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di Luciano Armeli Iapichino
1431, Normandia, Rouen, piazzale del mercato: un capannello di occhi muti e attoniti assistono all’accensione di un rogo. Una fanciulla, sia Giovanna D’Arco o meno poco importa, è arsa viva.

Il Moyen Agelascia tracce del suo passaggio.

2019, 15 aprile, Parigi: una folla impressionata e disorientata ha la forza di alzare al cielo degli smartphone per documentare il rogo del secolo, o forse degli ultimi nove: Notre Dame brucia.

Seicento anni e i cieli di Francia s’illuminano nuovamente di oscurantismo.

Filosofia e Storia si siedono allo stesso tavolo: è necessaria una riflessione congiunta. Il dramma è lacerante. Come per New York nel 2001, l’umanità si è fermata: questa volta brucia la cristianità, brucia l’Europa. Le acque della Senna non sono servite a spegnere l’incredulità, a salvare “l’uomo” dalla sua miseria, la stessa spalmata sulle pagine dell’eternità da Victor Hugo.

La settimana di passione è iniziata o meglio ha toccato la stazione più “buia” della via crucisdi un Occidente smarrito nelle tenebre dell’Ignoranza, leggasi Arroganza a cui si può associare un solo attributo: inetta.

L’Europa, già moribonda nel suo fondamento ontologico, ha cancellato anche il suo simbolo per eccellenza. Il rogo di Nostra Signora ha colpito nel cuore quella cristianità che, pur apparentemente dormiente e nebulizzata dalla propaganda del post villaggio globale, funge da collante per milioni di europei senza direzione, senza vessillo da seguire, senza guide politico-spirituali cui aggrapparsi nel percorso della redenzione finale. Stavolta i luoghi santi della cristianità sono caduti in mano a custodi occidentali distratti o conniventi. Altro che turchi selgiuchidi delle crociate.

In un continente, vecchio e logoro, dove pullulano i Pietro l’Eremita del XXI secolo e l’Urbano II dell’oggi non basta a essere incarnato da due papi, la sensazione dominante è quella di un tramonto. Sì, quello dell’Occidente. E forse quello definitivo. Se fossimo vissuti in pieno Medio Evo, il rogo di Parigi sarebbe stato interpretato come un segno precursore dell’avvento dell’Anticristo. Gregorio Magno avrebbe di certo urlato tra fedeli atterriti: “Rex superbiae prope est! Il re della superbia è vicino”. Ed è proprio la superbia dell’Uomo di oggi a frenare bruscamente il senso di rotazione di questo mondo, un Uomo capace di imprese titaniche, di cogliere con intuizione e genialità prometeica la materia inesistente, l’antimateria, di fissare in un oceano di pixel il collasso gravitazionale di un buco nero, il volume nullo dello spazio – tempo, e non riesce a preservare secoli di storia e i simboli necessari alla stessa sopravvivenza dell’identità occidentale;

l’homo superbus innesca guerre (Libia docet, Siria docet), tragedie umanitarie, economie fameliche di dignità umana e poi riesce a ingannare un’umanità raggirata e succube di un’inerzia imbarazzante.

Il fuoco di Francia, e Notre Dame è solo l’ultima e la più eclatante degli ultimi tempi, non è la finis mundi, ma senza dubbio alcuno l’inizio delle rapide che portano al baratro della civiltà.

Scienza e Ignoranza, Ragion di Stato e Incompetenza, Superbia e Vergogna sembrano di nuovo tornare a duellare e questa volta nuovamente in casa Macron che non può permettersi di divulgare al mondo la reale natura del fuoco parigino, né se trattasi di casualità né se trattasi di dolo.

In entrambi i casi, comunque, verità palesata o meno, sarebbe il responsabile dell’incenerimento della Francia sotto il suo mandato. Almeno questa è la nostra opinione. E da questo punto di vista la pagina della Histoireha già una pagine ignominiosa che lo aspetta, il loculo della memoria pronto a essere murato con il suo nome.

In ogni caso, delle responsabilità devono saltare fuori, in primisper il popolo cristiano, in secundisper quello parigino. Questa volta la miseria non è scusabile e le indegne menzogne di Rouen neppure.

Stavolta l’oscura storia che ha portato al rogo centinaia di innocenti è tornata a bussare alle porte della contemporaneità: che “l’eretico e cannibale di umanità”, il menzognero, non salvi la stabilità del potere e sieda davanti al tribunale dell’Inquisizione della coscienza.

La salvezza c’è, è garantita, e si chiama “clausura”.

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