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a cura dei ragazzi dell'Istituto Tecnico Economico e Liceo Linguistico "Domenico Romanazzi"
Riportiamo di seguito alcuni scritti degli studenti del "Romanazzi" che hanno partecipato alla presentazionedel libro di Lorenzo Baldo "Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino" tenutasi a Bari lo scorso 30 settembre. L'evento è stato organizzato dall’associazione “Agende Rosse - Giuseppe Di Matteo" della provincia di Bari, in collaborazione con la Onlus "Funima International". Oltre all'autore sono intervenuti: il dirigente della scuola, Giacomo Antonio Mondelli, la prof.ssa Caterina Locuratolo, Maria Campobasso e Savino Percoco che ha moderato l'incontro.


Lotta alla Mafia
di Lucrezia Laraspata
La Mafia, una dei più grandi fallimenti della società odierna. La Mafia che si serve della parte più debole di noi, danneggiando la parte sana che ancora rimane in questo “Bel Paese” (come chiamano la nostra terra gli stranieri). Il Bel Paese, che è sporco dentro perché contaminato dalla Mafia, dall’omertà, dall’indifferenza e dai complotti. Davvero un bel posto il nostro!
Ma la Mafia che cosa è? Esiste da sempre eppure è stata (finalmente) delineata dal Codice Penale solo nel 1982, solo dopo l’assassinio del generale del Corpo dei Carabinieri Dalla Chiesa.
L’articolo 416 bis del Codice Penale così la descrive:
“L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri.”
Era davvero necessaria la morte di un generale per introdurre una normativa che disciplinasse la Mafia? Era davvero necessaria la morte di persone innocenti? Serviva la morte di uomini e donne della scorta, di magistrati che stavano soltanto facendo il loro lavoro, di persone colpevoli del sol fatto di essersi ritrovati nel posto sbagliato al momento sbagliato o di gente che ha gridato “No!” a tutto ciò che la Mafia è?
È giusto che nonostante si organizzino tante iniziative per creare in noi giovani dell’oggi e adulti del domani la consapevolezza di cosa sia e di come agisca la Mafia, c’è gente che si ricordi di tutti gli assassini commessi dalla mano mafiosa solo il 23 maggio (esclusivamente grazie minuto di silenzio che si osserva in tutte la scuole italiane)? È giusto che il 19 luglio sia dimenticato solo perché il quel giorno siamo tutti al mare felici e spensierati?
La Mafia, però, non ha ucciso solo Falcone o Borsellino, ha tolto il dono della vita a tante di quelle persone che non possiamo farle passare inosservate, dimenticate. Non possiamo farci incantare dal “Non mi riguarda” perché ci riguarda più di quanto possiamo immaginare. Non possiamo darla per scontata oppure morire nella convinzione che non potrà mai essere sconfitta o che tutti i politici sono coinvolti negli affari mafiosi; non possiamo permettercelo, è questo che la Mafia vuole! Ci vuole ribelli senza voglia di ribellarci, consenzienti perché dentro di noi ha piantato la convinzione che nulla può sconfiggerla. La Mafia vive solo di consensi, come dice il giornalista d’inchiesta Lorenzo Baldo, e se siamo noi stessi i primi a toglierle quel consenso (seppur piccolo) possiamo limitarla fino a farla sparire.
Purtroppo non basta impedire alla Mafia di soggiogarci con le sue illusioni, dobbiamo “combatterla dall’interno”, avviare un movimento volto a “cambiare la mentalità dei mafiosi”, che affascinati dai soldi facili e dal potere nato sulla paura, non capiscono che la Mafia sfrutta il più possibile e poi tradisce senza scrupoli.
È grazie ad una rivoluzione culturale, soprattutto, che potremmo dare lo “scatto matto” alla Mafia. È necessario fare il proprio dovere, il dovere di un cittadino onesto; c’è gente che ha dato la vita per questa causa, a volte con la consapevolezza che sarebbero stati assassinati a breve, loro non hanno avuto paura, hanno continuato per la loro strada con la serenità che comporta fare qualcosa di socialmente utile. Non vanifichiamo la morte di gente innocente, non facciamoci sotterrare da un sistema corrotto e ingiusto!
Il primo passo verso questo futuro che a molti sembra “utopico” è avvicinare i giovani di oggi alla realtà cruda del nostro Paese, perché non la scoprano troppo tardi. Ed è proprio questo che molte associazioni, in collaborazione con le scuole, stanno facendo.
Un esempio che mi riguarda da vicino è l’incontro che si è svolto nella Parrocchia San Pasquale il 30 settembre 2017. L’incontro è stato organizzato dall’Associazione “Agende Rosse”, in collaborazione con la ONLUS “Funima”. Hanno partecipato il giornalista d’inchiesta e vice direttore del giornale “Antimafia Duemila” Lorenzo Baldo, Maria Campobasso (coordinatrice Funima International), Savino Percoco (coordinatore “Agende Rosse” della provincia di Bari), Giacomo Antonio Mondelli (preside dell’I.I.S.S. Domenico Romanazzi di Bari) e Caterina Locuratolo (prof.ssa di diritto ed economia politica presso l’istituto D. Romanazzi).
L’incontro intitolato “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” rendeva omaggio al coraggio dimostrato da un uomo che ha continuato a lottare contro la Mafia, nonostante fosse cosciente della sua morte imminente. Ciò nonostante, si è parlato della Mafia in generale, dei suoi legami con lo Stato e dell’importanza di far conoscere questo mondo a noi ragazzi, perché potessimo avere in noi una consapevolezza di quali sono le ombre della nostra terra.
Si respirava un’aria di serietà e gli stessi interlocutori mostravano piena consapevolezza di cosa stessero facendo: istruire i giovani sul combattere la Mafia, a scovarne la presenza anche quando tentano di occultarla (come accadde durante il processo che vedeva il carabiniere Giovanni Arcangioli accusato di aver sottratto la valigetta di Borsellino, di aver estratto la famosa agenda rossa, sulla quale il giudice annotava ogni sua intuizione, e, successivamente, di averla riposta lì dov’era). Perché la Mafia è presente anche quando fanno passare le notizie che la riguardano in secondo piano, incentrando l’attenzione di noi spettatori (ignari di ciò) su altre vicende, è presente quando abbiamo paura di denunciare, quando votiamo qualcuno (inadatto alla politica) solo perché c’è un posto di lavoro che ci è stato promesso proprio da quel qualcuno. La Mafia è presente in ogni nostro comportamento, anche di noi giovani, perché la colpa non è solo degli adulti, la responsabilità non è solo la loro: l’omertà vive tra noi ragazzi e se non ci convinciamo a combatterla saremo suoi schiavi fino alla nostra morte.


Il libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino”
di Vito Antonio Lovero*
Lo scorso sabato 30 settembre 2017, ho avuto il piacere e l’onore di partecipare a un incontro con Maria Campobasso, rappresentante per Funima International, Savino Percoco rappresentante per l’”Associazione le agende rosse” e Lorenzo Baldo, giornalista presso “Antimafia Duemila”. Il tema principale dell’incontro erano gli ultimi giorni di Paolo Borsellino (dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio). Non era la prima volta che partecipavo a un incontro di questo tipo quindi sapevo già all’incirca di cosa avremmo parlato, o almeno così pensavo. Alla fine dell’incontro mi sarei aspettato di provare tristezza, compassione o perfino delusione ma mai avrei pensato di abbandonare quella sala colmo di rabbia, confusione e una sensazione d’impotenza. Dopo l’introduzione del nostro preside ha preso per primo la parola Savino Percoco. Il suo intervento è stato intenso, aggressivo, carico di rabbia ma al tempo stesso di speranza nei confronti di noi giovani che siamo il futuro di questa nazione, coloro che realmente possono combattere le ingiustizie. Lui ci ha fatto capire che la mafia esiste, prospera e si nutre di ogni forma d’ignoranza, di ogni comportamento scorretto e vile, di ogni forma d’indifferenza. Durante il suo discorso ha anche citato due omicidi avvenuti a Bari, nella nostra città, in cui le due vittime si sono casualmente trovate in una sparatoria. “Potevo esserci io” ho pensato “o qualcuno della mia famiglia”. Ho percepito subito l’importanza di questo intervento ma solo dopo, quando è stata Maria Campobasso a prendere il microfono, ho capito fino infondo le parole di Percoco, il loro significato più profondo. Appena ha iniziato a parlare, infatti, la rappresentante di Funima International è scoppiata in lacrime. Non vi nascondo che inizialmente non avevo capito il motivo sella sua reazione, poi lei ha detto "scusatemi se sono commossa ma Savino è un grande" ed è seguito un applauso da parte della sala. In quel momento ho capito fino infondo l’intervento di Percoco, nelle lacrime di Maria Campobasso io ci ho visto la mafia, ci ho visto il coraggio di tre persone che erano lì per parlare di un fenomeno che va estirpato e che per troppo tempo ha rovinato la nostra bellissima nazione ma ancor più importante in quelle lacrime ci ho visto la rabbia, la rabbia di una persona per le troppe ingiustizie a cui ogni giorno siamo sottoposti. Nel suo intervento Maria Campobasso ci ha spiegato che per quanto per noi sia diventato, purtroppo, quasi banale andare al classico incontro per parlare della mafia, in passato non lo era. In passato molti non sapevano nemmeno cosa fosse la mafia, ed è stato proprio il suo intervento a farmi apprezzare più di quanto non facessi già la fortuna di aver preso parte a quell’incontro. Il terzo a intervenire è stato Lorenzo Baldo. Lorenzo Baldo appare come una persona estremamente calma, così calma che fino al momento in cui ha preso la parola mi ero quasi dimenticato della sua presenza all’interno della sala. Ciò che più si nota di Lorenzo Baldo, infatti, non è la sua persona ma le sue idee e il suo modo di narrare. Quella stessa persona di cui mi ero quasi dimenticato a causa della sua estrema tranquillità è diventata subito dopo aver ascoltato il suo intervento una persona di cui non mi scorderò mai. Attraverso le sue parole l’argomento della discussione si è spostato gradualmente dalla mafia in generale a Paolo Borsellino e i suoi ultimi giorni. L’aspetto su cui Lorenzo Baldo si è battuto di più è l’agenda rossa di Paolo Borsellino. Quest’ultimo, infatti, dopo la morte di Giovanni Falcone ha annotato tutti gli avvenimenti più importanti in un’agenda rossa della cui sorte non siamo a conoscenza. Dopo l’esplosione che uccise Paolo Borsellino la sua valigetta fu ritrovata, peccato però che al suo interno non ci fosse traccia della sua agenda rossa, che secondo le dichiarazioni della sua famiglia e di chi gli stava accanto era sempre con lui. Lorenzo Baldo,
inoltre, ci ha mostrato le immagini del poliziotto che prese la valigetta di Borsellino e se ne andò per poi ricomparire e posizionare nuovamente la valigetta nello stesso punto in cui l’aveva presa, un gesto totalmente illogico ammenoché a qualcuno quella valigetta non servisse. Il giornalista ci ha parlato anche di un’altra casualità, cioè l’assenza del divieto di sosta all’interno della strada dove è avvenuto l’attentato a Borsellino. “La mafia mi ucciderà ma saranno altri a volerlo” affermo Borsellino prima di lasciarci, ed è proprio quando Baldo ci ha ricordato questa frase che, come ho scritto all’inizio, ho provato rabbia, confusione e una sensazione d’impotenza. La rabbia per il modo in cui uomini come Borsellino e Falcone sono stati lasciati soli nella lotta contro un impero, la confusione nei confronti di uno Stato a cui non so più se credere o meno e la sensazione d’impotenza che si prova quando vedi l’ingiustizia prevalere sulla giustizia. Sono state proprio queste tre emozioni, però, a darmi la certezza di ciò che voglio fare in futuro. Parlando con Baldo, dopo l’incontro, gli ho detto "ciò che è successo a Borsellino è un qualcosa di estremamente ingiusto. In futuro è proprio questo che voglio fare, cercare di lasciare questo mondo un po’ più giusto di come l’ho trovato. Se lo farò come politico o come magistrato, non lo so ancora.", lui ha risposto "capisco la tua rabbia e ti auguro di realizzare i tuoi sogni, ma il magistrato e il politico sono due cose completamente diverse". C’è stato qualche secondo di silenzio, poi gli ho detto "so che la vita prima o poi mi costringerà a scegliere tra le due cose, ma non è una scelta che sono in grado di fare ora, sarebbe come chiedere a un bambino se vuole più bene alla mamma o al papà. Tutto quello che so è che viviamo in un mondo colmo di ingiustizie in cui purtroppo l’ignoranza dilaga sempre di più, ed è questo ciò che io voglio fermare".

* Classe 3aB SIA, IISS Domenico Romanzzi


“Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino”
di Noemi Panza
Il giorno 30 settembre 2017 si è diretto il dibattito intitolato “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” presso la parrocchia San Pasquale. All’incontro ha aderito il giornalista vice direttore di Antimafia Duemila, Lorenzo Baldo (autore di vari romanzi, tra cui il libro che dà il titolo all’evento). Il battito è stato pianificato dall’associazione “Agende Rosse” in collaborazione con la ONLUS FUNIMA. Hanno assistito e sono intervenuti frequentemente il dirigente della nostra scuola dal nome Giacomo Antonio Mondelli, la prof. ssa di diritto Caterina Locurato, la coordinatrice di Funima International Maria Campobasso e infine il coordinatore Agende Rosse Bari Savino Percoco. In molti ci siamo domandati il motivo per il quale Lorenzo Baldo abbia intitolato il suo libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino”. Attualmente possiamo affermare che Borsellino è stato un magistrato occupato in prima linea nella lotta alla mafia affiancato da Giovanni Falcone. I due giudici furono uccisi nel 1992 dai poteri mafiosi a cui ponevano resistenza. Il 19 luglio del 1992, nel momento in cui andò a trovare la madre, Borsellino fu vittima di un attentato insieme alla sua scorta. Quel tragico giorno il giudice aveva con se un’agenda rossa (come tutte le diverse volte che si spostava per recarsi da qualsiasi altra parte), nella quale erano stati annotati appunti importanti inerenti alla sua indagine. A causa della confusione realizzata dall’attentato, l’agenda rossa si è smarrita e secondo alcune ricostruzioni è stata sottratta da un personaggio che forse aveva a che fare con i servizi segreti e inoltre, tenendo conto di alcune testimonianze, è stata scambiata con un’altra 24h da un agente in borghese. L’inganno dell’inchiesta sulla morte del giudice si sta dilungando ancora dal 1992, ciò nonostante, in numerose proposte pubbliche come quella in cui abbiamo aderito, la verità sta venendo fuori. Gli studi giudiziari sulla morte del magistrato stanno seguendo lo stesso caso di tanti altri studi su molteplici stragi che hanno interessato la nostra nazione dalla Prima Repubblica, in realtà, parecchie inchieste sono state bloccate formando realtà ufficiali false. Una di queste stragi è quella di Claudio Domino avvenuta nel 1986. Claudio Domino era figlio di un gestore del servizio di pulizia dell'aula-bunker del maxiprocesso di Palermo. La sera del 7 ottobre del 1986 stava passeggiando in una via del quartiere San Lorenzo di Palermo quando all’improvviso il bambino fu chiamato da un uomo che gli sparò un colpo di pistola in fronte, uccidendolo sul colpo. Michele Greco (mafioso italiano legato a cosa nostra), durante il maxiprocesso di Palermo, si dichiarò estraneo all'omicidio e l'avvocato Giovanni Bontate lo definì "un atto di barbarie" non collegabile con la mafia. Tra varie piste di indagine, si era inizialmente ipotizzato che Claudio Domino fosse stato ucciso perché fu testimone involontario di un sequestro. Secondo il pentito di mafia Giovanni Battista Ferrante, invece, Domino sarebbe stato ucciso perché testimone involontario di scambi di stupefacenti tra spacciatori: Ferrante aveva dichiarato di essere stato il killer di una persona, Salvatore Graffagnino, che egli riteneva l'assassino del bambino.
La Mafia esiste vicino a noi e non possiamo negarne l'evidenza. Continuiamo ad andare avanti senza far niente e intanto le vittime, innocenti o meno che siano, aumentano. A mio parere nel 2017 non deve esserci più posto per la mafia e deve essere combattuta fino alla completa distruzione, qualsiasi cosa essa sia.


Agende Rosse
di Pecorella Gaia, 4c sia
Il 30 settembre 2017, l’associazione “Agende Rosse”, in collaborazione con la Onlus Funima, ha organizzato l’iniziativa intitolata “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino”, titolo del libro di Lorenzo Baldo, giornalista d’inchiesta di “Antimafia Duemila” e autore del romanzo Omonimo. All’incontro, oltre a Lorenzo Baldo, hanno preso parte il dirigente della nostra scuola, Giacomo Antonio Mondelli, la prof.ssa Caterina Locuratolo, Maria Campobasso (coordinatrice di Funima Internacional) e Savino Percoco (coordinatore di Agende Rosse Bari).
Perché gli ultimi giorni di Paolo Borsellino?
Borsellino era un giudice impegnato in prima linea nella lotta alla mafia, insieme con Falcone. Entrambi furono uccisi nel ’92 dalla mafia. Il 19 luglio ’92, mentre si recava a trovare la madre, Borsellino fu vittima insieme alla suo scorta di un attentato. Quel giorno egli aveva con sé un’agenda rossa da cui non si separava mai, nella quale erano scritti appunti importanti riguardanti le sue inchieste. Nella confusione creata con l’attentato l’agenda è stata smarrita, e molti dicono che sia stata tolta da un carabiniere.
Il depistaggio delle immagini sulla sorte di Paolo Borsellino è ancora in vigore dal ’92, infatti in molte iniziative pubbliche, la verità sta venendo fuori. Le indagini giudiziarie sulla morte di Borsellino, seguono la stessa sorte di molte altre indagini su varie stragi, che hanno coinvolto il nostro paese già dai tempi della 1° Repubblica. Molte inchieste infatti, sono state insabbiate fornendo verità ufficiali false.
Io penso che la mafia si possa sconfiggere con l’aiuto dello Sato. Per fare ciò, da parte di noi cittadini ci deve essere una collaborazione con quest’ultimo, denunciando e protestando contro atti mafiosi.


Agende Rosse
di Benedetta Saponaro
20170930 gli ultimi borsellino bariIl giorno 30 settembre, l’associazione “Agende Rosse” in collaborazione con la “Onlus Funima”, l’istituto “D. Romanazzi” e il giornalista Lorenzo Baldo, autore di “Antimafia Duemila” e dell’“Ultimi giorni di Borsellino”, ha organizzato presso la parrocchia S. Pasquale il dibattito intitolato “Gli ultimi giorni di Borsellino”. In questo incontro sono state ricordate le stragi di Capaci e di via D’Amelio del 1992, nei cui attentati persero la vita il magistrato Giovanni Falcone e il magistrato Paolo Borsellino.
Sono state evidenziate domande a cui ancora oggi non si trova risposta. Una tra queste è che fine abbia fatto l’agenda rossa di Borsellino, agenda che il giudice portava sempre con sè e dove annotava i dati delle indagini, che dopo l’attentato, non venne ritrovata.
Molti altri sono stati, nella storia, vittime di mafia. Possiamo ricordare il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso nel 1982 a Palermo; Giuseppe Fava scrittore ucciso da Cosa Nostra nel 1984 e, Rocco Chinnici, magistrato assassinato nel 1983.
Gli interlocutori ci hanno manifestato la voglia di cambiare il paese in cui viviamo, partendo da giovani, sin da piccoli gesti della vita quotidiana: non essendo omertosi, capaci 1000combattendo e denunciando situazioni a noi note.
Questo perché attualmente non vi è mafia solo a Palermo o a Napoli, ma anche nei piccoli paesi limitrofi alle grandi città.
Un esempio di ciò può essere il paese di Valenzano in provincia di Bari, dove ancora una volta emergono collegamenti diretti o indiretti tra la criminalità organizzata di tipo mafioso e il consiglio comunale.
La lotta contro la mafia non è una battaglia persa, ma può esser vinta solo con il coinvolgimento quasi totale della popolazione, poiché confrontando il numero di mafiosi con il resto della popolazione, quest’ultima è in grado di eliminarla e respingerla definitivamente.


Relazione incontro “Agende Rosse”
di Vincenzo Marino
Il giorno 30 Settembre alle ore 9:40 alla parrocchia San Pasquale si è tenuto un evento organizzato dall'associazione “Agende rosse” in collaborazione con la onlus “Funima”. L'incontro è stato introdotto dal dirigente scolastico Giacomo Mondelli, dopodiché il giornalista Lorenzo Baldo, che scrive per “Antimafia Duemila” e autore di libri come “Suicidate Attilio Manca” e “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino”, ha parlato della storia della lotta alla mafia nel nostro Paese ma soprattutto delle oscure verità che si celano dietro di essa, ovvero la trattativa Stato-mafia e la famosa questione della valigetta in cui vi era l'agenda rossa di Borsellino, che dopo la strage di Via D'Amelio fu rubata dall'agente Giovanni Arcangioli. Ancora oggi non si sa che fine abbia fatto quella valigia ne tantomeno l'agenda. Baldo ha inoltre parlato della stagione stragista e delle principali vittime:

•    Giuseppe Impastato (1978)
•    Boris Giuliano (1979)
•    Pier Santi Mattarella (1980)
•    Carlo Alberto Dalla Chiesa (1982)
•    Pio La Torre (1982)
•    Rocco Chinnici (1983)
•    Giuseppe Fava (1984)
•    Ninni Cassarà (1985)
•    Claudio Domino (1986)
•    Rosario Livatino (1990)
•    Antonio Scopelliti (1991)
•    Libero Grassi (1991)
•    Salvo Lima (1992)
•    Strage di Via Capaci (1992)
•    Strage di Via D'Amelio (1992)
•    Don Pino Puglisi (1993)

L'incontro si è concluso con il dottor Baldo che incita i ragazzi presenti alla conferenza a cercare di costruire una società migliore di quella di oggi anche tramite i piccoli gesti che possono valere tanto per creare una realtà fondata sulla legalità e su solidi principi morali.


Agende Rosse
di Giuseppe Barbieri
Bari, 30 settembre 2017 - Parrocchia San Pasquale

Organizzato da: Funima International, Agende Rosse
L’incontro ha avuto inizio alle ore 10.30 presso la parrocchia San Pasquale di Bari, i ragazzi dell’Istituto Romanazzi sono stati accolti dalle due associazioni Funima International e Agende Rosse che hanno organizzato il seminario. In seguito c’è stata una loro presentazione, dei loro progetti, di cosa si occupano e dei loro obbiettivi.
L’incontro ha preso spunto dal libro "Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino" scritto da Lorenzo Baldo, scrittore, giornalista e vicedirettore della testata Antimafia Duemila.
C’è stata una breve presentazione del libro, seguita da una visione di alcuni filmati riguardanti appunto gli ultimi giorni di Paolo Borsellino con successive interpretazioni da parte di Maria Campobasso seguita dal suo collaboratore.
L’incontro si è concluso parlando della mafia nei giorni nostri, di come si è sviluppata e di come adesso agisce più silenziosamente.

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