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borsellino-s-c-barbag-big10di Aaron Pettinari - 24 luglio 2012
Non si arrende di fronte a nulla Salvatore Borsellino. Del resto lo aveva urlato a gran voce nell'atrio della facoltà di Giurisprudenza durante la conferenza “Trattative e depistaggi. Quale Stato vuole la verità sulle stragi?"(VIDEO): “Non permetteremo che nessuno si ponga come ostacolo alla ricerca di questa verità e giustizia, fosse anche il presidente della Repubblica”.

Così, assistito dall'avvocato Fabio Repici, si è presentato presso la Procura di Caltanissetta consegnando una memoria difensiva di nove pagine nella quale chiede ufficialmente all'autorità giudiziaria nissena di acquisire agli atti dell’indagine su via D’Amelio tutte le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra Nicola Mancino e il Quirinale. Il fratello del giudice vuole andare fino in fondo, capire perché il Presidente dello Stato ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale sollevando un conflitto di attribuzione nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia. Nei giorni scorsi lo stesso Napolitano ha detto di non aver nulla da nascondere. Se ciò fosse vero però non si spiega un tale accanimento contro la Procura palermitana, rea a suo dire di non aver distrutto immediatamente le intercettazioni che lo riguardavano. Allo stesso modo non aveva agito tempo addietro quando la Procura della Repubblica di Firenze, che indagava in tema d’appalti, si è imbattuta occasionalmente in alcune conversazioni tra il Presidente Napolitano e l'allora responsabile della Protezione Civile Bertolaso. Un colloquio riguardo al terremoto che ha colpito L'Aquila il 6 aprile 2009 e che addirittura, come riportato da alcuni organi d'informazione, figura ancora agli atti nel processo traslato a Perugia. L'intento di Borsellino è quindi quello di far “uscire allo scoperto” Napolitano e magari convincerlo che la scelta migliore sarebbe quella di diffondere i contenuti di quelle intercettazioni anziché distruggerli.
Entrando poi nel merito dell'indagine della Procura nissena sulla strage di via d'Amelio Borsellino chiede l'acquisizione in quanto convinto che in quei colloqui tra Mancino ed il Quirinale vi possa essere qualche elemento per chiarire il ruolo avuto all'epoca dall'ex ministro degli Interni. A tirarlo in ballo non vi sono solo le dichiarazioni di Giovanni Brusca, Massimo Ciancimino e Gaspare Mutolo ma anche altri elementi come “l'agenda grigia” di Paolo Borsellino in cui è appuntato un incontro nel giorno dell'insediamento di Mancino al Ministero.
Nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Caltanissetta il 2 marzo 2012 sulla strage di via d'Amelio viene scritto che “non può non rilevarsi come sia possibile ipotizzare che Mancino avesse conoscenza della cosiddetta trattativa. Certamente nuovi importanti indizi sono stati acquisiti al riguardo. Questi indizi non sono, tuttavia, ad avviso della Procura, allo stato sufficienti a delineare alcun tipo di responsabilità, penalmente apprezzabile, nei confronti dell'onorevole Mancino”.
Secondo Borsellino però “è da ritenere che (al telefono, ndr) Mancino abbia parlato probabilmente in modo più spontaneo e genuino di quanto fatto nel corso dei verbali delle dichiarazioni rese alle procure di Palermo e di Caltanissetta e alla Commissione antimafia” ed è per questo motivo che sarebbe utile procedere con l'acquisizione dei nastri. Inoltre vanno considerati i nuovi sviluppi per cui Mancino è indagato a Palermo per falsa testimonianza (di oggi la notizia della richiesta di rinvio a giudizio al Gip). Borsellino quindi si oppone con forza, a fronte delle poderose pressioni quasi unanimi di politici, intellettuali e giornalisti, all'eliminazione “a priori” delle intercettazioni. Perché se da una parte è vero che sono stati gli stessi magistrati ad ammettere l'irrilevanza delle parole tra il Capo dello Stato e Mancino dall'altra “rispetto all’interesse all’accertamento della verità sulla strage di via D’Amelio, soccombe qualunque sollecitazione alla distruzione (peraltro, in forma contraria alla legge) di elementi di prova dei quali, proprio per le caratteristiche del soggetto intercettato (Mancino) deve essere considerata prima facie indispensabile l’acquisizione agli atti del presente procedimento per ogni ulteriore valutazione”.
Ora la palla passa al Presidente Napolitano. Nelle sue mani l'ultima occasione per dipanare ogni dubbio oppure proseguire con questo attacco diretto ai magistrati che indagano per giungere alla verità sulla trattativa e sulle stragi. Del resto non è mai troppo tardi.

SCARICA IL DOCUMENTO: La Memoria difensiva di Salvatore Borsellino

Foto © Giorgio Barbagallo

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