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In Ucraina altri attacchi alla centrale nucleare di Zaporizhzhya. I russi avanzano nel Donbass

A lanciare l’allarme su una possibile escalation di proporzioni catastrofiche a seguito delle scelte strategiche statunitensi sono ora i vecchi falchi guerrafondai di Washington. L’ex segretario di Stato Henry Kissinger ha recentemente ammonito su come si sia sviluppata una situazione pericolosa nelle relazioni di Washington con Mosca e Pechino, potenzialmente in grado di portare a un conflitto armato. "Siamo sull'orlo della guerra con Russia e Cina su questioni che abbiamo parzialmente creato senza alcuna idea di come andrà a finire o dove dovrebbero portare", ha affermato in un'intervista al Wall Street Journal. Per l’ex segretario di Stato americano "tutto ciò che si può fare non è aumentare la tensione e creare opzioni, ma per questo ci deve essere una sorta di obiettivo".
In merito al conflitto ucraino Douglas McGregor, colui che fu il pianificatore del generale Wesley Clark, (ex comandante supremo della NATO) per l'attacco alla Jugoslavia nel 1999, in un'intervista rilasciata al canale YouTube di Judging Freedom ha evidenziato come da dieci anni Washington alimenti la guerra incitando Kiev contro Mosca e non sarebbe dunque una sorpresa l’attuale escalation in atto nel Paese. Secondo McGregor l’addestramento e l’equipaggiamento degli ucraini è iniziato nel 2012 e l’obiettivo degli Stati Uniti era di mettere in discussione il controllo della Russia sulla Crimea e alla fine costruire una minaccia per Mosca su quel territorio.
Emblematico per le premesse del conflitto, il piano atto a “sconfiggere” la Russia elaborato dalla Rand Corporation, un’organizzazione globale di ricerca che sviluppa soluzioni per le sfide politiche, con sede a Washington, finanziata tra l’altro dal Pentagono, dall’Esercito e l’Aeronautica Usa, dalle Agenzie di sicurezza nazionale. Il piano si chiamava “Over-extending and Un-balancing Russia” e consisteva letteralmente nel costringere l’avversario a estendersi eccessivamente per sbilanciarlo e abbatterlo; prevedeva di attaccare la Russia nella sua economia fortemente dipendente dall’export basato su fonti energetiche, facendo si che l’Europa avesse ridotto l’importazione del gas russo, sostituendolo col Gnl statunitense.
Bisognava inoltre operare affinché i paesi europei della NATO accrescessero le proprie forze in funzione anti-Russia, schierando ad esempio in Europa nuovi missili nucleari a raggio intermedio puntati su Mosca. “Nel quadro di tale strategia - si legge nel documento - fornire aiuti letali all’Ucraina sfrutterebbe il maggior punto di vulnerabilità della Russia, per aumentare i costi per la Russia senza provocare un conflitto molto più ampio in cui la Russia, a causa della vicinanza, avrebbe vantaggi significativi”. Ci si augurava in sostanza che un conflitto a bassa intensità vicino ai confini russi avrebbe indebolito Mosca senza provocare una guerra su più larga scala; un’ipotesi azzardata che mostra sempre più oscuri scenari secondari.

Colpita ancora la centrale nucleare di Zaporizhzhya
Secondo il membro del consiglio principale dell'amministrazione della regione di Zaporozhy, Vladimir Rogov, le forze ucraine hanno nuovamente sparato contro la città di Energodar e la centrale nucleare di Zaporozhye, nonché la centrale termica. "Parte dei proiettili è caduta tra la centrale nucleare e la centrale termica (alcuni anche al suo interno, ndr). La centrale nucleare non è stata danneggiata e funziona normalmente. La difesa aerea dell'esercito russo ha coperto ancora una volta la struttura dalla minaccia nucleare che è costantemente provocata dai nazionalisti ucraini", ha affermato Rogov citato da Ria Novosti. Kiev, anche in questo caso, ha rispedito al mittente le accuse e Volodymyr Zelenskiy ha minacciato i soldati russi a suo dire responsabili di aver sparato all’impianto dicendo che sarebbero diventati un “bersaglio speciale”.

I russi conquistano il villaggio di Udy
Nel frattempo, continua l’avanzata russa nel Donbass. Il ministero della Difesa russo, infatti, ha annunciato la liberazione del villaggio di Udy nella regione di Kharkov (Repubblica popolare di Donetsk, DPR). "Come risultato delle azioni offensive delle forze armate della Federazione Russa, l'insediamento di Udy è stato completamente liberato", afferma il rapporto. Il dipartimento militare ha anche riportato che l’esercito di Mosca ha colpito il quartier generale del 247° battaglione della 127ª brigata di difesa territoriale a Kharkov e quattro punti di dispiegamento temporaneo, manodopera ed equipaggiamento militare ucraino.
Durante la giornata di oggi, sempre nella Repubblica popolare di Donetsk, sono stati messi fuori combattimento più di 200 soldati di Kiev. Le forze aerospaziali hanno effettuato attacchi di alta precisione sul punto di dispiegamento temporaneo della 66ª brigata meccanizzata nella regione di Dzerzhinsk: questa unità ha perso circa 40 membri del personale e nove pezzi di equipaggiamento. Ieri nell'area della stazione ferroviaria di Gavrilovka, nella regione di Kharkiv, più di 300 militari della 30ª brigata meccanizzata delle truppe ucraine sono rimasti uccisi da attacchi missilistici ed il traffico su questo tratto è rimasto completamente bloccato. Due compagnie della 72ª brigata meccanizzata di truppe ucraine sono state completamente distrutte nella regione di Artemovsk nella Repubblica Popolare di Donetsk.
In totale, come riportato dal ministero della difesa russo, durante l'operazione militare speciale, le truppe di Mosca hanno distrutto 267 aerei ucraini, 148 elicotteri, 1.738 droni, 365 sistemi missilistici antiaerei, 4.303 carri armati e altri veicoli corazzati da combattimento, 798 veicoli da combattimento MLRS, 3.298 pezzi di artiglieria e mortai e 4.888 veicoli militari.

Foto © Imagoeconomica

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