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teresi vittorio c emanuele di stefano bk“Con ritorno degli ‘scappati’ possibile altra filosofia”
di Aaron Pettinari
Come cambia Cosa nostra con la morte di Riina? Chi prenderà il posto del Capo dei capi? Quali saranno le strategie della mafia? Sono queste alcune delle domande a cui il sostituto procuratore di Palermo, Vittorio Teresi, è stato chiamato a rispondere nel suo intervento a Sky Tg24. “Se qualcosa doveva cambiare è cambiato già da qualche tempo - ha spiegato il magistrato - Del resto la morte di Riina era nell’aria e si sapeva che stava male. Da parte di Cosa nostra, se c’erano provvedimenti da prendere, è ipotizzabile che siano già stati presi. Ora il problema è capire quale sarà la strategia di Cosa nostra e quella che sarà la nuova linea di condotta”. Sulla possibilità che il superlatitante di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro, possa raccogliere l’eredità della “belva” al vertice di Cosa nostra il sostituto procuratore si è detto scettico: “La mia idea è che lui in questo momento sia più orientato sugli affari personali. Inoltre la linea che ha fin qui rappresentato Messina Denaro è quella stragista e non è condivisa dalla maggior parte dell’organizzazione criminale. Diversamente, qualora voglia riciclare altre idee, diventando un capo moderato, potrebbe anche ricoprire questo ruolo di vertice. Inoltre sono convinto che la politica prevalente in Cosa nostra sia quella della sommissione, una linea che proprio Provenzano aveva portato avanti. Il rientro a Palermo di molti scappati ed ex perdenti della guerra di mafia in molti dei mandamenti palermitani comprova che questa possa essere anche la nuova filosofia. Diversamente, se qualche volto nuovo vorrà affermare il proprio potere potrebbero anche aprirsi le porte per uno scontro violento”.
Teresi ha poi parlato delle verità che il processo trattativa Stato-mafia potrebbe sancire rispetto al ruolo di Riina, anche se ora lo stesso è deceduto: “Riina, nei dialoghi intercettati con il compagno d’ora d’aria Lorusso, vuole apparire come il ‘duro e puro’ che aggredisce lo stato. Che comanda tutto e tutti, che comanda sulla politica. Il processo potrebbe dire una verità diversa ovvero che lui, chiamato dallo Stato, ha risposto. Certo lo ha fatto con la sua personalità, con le bombe, il tritolo e la violenza ma in qualche modo ha accettato un dialogo ed un patto”.

Foto © Emanuele Di Stefano

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