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Mafie News

Graviano, la latitanza, Falcone e il “41 bis”

graviano giuseppeAveva un coltello in cella, il boss di Brancaccio trasferito al carcere di Terni
di Aaron Pettinari
Non solo le intercettazioni ambientali con il camorrista Umberto Adinolfi, su Silvio Berlusconi, le stragi ed affini. Il boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, detenuto in regime del 41 bis, racconta anche le “avventure” che hanno portato al concepimento del figlio. Ciò non sarebbe avvenuto con l’inseminazione artificiale e a raccontarlo è lo stesso capomafia: “Io tremavo, lei era nascosta ni robi ( tra la biancheria, ndr). E dormivamo nella cella assieme, cose da pazzi. Tremavo, tremavo”.

E poi ancora: “Vedi che fare il figlio nel carcere, questo per me è stato un miracolo…(…) Mi sentivo che tutti mi prendevano per pazzo. Pure mia moglie, con tutta la sua famiglia. Tutti, tutti che mi prendevano per pazzo. Ma quando ci sono riuscito ed è uscita incinta mi è finito quel tremolizzo…”. Un nuovo squarcio di verità su un fatto che non era fin qui mai stato chiarito. Tuttavia la domanda chiave resta: come è possibile che Giuseppe Graviano abbia potuto violare il 41 bis, ottenendo il permesso per una “notte d’amore” nel carcere de l’Ucciardone, dove lui e il fratello erano detenuti per alcuni processi? Anche su questo si tornerà ad indagare dopo che nel 1997 proprio la Procura di Palermo aveva aperto un fascicolo per cercare chi avesse aiutato i fratelli Graviano a organizzare l’inseminazione artificiale delle proprie mogli.

La latitanza e la “copertura favolosa”
Graviano, durante il passeggio, ha parlato anche del periodo in cui si era dato alla “macchia”. “A Milano facevo una vita normale non mi aspettavo l’arresto, ero circondato da una copertura favolosa. Com’ero combinato io… solo solo il Signore… lo bacio. Mi sono spiegato?. Ricordati che quando me li hanno portati ... nemmeno credevano a quello ... dice non può essere che fa questa vita, vita normale”.
“Io non me lo immaginavo mai al mondo che mi arrestavano” ha detto chiaramente parlando con il compagno di carcere il 27 marzo 2016.

Pensiero fisso: uscire dal carcere
“Il mio unico pensiero è uscire dal carcere”. Le cimici hanno registrato chiaramente Giuseppe Graviano, in cella da quando fu arrestato nel gennaio 1994. Il 17 luglio del 2016 ha anche riferito del suo periodo di detenzione al supercarcere di Pianosa. Diversamente da altri, lui non avrebbe mai subito alcun tipo di violenza: “A me non mi hanno mai toccato mi hanno portato a pianosa ma non mi hanno toccato mai…. Mi hanno messo nella stanza con Pietro Salerno…. E mi ha detto: Giusè da quando ci sei tu qua… in questa sezione, disse, è normale! Perché se non so se te l’hanno raccontato ma la mattina dovevi andare obbligatoriamente a passeggio, buttavano a terra acqua e sapone, e si doveva fare di corsa, durante le corse tu trovavi il cordone. Sai cos’è?…(…) ci sei passato mai sotto i cordoni con le manette ta ta ta (mima i colpi di manganello), la gente scivolava, Michele Greco e tutte quelle cose… (…) poi quando cominciarono a scoppiare le bombe si fermarono! Questo lo hanno tolto! Hanno tolto… di alzata di mani. A tutti cioè. Solo solo singolarmente”.

Falcone e la questione “41 bis”
Durante questi discorsi non sono mancati anche i riferimenti al famigerato “carcere duro”:
“Le polemiche del 41… le polemiche che ci sono adesso, tutte queste cose che accusano Conso, allora trovarono quello Amato al Dap (…) lui è venuto nel ‘93, poi hanno levato questo Amato e le cose si calmarono”.
Ma l’origine di quel regime carcerario, secondo il capomafia, era dovuta all’ingegno di Giovanni Falcone. “Se campava Falcone, altro che 41 bis - diceva in un’altra occasione -  Quando era alla direzione nazionale antimafia aveva proposto di costruire in tutte le carceri delle celle sotterranee dove mettere tutti i condannati al 416 bis. Anche quelli che dovevano fare una pena di cinque anni”. E poi ha aggiunto: “Il 41 bis era stato preparato prima delle stragi… non è stato Alfano a fare il 41 bis, è stato lui… (…) Voleva che si dovessero scontare le pene in queste celle sotterranee anche perché non c’erano queste norme comunitarie. E lui diceva: “Io non ho figli per colpa che ho combattuto la criminalità organizzata… si spaventava se succedeva qualcosa lui non ha fatto figli sai. Poi si è sposato con una donna divorziata, la Morvillo, che non aveva figli”. Quindi concludeva: “Se campava lui, altro che 41 bis”.
Falcone da Cosa nostra era seguito da vicino. Un gruppo di fuoco composto da mafiosi di Brancaccio e della provincia di Trapani (Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Vincenzo Sinacori, Lorenzo Tinnirello, Cristofaro Cannella, Francesco Geraci), si era recato a Roma proprio per ucciderlo facendo uso di armi da fuoco. Qualche tempo dopo però Riina richiamò questa squadretta in Sicilia. Il 24 settembre del 2016 Graviano, tornando a parlare con Adinolfi, bisbigliando, avrebbe raccontato un particolare di quel periodo,
ovvero “che nel 1992 a Roma, quando c'era Falcone al Costanzo, dove si sedeva, c'erano 8 persone... 8 persone. Eravamo io, ...palermitani, due di Brancaccìo, mici, due di.,.incompr... che poi se ne sono andati che avevano un matrimonio, e altri due che si sono fatti entrambi pentiti uno di Castelvetrano e uno di Mazara del Vallo, Sinacori e Geraci”. La puntata più nota in cui Falcone partecipò al Maurizio Costanzo Show fu quella dedicata, in tandem con Samarcanda di Michele Santoro, alla memoria dell’imprenditore Libero Grassi, ucciso nell’agosto del 1991. Puntata che andò in onda proprio nel settembre 1991. Significa che già allora i boss monitoravano gli spostamenti del magistrato? Si riferisce ad un'altra data? Oppure si tratta di un semplice errore di datazione nella memoria del capomafia di Brancaccio?

Il coltello
Il dubbio resta, così come si aprono interrogativi sul rinvenimento, nella cella del boss ad Ascoli Piceno, di un coltello rudimentale. Era nascosto nell’intercapedine del letto. Come è possibile che lo stesso abbia superato i controlli del carcere di Marina del Tronto? La Procura di Ascoli contesta a Graviano il porto abusivo di arma: una lama piuttosto lunga, con un'impugnatura realizzata con del nastro isolante. Attraverso il suo difensore, Graviano si è opposto al sequestro del coltello di cui disconosce la proprietà. Dopo questo episodio il boss è stato trasferito presso il carcere di Terni.

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