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palazzolo-vito-roberto-big-reutersE' considerato il "tesoriere" di Cosa Nostra. Deve scontare una pena in via definitiva a 9 anni.
di Aaron Pettinari - 20 dicembre 2012
E' ufficiale, la Corte penale di Bangkok, lo scorso 20 dicembre, ha ordinato l'estradizione di Vito Roberto Palazzolo, il finanziere italiano, considerato il riciclatore di denaro sporco per la mafia. Condannato nel 2009 per associazione mafiosa a nove anni con sentenza definitiva, Palazzolo era stato arrestato lo scorso marzo in Thailandia mentre si preparava a lasciare il Paese.

A riferirlo è stata l'ambasciata italiana a Bangkok che ha emesso il verdetto dopo nove lunghi mesi di battaglie diplomatiche, con il boss che ha tentato il tutto per tutto, “forte” della cittadinanza sudafricana acquisita nei quasi 25 anni anni di latitanza vissuti alla luce del sole in Sud Africa. Protetto dalla falsa identità di Robert Von Palace Kolbatschenko dal 1988 viveva infatti da uomo libero nello Stato africano, frequentando i salotti buoni dell'alta finanza e dell'imprenditoria locale. Tra i suoi business più conosciuti la produzione di vini, il controllo di sorgenti idriche, l'imbottigliamento dell'acqua “La Vie” (venduta alla compagnia aerea di bandiera “South African Airways”), l'allevamento di struzzi, lo sfruttamento minerario del terreno per l’estrazione di pietre preziose in Angola e la gestione in Namibia di una esclusiva riserva di caccia frequentata da facoltosi personaggi locali.
Come lo aveva definito in passato la Procura di Palermo, Vito Roberto Palazzolo è sicuramente “una delle più importanti e oscure figure dell'associazione Cosa Nostra”. Era ricercato sin dai tempi della storica indagine Pizza Connection, negli anni '80, coordinata da Giovanni Falcone. Per i pm era inserito “da oltre vent'anni nelle dinamiche associative mafiose, con funzioni rilevanti di cerniera tra il mondo imprenditoriale internazionale e l'associazione criminale, con lo scopo precipuo di consentire a Cosa Nostra la gestione e il reimpiego dei capitali assunti illecitamente”. Un profilo che risalta ancora di più l'importanza dell'arresto.
A risultare decisivo per l'estradizione sarebbe stato il ruolo della Farnesina con il ministero degli Esteri che, in collaborazione con l'Ambasciata, è riuscita a far pesare il mandato di cattura internazionale emesso dall'autorità giudiziaria italiana ai sensi dell'articolo 416-bis del Codice penale (associazione a delinquere di stampo mafioso). Infatti lo scorso 20 aprile, le autorità thailandesi hanno disposto l'arresto a fini estradizionali di Palazzolo, accogliendo la richiesta italiana. Il Ministero della Giustizia ha trasmesso, quindi, all'Ambasciata a Bangkok la domanda di estradizione per l'inoltro a quelle autorità e il 9 luglio si è svolta a Bangkok la prima udienza del processo di estradizione. In quella data l'Ambasciata italiana ha trasmesso alle autorità thailandesi la richiesta di rogatoria della Procura della Repubblica di Palermo, volta ad ottenere l'interrogatorio a Bangkok di Palazzolo da parte dei pm Ingroia e Paci. Un'istanza accolta lo scorso 10 ottobre da parte del ministero thailandese. Ora, dopo anni di richieste andate a vuoto, potremmo essere davvero ad una svolta anche perché il fascicolo su Palazzolo, nel frattempo, si era arricchito di nuovi elementi. Tra le carte presentate dall'ex procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, e dal sostituto Gaetano Paci, alle autorità di Bangkok, vi era anche un verbale del pentito Giovanni Brusca, reso nel 2010, che chiama in causa Palazzolo come il fornitore di droga e dell’esplosivo di tipo Semptex (provenienti entrambi proprio dalla Thailandia). “Quest’ultimo è lo stesso utilizzato - sostiene il gip di Napoli Alessandro Modestino nell’ordinanza di custodia sui mandanti e gli esecutori della strage del rapido 904 del 23 dicembre 1984 – anche per la strage di via D’Amelio”. Un verbale che è stato acquisito anche dalla Procura di Caltanissetta che indaga sulle stragi di Capaci e via D’Amelio”. “Nel 1986 – racconta Brusca – durante una delle udienze del maxi-processo, io ero libero, Pippo Calò e Antonino Rotolo, che invece erano detenuti, mi chiesero di far sparire del materiale esplodente che faceva parte di un arsenale che avevamo occultato a San Giuseppe Jato, e che aveva la medesima provenienza del materiale e della droga che erano stati rinvenuti nel casale vicino Roma, ove, nel 1985, era stato scoperto, dietro una parete , quell'esplosivo che era nella disponibilità del Calò e che venne poi ricollegato alla strage del Rapido 904”. Prosegue il pentito: “Tale materiale – e anche la droga – proveniva tutto dalla Thailandia, tramite il medesimo canale, ovvero Vito Roberto Palazzolo, attualmente latitante forse in Sudafrica”.
Ma il nome di Palazzolo emerge anche tra i partecipanti a una riunione con una delegazione italiana in Angola e compare nell’inchiesta sugli affari di Finmeccanica e Agusta condotta dalla Procura di Napoli. Accuse sempre smentite dal prestanome dei boss. Lo scorso giugno il legale, Baldassare Lauria, si era detto disposto a non opporsi all'estradizione del boss “a condizione che venga celebrato un nuovo processo. Palazzolo è stato condannato in contumacia, nel 2007, a 9 anni di reclusione per mafia, in violazione dei diritti della difesa”. Ma oltre a ciò aveva anche sostenuto: “Vito Roberto Palazzolo potrebbe chiarire molti irrisolti misteri italiani”. E a quanto pare con l'estradizione sarebbero state portate avanti le premesse per una possibile collaborazione con la giustizia. Raggiunto dal quotidiano L'Unità il legale di Palazzolo avrebbe infatti confermato: “Questo non è un pentimento ma un accordo alla luce del sole”. “Per potermi difendere dall’accusa di essere un mafioso devo raccontare chi sono e cosa ho fatto nella mia vita di finanziere” avrebbe detto il finanziere ai pm che l'hanno raggiunto in Thailandia nei mesi scorsi. Entro venti giorni è previsto l’arrivo in Italia, con destinazione Top secret, così come segreti restano i nomi che Palazzolo avrebbe citato nel corso dei suoi colloqui con i magistrati. Una sua collaborazione potrebbe davvero aprire a nuovi capitoli d'indagine sulla mafia e sul riciclaggio internazionale.

In foto: Vito Roberto Palazzolo (Reuters)

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