la “Giornata del Ricordo” (Foibe) a ridosso e a far da pendant alla “Giornata della Memoria”, l’esecrazione ufficiale che va tanto alla Shoa, lo sterminio nazista di milioni di ebrei, oltre che di comunisti, zingari, omosessuali …, quanto alla tragedia/orrore del comunismo titino. Un’assimilazione inconcepibile, mostruosa.
Contro questa mostruosa assimilazione si è levato qualche giorno fa Tomaso Montanari. En passant, perché il tema del suo articolo “La nomina di Franceschini aiuta il revisionismo di Stato”, sul Fatto quotidiano del 23 agosto, era un altro, benché connesso: la sciagurata nomina da parte del potentissimo ministro democristiano di un laudatore e santificatore del fascistissimo Pino Rauti, il dottor Andrea De Pasquale, alla testa dell’Archivio Centrale dello Stato. Nomina raccapricciante, per chiunque sappia ancora connettere nei propri neuroni amore per la logica e amore per la Costituzione repubblicana.
A partire da questa deprecabilissima e ignobilissima nomina [ne ha parlato Giorgio Cremaschi su MicroMega], Montanari ha ricordato nell’articolo il rosario degli episodi di riabilitazione del fascismo tentati o riusciti negli anni recentissimi, e la vera e propria ondata di anti-antifascismo che è ormai la cifra dominante (quando va bene) della vita pubblica italiana. Sull’anti-antifascismo di recente ha scritto un saggio per MicroMega che ripubblichiamo qui.

A conferma della lucidità della sua analisi sono arrivate le fascistate di risposta delle destre: i deputati di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti, responsabile dipartimento istruzione e Giovanni Donzelli responsabile nazionale organizzazione sono i primi firmatari di un’interrogazione al ministro dell’Università Cristina Messa che gronda ignoranza istituzionale: chiedono infatti al ministro la rimozione di Montanari da Rettore, potere che il ministro non ha.
Potevano mancare i più che fascisti di Casa Pound? Non potevano. “Chiediamo le dimissioni del Rettore dell’Università per Stranieri di Siena. Il neo Rettore ha dimostrato di non essere un personaggio idoneo a ricoprire una carica tanto importante in quanto, con certe affermazioni, rappresenta una figura diseducativa e un esempio dannoso per i numerosi iscritti all’Università per Stranieri nella nostra città. Ricordiamo, infatti, che Montanari ha definito le Foibe un ‘clamoroso falso storico’”. Montanari ovviamente non ha mai fatto la dichiarazione virgolettata, ha sempre e solo, e stragiustamente, combattuto l’uso politico che di quella vicenda tragica e vituperabile è stata fatta e sempre più si fa.
E poteva mancare un reperto della renziana Italia Viva a mettersi sulla scia degli alti lai a egemonia fascista? Non poteva. Puntualissimo arriva un post su Facebook del presidente della introvabile forza politica renziana, Ettore Rosato: punire, punire, punire il Montanari, che “non dovrebbe negare una pagina di storia drammatica che purtroppo per molti anni è stata sottaciuta anche nel nostro Paese”.

Un grande italiano, un grandissimo italiano, Boris Pahor, scrittore di lingua slovena, tra i nomi irrinunciabili della cultura europea del secolo scorso, che ha compiuto qualche giorno fa 108 anni (tutti gli auguri e tutto l’affetto di MicroMega), sul numero 3/2015 della nostra rivista, in un monografico dedicato alla Resistenza settanta anni dopo il 25 aprile, scriveva, dopo aver lungamente analizzato e ricostruito il contributo dei cittadini di lingua slovena all’antifascismo e le feroci persecuzioni perpetrate dal fascismo: “La legge che istituisce il Giorno del Ricordo, fissato nel 10 febbraio, non è adatta a promuovere una visione storica comune, perché è monca, è unilaterale, parla del ricordo italiano, tralascia il ricordo altrui. Il male che ne deriva è che le nuove generazioni hanno così una visione storica errata” e chiedeva la pubblicazione e distribuzione nelle scuole della conclusione della commissione mista storico-culturale italo-slovena sulle relazioni italo-slovene dal 1880 al 1956.
Su questo tema scriverà una lettera a Mattarella.
Nel 2020 Pahor, proprio da Mattarella, viene insignito della massima onorificenza italiana, Cavaliere di Gran Croce (tredici anni prima aveva ricevuto in Francia la Legion d’Onore) e in una intervista ne svelerà un cruciale retroscena.
Anche l’Italia le ha tributato il massimo riconoscimento. Come commenta il gesto del presidente Mattarella?
“Una sorpresa. Per me molto importante. Mi sono commosso. C’è un retroscena che mi preme raccontare. Avevo inviato una lettera al presidente Mattarella. Riprendevo il suo discorso nel Giorno del Ricordo, dedicato ai morti delle foibe. Mi rammaricavo, citando le legge del 2004, per l’assenza di riferimenti al male provocato dal fascismo durante l’occupazione italiana in Slovenia. Nessuna risposta, ci rimasi male. Ora ho saputo che Mattarella non solo l’aveva letta, ma poi ha approfondito i miei scritti. In particolare, un mio intervento del 2015 sul numero di MicroMega, intitolato ‘Ora e sempre Resistenza’, dove lo stesso presidente aveva lasciato parole di saluto e augurio. Dunque, Mattarella ha deciso di nominarmi Cavaliere di Gran Croce”.

La richiesta che un ministro “dimetta” d’autorità un Rettore è un vulnus pazzesco agli articoli della Costituzione che garantiscono la libertà della cultura e della scienza e l’autonomia universitaria. Purtroppo, non ho visto nessuna levata di scudi da parte di intellettuali pubblici contro l’obbrobrio di tanta richiesta.
In compenso, invece, tanto silenzio omissivo o addirittura pretese che la Costituzione repubblicana garantisca a tutti il diritto all’espressione e all’organizzazione. Non è così: già un grande costituzionalista come Barile, allievo di Calamandrei, aveva spiegato in modo certosino come tali libertà siano garantite dalla Costituzione a tutti, tranne i fascisti. Ma la Costituzione anche in questo viene calpestata dalla “Costituzione materiale”.
Tra un anno e mezzo non sarà più così, anche la Costituzione scritta si allineerà con quella materiale: comincerà il periodo più buio della vita italiana del dopoguerra, vi sarà una maggioranza parlamentare Salvini-Meloni o Meloni-Salvini, insomma un governo Orban-Le Pen. L’anti-antifascismo crescente di questi anni ne è stato il brodo di coltura, tutti coloro che vi si sono prestati sono colpevoli. La Costituzione in cui siamo cresciuti sarà calpestata e vilipesa, se fosse stata rispettata, del resto, nessun fascista in questi 76 anni avrebbe potuto aprir bocca e meno che mai partecipare alla vita pubblica.

Tratto da: micromega.net

Foto d'archivio © Imagoeconomica

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