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coffrini marcello 1di Sara Donatelli
Il PD chiede adesso le dimissioni del sindaco di Brescello. Dovevamo aspettare un anno e mezzo. Dovevamo aspettare la commissione di accesso nominata più di sei mesi fa per valutare eventuali infiltrazioni mafiose e la sussistenza della necessità di scioglimento dell'ente. Dovevamo aspettare che Grillo lo dicesse sul suo blog. Dovevamo aspettare denunce e manifestazioni inascoltate. Dovevamo aspettare l’operazione Aemilia e l’inizio del relativo processo. “È giunto il momento, da parte del sindaco di Brescello, di rendersi conto che se vuole difendere davvero il paese, le sue dimissioni sono urgenti ed inevitabili”. Tralasciando lo stranissimo concetto che il PD reggiano dimostra di possedere del termine “urgenza”, sono tante le domande che a questo punto sorgono spontanee. E sono anche tanti i punti da chiarire. Ripercorriamo la vicenda. Coffrini all’interno di un’intervista rilasciata nell’estate del 2014 alla Web-Tv CortoCircuito definisce il boss Francesco Grande Aracri come una persona educata e di basso profilo. Tantissime le proteste dalla società civile. Pochissime quelle a livello politico. Tuttavia, il sindaco continua ad avere la maggioranza all’interno del consiglio comunale e può così continuare il suo mandato. Arriva a Brescello, il 10 giugno 2015, la commissione di accesso per valutare eventuali infiltrazioni mafiose. Tale commissione termina dopo sei mesi, a dicembre, il proprio lavoro. Marcello Coffrini rilascia, pochissimi giorni fa, un’intervista al Resto del Carlino, e alla domanda “Non si dimetterà in caso di richiesta di scioglimento?”, lui risponde prontamente “No. Non mi dimetto. Vado fino in fondo, sono coerente, difendo la mia posizione e così difendo anche il mio paese, i dipendenti del Comune. Perché sono convinto che negli anni non ci siano mai stati condizionamenti. Per arrivare a sciogliere una giunta ci devono essere fatti molto gravi e qui non ci sono. Nel mio territorio c’è la presenza della ‘ndrangheta, sì. Ci sono imputati in un processo per mafia. Ma non vuol dire che abbiano interferito con il lavoro del Comune”. Per il PD queste affermazioni sono “inaccettabili”: “E’ evidente che questi mesi non sono serviti, al sindaco Coffrini, a comprendere davvero la gravità delle sue affermazioni di un anno fa. Il Pd reggiano chiede così agli esponenti del partito nell'amministrazione di Brescello di togliere il sostegno a Coffrini.  Vogliamo dire ai brescellesi che qualunque sia l’esito dei lavori della Commissione  l’impegno del Partito Democratico è quello di riconsegnare a loro una fase nuova, scevra da dubbi e da incertezze, lontana dalle polemiche e dalle strumentalizzazioni che rendono non sereno il clima per i cittadini, le istituzioni locali e le persone che vi lavorano. Serve coraggio. Da una ritrovata condizione di serenità e chiarezza potrà partire una ancor più incisiva lotta alla ‘ndrangheta. Insieme ce la faremo". Le domande, come detto prima, sono tante. Perché il PD ritiene le recenti dichiarazioni del sindaco Coffrini inaccettabili e non ha mostrato invece lo stesso sconcerto per ciò che lo stesso primo cittadino disse nell'estate del 2014? Perché il PD reggiano non è mai sceso in piazza per chiedere tempestivamente le dimissioni di Coffrini? Perché non si è mai unito alle proteste che in questi mesi si sono svolte proprio a Brescello e dintorni? Perché il PD non è mai stato presente alle numerose iniziative portate avanti dal Movimento delle Agende Rosse Gruppo Mauro Rostagno di Modena e Provincia? Sarebbero state, quelle, delle ottime occasioni di confronto. E perché, a suddette iniziative, non è mai stato presente lo stesso sindaco? E perché, ancora, Grillo chiede dal suo blog le dimissioni di Coffrini proprio adesso che è scoppiato il caso Quarto? La risposta sembra essere solo e soltanto una: il potere conta più dell’onestà. E questo, ormai, è palese. Lo scontro politico continua a prevalere sul dibattito costruttivo. I cittadini che denunciano vengono lasciati soli. Isolati fisicamente e mediaticamente. Si antepongono interessi e tornaconti personali. Nel frattempo Brescello continua ad essere il paese di numerosi ‘ndranghetisti. Francesco Grande Aracri continua a muoversi indisturbatamente sulla sua bicicletta, e può muoversi a distanza ravvicinatissima da chi, ad esempio, denuncia pubblicamente le sue malefatte.  A chi si trova a Brescello per promuovere iniziative antimafia. E’ tutto paradossale. Coffrini definisce un boss mafioso come una persona educata e di basso profilo. A poco valgono le iniziative di protesta. Il PD fa scena muta. Nessuna forza politica scende in piazza per opporsi a tale situazione. Nessuno. Salvo poi ritrovarci, a più di un anno di distanza, Grillo che con il suo orgoglio ferito chiede le dimissioni di Coffrini. Il PD che, approfittando della situazione di Quarto, chiede anch’esso le dimissioni di Coffrini solo ed esclusivamente per dare un senso a tutto ciò che in questi giorni è stato detto. E, nel frattempo, la mafia se la ride. Godendo di questa inconsapevole (ma non troppo) complicità politica.

In foto: il sindaco di Brescelllo Marcello Coffrini entra nella sede del Pd di Reggio Emilia

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