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dia calabria 850La relazione del secondo semestre 2017: “Ambiti delinquenziali sempre più raffinati”
di Miriam Cuccu
E' una 'Ndrangheta “proiettata verso ambiti delinquenziali sempre più raffinati” quella descritta nella relazione Dia del secondo semestre 2017, capace “non solo di contaminare l’economia legale, incidendo pesantemente sullo sviluppo del territorio” ma anche di una “marcata propensione al condizionamento delle Istituzioni locali, come confermato dallo scioglimento, nel semestre, di ben 7 Consigli Comunali calabresi”. “L’organizzazione – ha infatti approfondito la Dia – ha considerevolmente affinato i metodi di penetrazione e di condizionamento della pubblica amministrazione” lanciando un allarme sui “diversi episodi di corruzione” che “fanno emergere come il fenomeno si intrecci, spesso, con quello mafioso, divenendo, in alcuni casi – si pensi ai consigli comunali sciolti nella sola Calabria – l’uno strumentale all’altro”.
La tendenza delle cosche, ha aggiunto ancora la Dia, è quella di “diversificare gli investimenti, ampliando il proprio raggio d’azione nei più svariati settori imprenditoriali, quali la grande distribuzione, la ristorazione, il turismo, l’edilizia, il movimento terra, lo smaltimento dei rifiuti, le energie rinnovabili, quello sanitario, delle scommesse e del gioco on line e l’accaparramento dei fondi comunitari, cui se ne potrebbero aggiungere, in futuro, anche altri, in considerazione della spiccata capacità delle cosche di saper cogliere, sempre in anticipo, le opportunità offerte dal mercato”.
“La cabina di regia che detta le linee guida per il proliferare degli affari – si legge ancora – ha evidentemente elevato il livello di infiltrazione socio-economica. La stessa espansione oltre confine, sembra, infatti, aver consentito alla ‘ndrangheta di insinuarsi in molteplici ambiti e settori finanziari, attraverso i quali operare complesse forme di investimento e di riciclaggio dei capitali illeciti”. E se da un lato la 'Ndrangheta si conferma “sempre più orientata ad operare come una holding internazionale”, d'altro canto continua “specie in Calabria, a far leva sul bisogno di lavoro che attanaglia le nuove generazioni, per consolidare il controllo del tessuto socio-economico. In questo – aggiunge la relazione – l’organizzazione tende a porgersi come vero e proprio welfare alternativo, che 'offre' occupazione speculando sulla manodopera locale”. E nonostante sia “costantemente proiettata verso la moltiplicazione della ricchezza e l’esercizio del potere”, all'interno della 'Ndrangheta i rituali di affiliazione restano “tuttora indispensabili per definire appartenenza e gerarchie interne, per rafforzare il senso di identità e per dare 'riconoscibilità' all’esterno, anche in contesti extraregionali e persino internazionali”. Da non sottovalutare, attenziona quindi la Dia, “la proiezione delle ‘ndrine verso le aree più ricche del Paese ed all’estero, dove è ormai consolidata la capacità di riciclare e reimpiegare i capitali illeciti, utilizzando tecniche di occultamento sempre più sofisticate, con il traffico internazionale di stupefacenti che rimane la primaria fonte di finanziamento”. Sul punto la Dia ricorda che “il porto di Gioia Tauro si conferma tra le destinazioni preferite dai trafficanti internazionali di stupefacenti”.
Sempre in quest'ottica rientra la tendenza delle cosche a cercare “di cogliere, con strumenti corruttivi o più esplicitamente violenti, le numerose opportunità offerte da economie dinamiche e di portata internazionale. Un vero e proprio modello d’azione che continua ad essere replicato, oltre che in Calabria, anche in altre aree nel Nord Italia ed all’estero, con proiezioni operative in Germania, in Svizzera, Spagna, Francia, Olanda e nell’Est Europa, nonché nei continenti americano (con particolare riferimento al Canada) ed australiano. Contesti dove si sono stabilmente insediate nuove generazioni di affiliati, incardinati in locali che, seppur dotati di una certa autonomia, continuano a dar conto al comando strategico reggino. Una vera e propria 'colonizzazione' da parte del malaffare calabrese, nel cui ambito '...le cosche della ’ndrangheta restano l’espressione mafiosa maggiormente aggressiva e la minaccia criminale più evidente alla sicurezza nazionale'”.
L'allerta della Dia riguarda anche il fatto che “ricorrono costantemente figure imprenditoriali asservite, se non, addirittura, diretta espressione delle cosche. Tali personaggi evocano la cosiddetta 'zona grigia', fatta di esponenti della politica, delle istituzioni e dell’imprenditoria, che sono in grado di fornire alla ‘ndrangheta il know how relazionale e professionale necessario per mimetizzarsi nell’economia legale. È su questa base – si conclude – che, anche fuori regione, vengono cementate alleanze affaristico-mafiose tra consorterie di di- versa matrice”.

“Sinergie criminali” su scala nazionale
Sul versante nostrano la Direzione investigativa antimafia conferma l'egemonia delle cosche in Piemonte, “tra le aree a maggior concentrazione di ‘ndrangheta”, che sconfina fino alla Liguria, dove si ribadisce “la centralità dello scalo genovese nel panorama internazionale del narcotraffico di cocaina”, per arrivare alla Lombardia, dove la 'Ndrangheta preferisce “avvicinare soggetti 'strategici', quali imprenditori o amministratori pubblici, disposti a 'scendere a patti' per un proprio tornaconto, economico o elettorale”. Nel territorio emiliano si conferma la presenza della famiglia Grande Aracri, la cui influenza è stata intercettata dall'operazione “Aemilia 1992” fin nelle province di Mantova e Cremona. In Veneto, spiega ancora la Dia, “la particolare densità produttiva del territorio” sembra “essere stata sfruttata per il riciclaggio dei capitali illeciti”, mentre “sul territorio laziale si registrano consolidate proiezioni ‘ndranghetiste, in costante legame con le consorterie della regione d’origine ed in crescente interrelazione con compagini criminali di diversa matrice”. Confermate anche le “consolidate interazioni tra sodalizi locali (campani, ndr) e calabresi, originari soprattutto del reggino” e “forme di collaborazione tra la criminalità organizzata pugliese e quella calabrese, in ordine al traffico di sostanze stupefacenti”. “Sinergie criminali” che “si confermano anche in relazione alle famiglie di cosa nostra”.

Un “modello” esportato in tutta Europa
Anche in Europa la 'Ndrangheta conferma la sua “capacità di esportare il modello strutturale calabrese”, a partire dalle vicine Francia - dove “assume peculiare rilievo” - e Germania, nel cui territorio risulta essere “la maggior organizzazione criminale di matrice italiana”. “Per quel che riguarda il mercato degli stupefacenti, - segnala la Dia - il territorio tedesco risulta di notevole interesse per le cosche calabresi, anche in virtù delle potenzialità operative che offre il porto di Amburgo”. Lo sguardo delle cosche si dirige quindi in Belgio “per le opportunità di investimenti di profitti illeciti, rilevato che esponenti delle cosche ionico-reggine sono inseriti in alcuni tra i principali settori economici ed imprenditoriali”. Nei Paesi Bassi “attività info-investigative pregresse segnalano la presenza di esponenti della ‘ndrangheta, quali terminali di classiche attività criminali, narcotraffico e reimpiego di capitali illeciti, nonché a presidio di un territorio, sovente utilizzato per garantire la latitanza di soggetti colpiti da provvedimenti restrittivi. A Malta le famiglie calabresi sono “sempre più dedite a svolgere attività di riciclaggio, in particolare attraverso il gioco d’azzardo on line”. L'espansione della 'Ndrangheta si registra anche in Romania, dove “si rilevano consistenti segnali circa la presenza di gruppi criminali calabresi, dediti a varie tipologie di riciclaggio di capitali illeciti”.

Egemonia sul narcotraffico
“La ‘ndrangheta calabrese, in particolare, – è l'allerta della Dia – proprio in virtù delle relazioni privilegiate instaurate con i produttori di sostanze stupefacenti in America Latina, appare rivestire un ruolo internazionale di primissimo piano nella gestione del narcotraffico e sembra costituire, quindi, il punto di riferimento delle sue propaggini internazionali, nonché il destinatario finale degli ingenti proventi illeciti”.
“In accordo con i sodalizi criminali della Colombia” approfondisce la relazione, la 'Ndrangheta “avrebbe assunto un ruolo primario nei traffici” di cocaina “in particolare verso l’Europa e l’Italia” nonostante sia “da rilevare anche la presenza di cosa nostra, che da tempo cerca di recuperare un ruolo di maggior rilievo nel narcotraffico, sia attraverso accordi con i sodalizi di ‘ndrangheta e camorra, sia mediante autonomo approvvigionamento”.
La Dia segnala quindi che “anche in Venezuela, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Brasile e Guyana le cosche avrebbero realizzato basi logistiche e strutture operative tali da consentire un rapido e continuo approvvigionamento di cocaina, destinata anche ai principali porti italiani”.
Sul versante statunitense, poi, la Dia pone l'accento sul fatto che la storica egemonia delle famiglie di Cosa nostra americana “soffrirebbe, da tempo, di una riduzione di autorevolezza criminale derivante dalla forte espansione della ‘Ndrangheta”, in quanto quest'ultima “avrebbe assunto un ruolo di primo piano nel traffico di sostanze stupefacenti, derivante dal riconoscimento ottenuto dai principali 'cartelli' sudamericani quale partner affidabile e, dunque, privilegiato. Tale ruolo di leadership – è la conclusione – risulterebbe peraltro riconosciuto anche da cosa nostra statunitense”. Il ruolo di prim'ordine delle cosche calabresi persiste anche in Canada, dove vi sarebbero “collegamenti funzionali fra locali calabresi e locali canadesi che assicurerebbero, proprio in Canada, importanti appoggi strutturali”.

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