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L’uomo sarebbe stato inoltre indispensabile per l'ingresso nel porto di Gioia Tauro di grandi quantità di cocaina

Un ex Sovrintendente della Polizia di Stato è stato arrestato questa mattina dai Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria perché ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e partecipazione ad associazioni dedite al narcotraffico internazionale. In particolare l’ex poliziotto è accusato di aver favorito, con una soffiata, la fuga di alcuni boss poco prima del loro arresto. Il provvedimento, emesso dal Gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, scaturisce da quanto accaduto la notte del 9 luglio 2018, quando i magistrati avevano emesso un fermo di indiziato di delitto nei confronti di 38 persone appartenenti, o comunque contigui, alle cosche "Cacciola" e "Grasso" radicate nella Piana di Gioia Tauro e riconducibili alla "società" di Rosarno del mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria. Tutti erano accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione, porto e detenzione di armi comuni e da guerra, produzione, traffico e detenzione illecita di droga, danneggiamento, minaccia, intestazione fittizia di beni, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, violazione degli obblighi della sorveglianza speciale.
In quella circostanza, però, sette dei destinatari della misura cautelare riuscirono a sfuggire, dandosi poi alla latitanza, dopo essere stati avvertiti dell'imminente cattura. Fra questi c'era anche una figura di spicco delle 'ndrine, Rosario Grasso, rampollo della cosca Cacciola-Grasso, al quale era stata contestata l'aggravante di essere il promotore e l'organizzatore dell'articolazione territoriale della ‘Ndrangheta. Le indagini avviate subito dopo la fuga dei latitanti dai carabinieri di Gioia Tauro, sotto la direzione della Dda reggina e il coordinamento del procuratore aggiunto Gaetano Paci e del Sostituto Sabrina Fornaro, consentirono però di arrestare tutti i soggetti, e allo stesso tempo di individuare le connivenze che gli avevano consentito di darsi alla fuga. Nello specifico, venne accertato che la notte dell'esecuzione dell'operazione "Ares", il giovane boss della cosca Grasso ed i suoi uomini di fiducia erano stati avvertiti da una telefonata da parte di un appartenente alle forze dell'ordine, sul cui apporto la cosca aveva potuto sino a quel momento contare. In particolare, già dai primi elementi in mano agli inquirenti, divenne chiara l'identità del delatore, che dopo altri numerosi accertamenti fu identificato nel 45enne ex Sovrintendente della Polizia di Stato, originario della provincia reggina ma residente in Sicilia, in servizio sino allo scorso mese di agosto nella Polizia di Frontiera Marittima all'interno dell'area portuale di Gioia Tauro.
A contribuire all’identificazione dell’ex Sovrintendente è stato anche il Reparto Indagini Tecniche del Raggruppamento Operativo Speciale dell'Arma dei carabinieri, che si è occupato di analizzare ed incrociare un'ingente mole di dati. Inoltre, le indagini hanno consentito di accertare che l'ex agente avrebbe partecipato anche a due associazioni dedite al narcotraffico internazionale. L'ex Sovrintendente, infatti, sarebbe stato un supporto indispensabile per l'ingresso nel porto di Gioia Tauro di ingenti quantitativi di cocaina provenienti dal Sudamerica e commissionati dalle cosche. Un supporto, fra l'altro, sistematicamente retribuito, fornito nella qualità di pubblico ufficiale e nell'esercizio delle sue funzioni di Responsabile del posto di Polizia di Frontiera Marittima del porto di Gioia Tauro.

Foto © Imagoeconomica

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