Per capire come si sia sviluppata negli anni la cosiddetta “guerra alle droghe” nei vari paesi produttori e consumatori, bisogna partire da quello che scriveva poco più di trent’anni fa Giuseppe di Gennaro, il magistrato italiano che era stato chiamato a ricoprire l’incarico di capo dell’Unfdac l’agenzia dell’Onu deputata alla lotta alla droga (oggi denominata Unodc).

Rileggendo dopo molti anni il suo libro  (“La guerra della droga”, Mondadori, 1991), si comprende come la lotta al narcotraffico e al consumo degli stupefacenti sia stata spesso considerata dalla politica nazionale e internazionale una grossa “seccatura” anche perché come annotava di Gennaro “nelle file dei trafficanti militano nascostamente (..) governanti, parlamentari, funzionari, agenti di polizia corrotti, uomini d’affari e banchieri che riciclano e investono il denaro sporco”.

Giuseppe di Gennaro aveva intenzione di svolgere seriamente e con impegno la delicata funzione affidatagli anche se, dopo che gli era stato revocato il mandato senza una spiegazione plausibile, rifletteva amaramente su quel senso di patetica tenerezza che aveva avvertito per quello che aveva cercato di realizzare chiedendosi  come ho potuto illudermi di sconfiggere queste forze imponenti che affliggono l’umanità con i mezzi che mi erano stati offerti e con quelli che ero riuscito a procurarmi?”.

La stessa amarezza che ho provato personalmente dopo aver prestato servizio per alcuni anni nel settore dell’antidroga nazionale e come esperto antidroga in Colombia (1994-1998) paese nel quale gli americani avevano impegnato decine di milioni di dollari nelle fumigazioni delle coltivazioni di coca, “omettendo” di procedere a quelle delle vaste piantagioni di marijuana in California divenute la principale risorsa dello Stato.

Una risorsa fondamentale, quella della produzione di cocaina, per i paesi andini, in primis per la Colombia dove, nonostante le tanto reclamizzate operazioni annuali di distruzioni manuali ed aeree delle colture di foglie di coca che vanno avanti da una quarantina di anni, la produzione di cocaina è aumentata (oltre 1.500 tonnellate annue), in Bolivia e in Perù.

E lo stesso discorso vale per le coltivazioni di papavero da oppio, aumentate in Afghanistan con i Talebani tornati al potere che dal commercio con l’eroina ricavano ingenti profitti, ma anche in alcuni paesi del sud est Asiatico (Myanmar e Laos).

Per non parlare del Marocco dove le coltivazioni di cannabis e la produzione di hashish sono aumentate notevolmente negli ultimi anni.

Illusoria una strategia globale che veda coinvolti “tutti i settori positivi che, grazie a Dio, esistono ancora nell’umanità di tutti i paesi del mondo, anche i più disastrati” come sottolineava di Gennaro che ancor più amaramente dichiarava di non aver misurato “la forza invincibile dell’indifferenza e del cinismo dei politici che gestiscono il potere. In molte parti del mondo, compresa l’Italia; essi utilizzano il tema della lotta alla droga per ottenere consensi e sostegno. Sanno che si tratta di materia che mobilita l’emotività delle folle e che parlarne, specialmente con toni magniloquenti, porta buon frutto. Nei fatti il loro impegno è inesistente”.

Impegno che non manca di certo da parte delle nostre forze di polizia nella repressione del traffico e dello spaccio – anche quest’anno, già a settembre, è stato superato il record nei sequestri di cocaina dell’intero 2021, con oltre 23 tonnellate – ma anche una rabbia e un senso di frustrazione comprensibili perché gli spacciatori arrestati tornano presto liberi, deridendo persino poliziotti e carabinieri (per ultimo a Pesaro).

Non va dimenticato, oltretutto, che in qualche modo è avvenuta una sorta di legalizzazione dei profitti del narcotraffico da quando, nel 2014 con una direttiva comunitaria, è stata riconosciuta agli Stati membri dell’UE la possibilità  subito accolta!) di inserire nel calcolo del Pil la ricchezza stimata del commercio di droghe oltre a quella derivante dalla prostituzione e dal contrabbando di tabacchi.

Una situazione penosa alla quale, sino ad oggi, nessuno ha ritenuto di dover mettere una pezza ed anche per questo che la farsa della guerra alle droghe andrà avanti per molto tempo ancora.
(18 settembre 2022)

Tratto da: liberainformazione.org

Foto: it.depositphotos.com

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