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tribunale-palermo-bigdi Lorenzo Baldo - 20 luglio 2012
Palermo. “Veglierò sul coordinamento delle indagini. Non c’è alcuna ragion di Stato che possa giustificare ritardi nell’accertamento dei fatti e delle responsabilità, specie su torbide ipotesi di trattativa tra Stato e mafia”. Per rappresentare l’ipocrisia istituzionale che ha caratterizzato il ventennale della strage di via D’Amelio basta riprendere questo passaggio del messaggio del Presidente della Repubblica inviato ieri all’Associazione Nazionale magistrati di Palermo.

Con quale coerenza Giorgio Napolitano rilascia simili dichiarazioni dopo il vergognoso attacco perpetrato recentemente dal Quirinale nei confronti della procura di Palermo? Siamo di fronte ad un “coerenza” evidentemente “ad personam” capace di far conciliare la delegittimazione, l’isolamento e la sovraesposizione di quei magistrati che indagano sulla trattativa Stato-mafia con la commemorazione più menzognera che si possa concepire nei confronti di un giudice ucciso dalla mafia. Il 19 luglio 2012, in occasione della manifestazione per Borsellino indetta dall’Anm Palermo, la lettura di quel messaggio risuona ancora più ipocrita. Salvatore e Rita Borsellino ascoltano impassibili, nessun applauso finale da parte loro, così come da parte dell’on. Sonia Alfano seduta in prima fila. Di tutt’altro spessore le parole del pm Nino Di Matteo, co-titolare dell’inchiesta sulla trattativa. “Dobbiamo pretendere – dichiara con forza il magistrato palermitano – che nella ricerca della verità si impegnino, non solo a parole, tutte le istituzioni e la politica”. “Speriamo - sottolinea - che cessino le reticenze e le omertà anche istituzionali che hanno ostacolato la ricerca della verità sul contesto in cui maturò la strage di via D'Amelio e che le condizioni di isolamento in cui si trovò Borsellino non debbano più ripetersi”. “Noi magistrati – ribadisce con vigore il pm – abbiamo il dovere di andare avanti senza il timore di imbatterci in verità imbarazzanti anche a rischio di continuare ad avvertire il peso di questo impegno solo sulle nostre spalle”. Preceduto da un lungo applauso Salvatore Borsellino interviene successivamente per rimarcare l’obbligo morale di difendere i magistrati vivi “che subiscono attacchi ancora più forti perché arrivano dalle istituzioni”. Dal canto suo Rita Borsellino si unisce immediatamente all’appello del fratello Salvatore nella pretesa di una verità totale e definitiva attraverso un impegno corale di tutta la società. “Cosa avrà provato Paolo – si chiede Rita – quando si sarà reso conto che quelle stesse istituzioni per cui aveva dato la vita lo stavano tradendo…”. L’emozione della sorella del giudice si stempera in un’aula che le dedica una standing ovation mentre le lacrime le salgono agli occhi. Ma in questa donna c’è anche tanta indignazione e rabbia per essersi sentita “schiaffeggiata” dall’azione di Napolitano nei confronti della procura di Palermo. L’accento campano, scanzonato e un po’ nostalgico, dell’ex collega di Borsellino, Diego Cavaliero, restituisce la naturalezza e l’intensità di un rapporto di amicizia mai interrotto. “Caro Paolo – pronuncia con tanta semplicità il magistrato di Salerno – tu ci hai insegnato l’amore di essere giudici, essere prima uomini e poi magistrati…”. “Mi ricordo quando dal balcone guardavi un punto infinito dell’universo e dicevi ‘…bella Palermo eh…’”. “Caro Paolo – conclude con mestizia –, a noi resta la stessa fretta che avevi tu per capire quello che è successo…”. Nel sentire quel ricordo appassionato il figlio del giudice, Manfredi, non riesce a trattenere le lacrime, era stato proprio Diego Cavaliero ad occuparsi dei familiari di Paolo Borsellino subito dopo la strage di via D’Amelio portandoli con sé sulla costiera Amalfitana. Dopo l’intervento di Andrea Genna, anche lui come Cavaliero ex sostituto procuratore di Marsala ai tempi in cui il capo era Paolo Borsellino, si torna all’attualità con le parole del presidente della Fondazione “Progetto e Legalità” Gaetano Paci. Il pm della Dda di Palermo sottolinea amaramente le “vergognose reticenze” che ruotano attorno all’inchiesta sulla trattativa. Per rendere onore alla memoria di Paolo Borsellino Paci ribadisce l’importanza di un potenziamento delle leggi antimafia ad ampio raggio che investa temi tanto delicati come il reato dell’autoriciclaggio, fino ad arrivare al rafforzamento del 416ter per lo scambio elettorale politico-mafioso. Tutt’attorno al palazzo di giustizia di Palermo resta l’aria pesante di un’estate greve contrassegnata da polemiche istituzionali che giorno dopo giorno preparano sempre di più il terreno fertile all’isolamento definitivo di chi ha osato mettere a nudo un sistema di potere criminale.

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