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Video e Foto
di AMDuemila

Il magistrato e il padre di famiglia Rocco Chinnici nel racconto della figlia alla libreria Tantestorie di Palermo

“Mio padre ha sempre avvertito una forte solitudine, appesantita dal ruolo e dai rischi derivanti, che lo preoccupavano del fatto che anche noi, la sua famiglia, e persino l’uomo di tutela che gli era stato assegnato, potessimo correre lo stesso rischio”. Lo ha ricordato così Caterina Chinnici suo padre Rocco, il magistrato “professionista” e ancor prima premuroso uomo di famiglia, alla libreria Tantestorie di Palermo durante la presentazione dei libri “E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte” pubblicato da Mondadori, che ha ispirato l’omonimo film, e “Rocco Chinnici. L'illegalità protetta” di Glifo Edizioni, contenente una prefazione a firma del giudice Paolo Borsellino. La Chinnici, oggi europarlamentare, ha raccontato i momenti di infanzia vissuti a stretto contatto con suo padre e i suoi colleghi, come riportato dal sito lesfemmesmagazine.it. Su tutti, i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con i quali Chinnici formò il primo pool antimafia. “Da quando ha conosciuto Falcone e Borsellino mio padre ha finalmente trovato un appoggio, qualcuno con cui condividere ansie e preoccupazioni, che lo capisse fino in fondo”, ha rammentato l’onorevole. Con loro il giudice Chinnici scambiava opinioni e strategie di lavoro all’interno dell’ascensore del Palazzo di giustizia di Palermo. “In quei momenti purtroppo non ero presente - ha ricordato la figlia del magistrato assassinato da Cosa nostra il 29 luglio 1983 - e se volevo avvicinarmi, mi veniva fatta una carezza, invitandomi ad allontanarmi. Ricordo però una cosa: una volta entrati nell’ascensore, esso diveniva occupato per diverso tempo, perchè era l’unico posto, all’interno del cosiddetto “palazzo dei veleni” veramente sicuro da occhi e orecchie indiscreti. Poi, quando avevano finito di parlare, uscivano tranquilli e sorridenti come se nulla fosse”.


Non è una novità, infatti, che certi magistrati dalla schiena dritta come Chinnici venissero osservati e talvolta ostacolati nell’esercizio del loro lavoro di indagine. L’autrice del libro “E’ così lieve il tuo bacio sulla fronte” ha rammentato, in particolare, un episodio in cui il padre venne richiamato a “rientrare nei ranghi”. “Dopo la strage di viale Lazio, venne redatto il relativo faldone, che venne recapitato a mio padre. - ha spiegato la Chinnici - Prima dell’innovazione di mio padre, che, dopo la sua morte, divenne la normale procedura, il giudice doveva limitarsi a consultare il faldone relativo al caso in esame, senza prendere ulterori iniziative. Mio padre invece, no. Lui voleva andare più a fondo, cercare di scoprire tutti i possibili legami e i possibili colpevoli. Quindi coordinava la polizia giudiziaria, affinché ricercasse ulteriori elementi. Evidentemente, le novità venivano mal tollerate, infatti mio padre venne appunto redarguito per questo suo lodevole spirito di iniziativa. Salvo poi ripensarci e addirittura, farla diventare la norma”. A fine evento è stato lasciato spazio alle domande del pubblico e la Chinnici rispondendo a una giornalista ha approfittato per soffermarsi sul termine “vittima di mafia”. “Noi familiari delle vittime di mafia, veniamo speso etichettati come vittime. Ma noi non siamo vittime, siamo sopravvissuti. - ha sottolineato l’europarlamentare - Noi non vogliamo essere chiamati vittime, perché l’esperienza di perdere qualcuno, in maniera così feroce e violenta, è un’esperienza che ti segna per sempre. Siamo sopravvissuti al grande dolore di vedere i nostri cari cancellati in quel modo così violento - ha concluso - ed è così che vogliamo essere riconosciuti”.

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