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Nella giornata di oggi la Polizia locale ha eseguito misure cautelari nei confronti di 17 persone, tra italiani e albanesi (7 in carcere, uno ai domiciliari e 9 tra obblighi di dimora e di firma) per un maxi traffico di droga, tra Milano e la Spagna, in particolare di marijuana e hashish, con un giro di affari di oltre 20 milioni di euro. 
L'operazione, denominata "Royale", è stata coordinata dalla Dda di Milano, ed ha visto la collaborazione della polizia locale di Milano, poiché gran parte della Droga era destinata alle piazze di spaccio della movida milanese. 
La prima cellula era costituita da italiani ed albanesi, affidati ai servizi sociali dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, e operava tra Abbiategrasso, Assago, Baggio, Bareggio, Corsico e Rozzano. La seconda cellula individuata dai finanzieri aveva sede invece in Albania, ed era coordinata da un soggetto in carcere; il gruppo voleva da tempo mettere le mani sul mercato milanese, e in particolare sui "locali esclusivi situati nel cuore della movida cittadina, mediante l'offerta sul mercato non solo di cocaina ma anche di altri stupefacenti difficilmente reperibili, come marijuana del tipo amnesia, ed hashish del tipo kritical", si legge in una nota a firma del procuratore Capo di Milano. Una terza cellula aveva invece ramificazioni tra Italia, Albania e Germania e riciclava il denaro in una barberia di Rozzano, con il sistema della sovrafatturazione. La base 'agricola' dell'organizzazione era situata invece in Spagna, dove venivano gestiti e coltivati interi campi di cannabis. Per questo è stata necessaria la collaborazione non solo della divisione antidroga della Finanza (Dcsa e Scico), ma anche dei colleghi delle Unidades de Droga y crimen organizado (Udyco) della polizia nazionale spagnola. Sono state proprio le divise ispaniche a individuare una grande piantagione di marijuana nascosta in una zona boschiva su una collina nell'area naturale Noguera Ribagorzana e una villa nella provincia di Lérida, utilizzata come centro operativo per l'essiccazione e il confezionamento. 
Ma dall'ordinanza del gip Raffaella Mascarino, riportate dalle agenzie, si evince che dietro al traffico possa esservi anche l'ombra della 'Ndrangheta.
Infatti da un procedimento della Procura di Reggio Calabria in cui nel 2019 era stato arrestato, emerge "la presunta appartenenza di Salvatore Celini", tra i destinatari di un provvedimento dell'obbligo di firma, "alla cosca 'ndranghetista Bellocco, egemone sul territorio di Rosarno (RC)". In più la "contiguità con gli ambienti della criminalità organizzata emerge anche dai controlli sul territorio che evidenziano frequentazioni e/o relazioni, oltre che con gli altri indagati di questo procedimento, anche con altri soggetti di spicco della criminalità organizzata, quali Rocco Pesce, Giuseppe Ciraolo Gianluca e Francesco Pesce".
Inoltre tra coloro che hanno l'obbligo di presentarsi alla Polizia Giudiziaria, c'è anche Giuseppe Galimi, "un ex ispettore della Polizia di Stato, che approfitta dell'esperienza, della professionalità e della credibilità che ancora gli deriva dall'appartenenza alle forze dell'ordine per finalità delinquenziali spesso attuate con violenza alla persona. Risultano a suo carico molteplici precedenti di polizia - annota il gip - che evidenziano la sua abituale frequentazione con soggetti dediti alla commissione di attività delittuose".

Foto © Imagoeconomica

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