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L’intervista del procuratore aggiunto di Firenze a Repubblica: “Durante lockdown aumentate le violenze domestiche”

“Alla base della violenza di genere c’è una discriminazione di fondo: il pregiudizio sociale per cui ancora oggi una donna non viene ritenuta uguale a un uomo”. A dirlo è Luca Tescaroli, pm della strage di Capaci e dell’inchiesta Mondo di mezzo, e oggi procuratore aggiunto a Firenze. Il magistrato in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne ha affermato a Repubblica che “questa è una ferita profonda inferta ai valori fondanti della nostra democrazia”. Il procuratore aggiunto di Firenze, che coordina anche un gruppo di sei magistrati per i reati contro le fasce deboli, ha riportato che nel capoluogo toscano “durante il primo lockdown si è registrato un forte aumento delle condotte maltrattanti, dalle pressioni psicologiche alle violenze fisiche continuate (si registrano 192 episodi di maltrattamenti contro familiari e 71 casi di violenza sessuale, ndr)”. “Al contrario i casi più gravi, come lo stupro o la violenza di gruppo, sono diminuiti. La convivenza forzata - ha spiegato - ha indotto a commettere abusi con più frequenza verso chi già si trovava in condizioni di debolezza. È presto per dire se in questo secondo lockdown stia accadendo lo stesso. Le vittime però non sono sole: lo Stato c’è e può reagire. Le pene per la violenza sessuale sono state innalzate e non possono essere sospese: alla condanna segue il carcere, senza benefici né misure alternative”.
Ma l’azione repressiva dello Stato non basta. “È fondamentale - ha osservato Tescaroli - che chi subisce condotte violente trovi il coraggio di avviare un percorso non facile, ma necessario. Non dimentichiamo che alla base della violenza di genere c’è una discriminazione, un pregiudizio di fondo per cui una donna non è ritenuta uguale a un uomo. Non è pensabile che una ragazza non possa sentirsi libera di circolare da sola di notte. È una ferita ai valori fondanti della Costituzione”. Alla domanda sull’esistenza della cultura dello stupro Tescaroli ha dichiarato che “esiste, forse nel territorio fiorentino meno che altrove, ma è presente”. “Ecco perché - ha aggiunto il magistrato - il terreno più importante è l’educazione, a scuola e in famiglia: con una sensibilizzazione adeguata molte condotte delittuose non esisterebbero. Lo stesso avviene con il revenge porn, il ricatto a sfondo sessuale, in cui il timore del pregiudizio sociale può indurre la vittima a rimanere silente. Invece la denuncia è uno strumento potente, ora più che in passato, da quando esiste una specifica fattispecie di reato”, ha concluso.

Foto © Paolo Bassani

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