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Il giornalista sentito ieri in Vigilanza Rai

"Non si possono mandare in guerra i colleghi, riconoscendo il valore del giornalismo d'inchiesta, e poi togliere le tutele legali. Se il problema è il numero delle cause a Report, comincino ad approvare la legge sulle liti temerarie a tutela del giornalismo libero". A dirlo all'AdnKronos è stato il conduttore della trasmissione di Rai3, 'Report', Sigfrido Ranucci, dopo la sua audizione di ieri in Vigilanza Rai. "Il problema - ha aggiunto - non riguarda solo i giornalisti Rai ma tutti i colleghi che sono nelle testate minori e che subiscono pressioni e sono costantemente minacciati dalle querele. L'ho detto ieri in Vigilanza per mandare un messaggio chiaro e forte". Il giornalista ha anche fatto riferimento alle querele sui social dove, dice, "il problema è nella legge a monte che individua come colpevole l'autore delle offese e non la pagina che le ospita".
Rispetto al duro scambio di battute con alcuni esponenti di Fratelli d'Italia sull'intervista a Giorgia Meloni e sul caso Marsilio ha ribadito: "L'onorevole Meloni troverà sempre le porte di 'Report' aperte. La inviteremo e risponderemo, le faremo una nuova richiesta di intervista quando torneremo a trattare l'argomento". "La Meloni - ha evidenziato Ranucci - ci ha sempre risposto in tutte le occasioni, è sempre stata disponibile e per questo la ringrazio, quindi realizzeremo la nuova intervista nei canoni e nel format venticinquennale di 'Report' che non prevede dirette per rispetto del pubblico. Il format infatti ci dà l'opportunità di verificare ogni singola informazione prima di mandarla in onda e non di fare 'taglia e cuci' come qualcuno ha detto".
Infine Ranucci ha ringraziato "il presidente della Vigilanza, Barachini, perché mi ha consentito di sgombrare dei pensieri obliqui nel rispetto dei commissari e soprattutto del pubblico".

Foto © Imagoeconomica

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