Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Se ne va l’uomo che contribuì, con una menzogna, a scatenare la disastrosa guerra contro Saddam

È venuto a mancare Colin Powell, stroncato all’età di 84 anni per complicazioni da Covid-19. Ad annunciarlo è stata la famiglia, che lo ha salutato come un grande patriota americano.
L’America perde un grande servitore dello Stato”, ha affermato l’ex presidente George W. Bush; a fargli eco, un altro falco dell’imperialismo americano Dick Cheney che lo ha definito come “un uomo che amava il suo Paese e l’ha servito bene e a lungo”.
Non è un caso che i maggiori ossequi provengano dai falchi Neoconservatori americani, coloro che premeditarono un nuovo secolo americano in cui, citando il Piano per la Difesa Nazionale del 1992 l’obiettivo prioritario era “quello di evitare il presentarsi di un nuovo rivale, sia nel territorio dell’Unione Sovietica, che altrove…” motivo per il quale gli Stati Uniti dovevano “dimostrare la leadership necessaria per stabilire e proteggere un nuovo ordine (mondiale)”.
Un gruppo di potere che già nel 1997 pubblicò un documento chiamato “Project For The New American Century” in cui già si stabiliva che nel 2017 la Cina sarebbe divenuta la principale minaccia degli stati Uniti d’America.
Gli stessi personaggi che premeditarono già a settembre 2001, stando alle parole di Wesley Clark (comandante Supremo delle forze alleate della Nato dal 1997 al 2000), un piano di aggressione di 7 paesi in 5 anni: nell’ordine, Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e infine, l’Iran.
La carriera di Powell può essere perfettamente contestualizzata in questi piani, in parte attuati, che negli anni hanno messo a ferro e fuoco il medio oriente, destabilizzando il mondo intero e provocando milioni di morti.
Figlio di immigrati giamaicani, Powell è cresciuto nel South Bronx e dopo aver frequentato le scuole pubbliche scelse di intraprendere la carriera militare. Risale al 1962 la sua prima missione in Vietnam come consigliere militare dell’esercito sudvietnamita.
Fu in questo conflitto che commise per sua ammissione atroci crimini di guerra, stampati nel suo libro di memorie “My American Journey”. In un passaggio, racconta di aver guidato i soldati sudvietnamiti in un attacco contro un villaggio pieno di famiglie, anziani e altri non combattenti:
La gente era fuggita al nostro avvicinarsi, ad eccezione di una donna anziana troppo debole per muoversi. Abbiamo bruciato le capanne con il tetto di paglia, dando fuoco alle fiamme con gli accendini Ronson e Zippo...Ho Chi Minh aveva detto che le persone erano come il mare in cui nuotavano i suoi guerriglieri… Abbiamo cercato di risolvere il problema rendendo inabitabile tutto il mare”.
In un altro frammento di memorie spiegava come nel caso in cui un elicottero individuava “un contadino in pigiama nero che sembrava vagamente sospettoso, un possibile MAM, il pilota volterebbe e sparerebbe davanti a lui…il suo movimento veniva giudicato prova di intenti ostili e la raffica successiva non era diretta davanti, ma contro di lui".
Nonostante questi vividi ricordi furono ben rievocati nella stesura della sua biografia redatta decenni dopo, nel 1968, a seguito del Massacro di My Lai, incaricato delle investigazioni sull'accaduto, Powell scrisse che le relazioni tra soldati americani e civili vietnamiti erano eccellenti, anche se la strage costò la vita a 347 civili inermi.
La sua carriera nella politica imperialista americana fu dunque una collezione di successi: da vicepresidente del segretario alla Difesa Caspar Weinberger durante l’amministrazione Reagan è stato coinvolto nell’affare Iran-Contra, in cui il governo finanziò i contras del Nicaragua anche grazie alla vendita di armamenti all’Iran. Nonostante Reagan li avesse definiti come "l'equivalente morale dei nostri padri fondatori", molti bersagli della violenza dei guerriglieri erano civili, compresi donne e bambini, che erano inoltre spesso vittime di aggressioni sessuali e altre atrocità disumanizzanti. Le violenze erano talmente evidenti che nel 1986 la Corte Internazionale di Giustizia ordinò all'amministrazione Reagan di porre fine alla guerra dei contra e di risarcire il Nicaragua; provvedimento che non sarebbe mai stato posto in essere nemmeno dalle successive amministrazioni.
Rispetto a questa vicenda Powel nel 1995, ai giornalisti Norman Solomon e Robert Parry, confidò:
Lavorando per Ronald Reagan come suo vice consigliere per la sicurezza nazionale e consigliere per la sicurezza nazionale, ho lavorato molto duramente, ho combattuto molto duramente per ottenere un sostegno adeguato ai contras, i combattenti per la libertà, che stavano resistendo al governo comunista degli Ortegas in Nicaragua... Non ho rimpianti per il mio ruolo”.
Un ruolo che fu poi determinante nel corso della prima Guerra del Golfo nel 1991, stavolta in qualità di presidente dei capi di stato maggiore. Gli Stati Uniti infatti non fecero nulla per impedire che Saddam invadesse il Kuwait, nonostante avessero avuto la possibilità di anticiparne le mosse con largo preavviso. Emerge al contrario con chiarezza, il fatto che l’amministrazione statunitense intraprese misure volte a facilitare l’attacco, salvo poi, rispondere duramente attraverso un poderoso attacco militare.
Mentre Walter. Pat Lang, un analista della Defense Intelligence Agency, aveva rilevato, grazie alle immagini scattate dai satelliti il 16 luglio 1990, che le forze irachene si stavano dirigendo al confine col Kuwait, Powell , definì la situazione “preoccupante ma non allarmante”.
Che la strategia statunitense fosse quella della linea morbida per spingere l’Iraq ad attaccare lo conferma ambasciatrice degli Stati Uniti a Baghdad, April Glaspie, che in prossimità dell’attacco assicurava a Saddam Hussein di “avere dirette istruzioni dal presidente di ricercare migliori relazioni con l’Iraq” e che Washington non aveva alcuna opinione sui conflitti inter-arabi come la “disputa di confine con il Kuwait”.
Con l’invasione da parte irachena i presupposti dell’intervento americano furono realizzati: un’invasione che costo la vita a 100 mila militari e 20 mila civili, ma che sarebbe stato solo il primo capito di un epilogo ben più sanguinoso:
è certamente in qualità di segretario di stato (ruolo che assunse dal 2001 al 2005), che Powel divenne celebre al mondo per aver mostrato alle nazioni unite, una fialetta come prova del possesso dell’Iraq di armi di distruzione di massa.
Una colossale messa in scena, oramai messa in evidenza dal celebre rapporto di John Chilcot, presidente della commissione d’inchiesta britannica, in cui si dimostro che l’intervento Nato contro il paese avviato nel marzo 2003 e che secondo il Costs of War Project provocò dalle 275.087 a 306.495, venne basato su rapporti palesemente falsi; senz’altro della stessa valenza di quelli che Powell aveva curato per dimostrare gli “ottimi rapporti” dei soldati americani con i civili vietnamiti.
Ecco dunque la biografia di un patriota del nostro tempo, un vero amante del suo paese, un vero soldato della libertà; quell’apparente libertà identificabile nel tenore di vita consumista occidentale (non negoziabile), per la quale il resto del mondo può essere gettato nelle fiamme dell’inferno.

Foto © Imagoeconomica

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy