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augias-corrado-giacadi Rino Giacalone - 7 marzo 2013
Ancora una udienza ed ennesimo autogol della difesa degli imputati del processo per il delitto del sociologo e giornalista Mauro Rostagno. Nel giorno del 71° compleanno di Mauro Rostagno è come se lo stesso si sia preso una rivincita. Corrado Augias (in foto), apprezzato giornalista della cronaca italiana, oggi autorevole firma del quotidiano La Repubblica, scrittore ed autore televisivo, ha fatto un regalo di compleanno a Rostagno, restituendogli un pezzo di verità. Un pezzo che si colloca nel puzzle che poco alla volta durante queste 46 udienze, due anni di dibattimento, si va formando e vede in primo piano, nonostante lo sforzo della difesa di portare i giudici a guardare altrove e lontano da Cosa nostra, la responsabilità della mafia in questo delitto di 25 anni addietro, era il 26 settembre 1988, quando i killer uccisero Mauro Rostagno quando era oramai a pochi metri dall’ingresso della comunità Saman di Lenzi, territorio di Valderice, provincia di Trapani.

Le difese, e in particolare quella dell’imputato più importante, il capo mafia di Trapani Vincenzo Virga, accusato di essere il mandante dell’omicidio, avevano chiesto di sentire Augias dando per scontato che il giornalista avrebbe detto che quel delitto era così intriso di ombre, da escludere la matrice mafiosa. Nel 1989 a un anno dal delitto, Corrado Augias, autore e conduttore della trasmissione di Rai Tre, “Telefono Giallo” dedicò una puntata al delitto di Mauro Rostagno.

Trasmissione molto agitata, sulla quale pesò l’assenza di Chicca Roveri, la compagna di Rostagno, assieme a quella dei rappresentanti della comunità Saman, tanto che Augias introducendo quella puntata disse che “indagando” – giornalisticamente – sul delitto gli inviati si erano trovati in mezzo ad una “giungla”, cioè ad un contesto molto particolare dove c’erano tanti elementi, tante piste, molti silenzi, tanta omertà, atteggiamenti di preclusioni, posizioni precostituite. Insomma una introduzione che per la difesa si doveva tradurre in una sola maniera, e cioè che era dentro la Saman, che si era chiusa a riccio dinanzi agli inviati di Telefono Giallo venuti a sentirli per confezionare la puntata, che bisognava cercare le responsabilità di quel delitto.

Ma Augias in aula li ha smentiti. “Ero convinto già allora che la mafia era responsabile…oggi ne sono più convinto” ha dichiarato. Rispondendo alle domande ha ricostruito il format televisivo, come veniva organizzata la puntata, i passaggi seguiti per quella puntata, il lavoro del regista Alberto Cavallone venuto a Trapani a girare le immagini. Raccogliere documenti, anche i filmati a Rtc, ascoltare diversi testimoni. Le difese hanno tirato fuori verbali risalenti al 1996 all’epoca della cosiddetta indagine “Codice Rosso”, condotta dalla Procura di Trapani a proposito della “pista interna” alla Saman.

Allora furono sentiti anche Augias e Cavallone, oggi purtroppo deceduto. Le loro affermazioni, secondo i difensori degli imputati, andavano in una unica direzione e cioè davano ragione alle ipotesi dei magistrati di Trapani. Invece Corrado Augias, ricostruendo i giorni di preparazione della trasmissione e riprendendo anche le sue dichiarazioni, ha ribadito che “la sensazione era quella che era stata la mafia ad uccidere…quel delitto aveva tante similitudini con l’omicidio di Peppino Impastato….Cavallone tornato da Trapani ebbe a dirmi che anche questa era la sua sensazione…in Sicilia quando si ammazza un giornalista è alla mafia che bisogna guardare”.

Augias ha anche ricordato la presenza in trasmissione dell’editore di Tele Scirocco, Peppe Bologna: “Il suo atteggiamento il suo negare la matrice mafiosa del delitto, cercava di allontanare con ogni mezzo l’ipotesi del delitto mafioso…sostenendo addirittura che Rostagno volesse passare da Rtc a Tele Scirocco…cosa che in studio fu negata da Boato e dai colleghi di Rtc di Rostagno…il senatore Marco Boato che era presente in studio aggredì l’avv. Bologna dicendo che era rappresentante di quella cultura mafiosa….Bologna chissà perchè si era attirato l’aurea del mafioso”.

Le domande ad Augias hanno riguardato anche una intervista mai mandata in onda, ad Alessandra Faconti, purtroppo anche lei oggi deceduta, che poi sentita dagli investigatori nel 1996 parlò di contrasti dentro la Saman con Rostagno, di pressioni sullo stesso per modificare la linea del giornale a Rtc, degli inviti ricevuti a lasciar perdere certe indagini giornalistiche come quelle sulla loggia massonica Iside 2 di Trapani, e anche della storia di un traffico di armi che Rostagno aveva scoperto. Augias ha spiegato che se quella intervista non fu proposta in trasmissione è perché “non venne ritenuta utile” ed ha aggiunto “la signora Faconti era presente in studio avrebbe potuto dire le cose che voleva, fece solo un paio di interventi privi di importanza”.

C’è però un “giallo”: la cassetta con questa intervista non si trova più. La Faconti a verbale dichiarò che una copia venne presa a suo tempo dal maresciallo dei carabinieri Beniamino Cannas, figura controversa di questo dibattimento. Le ricerche della Procura di Palermo non hanno dato esito, Augias si è preso l’impegno a cercare presso le teche Rai. Il giornalista ha ripetuto più volte della sua convinzione sulla matrice mafiosa, e i difensori, si può dire, lo hanno stressato con domande anche più volte ripetute tanto da essere richiamati dal presidente della Corte, giudice Pellino.

“In studio – ha detto Corrado Augias – a confermare la pista mafiosa ci fu anche il perito balistico prof. Ugolini, dimostrò l’uso di un fucile a canne mozze, ci fece vedere i pallettoni, ricostruì modalità di quel delitto modalità tipicamente mafiose”. Si continua il 13 marzo, mentre la difesa, insiste nel fare rivolgere lo sguardo altrove, azione per carità legittima, ma la sensazione che si continua a provare è quella che in aula non si difendono due imputati…ma Cosa nostra.

Tratto da: liberainformazione.org

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