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Il rilascio in mare degli scarti radioattivi liquidi provenienti dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi avrà inizio nella primavera del 2023. Questo è stato quanto affermato mercoledì scorso da parte di Tokyo Electric Power Company Holdings (TEPCO). L’operazione poi, dovrebbe continuare per circa 30 anni. Un atto estremamente pericoloso, non solo per gli effetti ambientali gravi ed irreversibili, ma anche e soprattutto per le conseguenze sulla vita delle persone. La decisione del governo giapponese rispetto allo scarico del materiale radioattivo risale, in effetti, allo scorso 13 aprile ed era stata ufficializzata durante una riunione del gabinetto in cui il governo aveva rassicurato che l’operazione non avrebbe provocato alcun danno alla salute umana.

Ad aprile, i rifiuti ammontavano a oltre 1,23 milioni di tonnellate. Si tratta di acqua contaminata che è stata utilizzata per il raffreddamento dei reattori danneggiati nel disastro dell’11 marzo 2011 alla centrale nucleare Fukushima Daiichi.
Le acque erano state, in seguito, trattate per rimuovere le sostanze radioattive contenute al loro interno e immagazzinate in dei container che si prevede raggiungeranno, però, il massimo della capacità entro l’estate del 2022. Per questo motivo, il premier giapponese, Yoshihide Suga, si era prodigato per una decisione rapida sulla gestione degli scarti.
Nonostante i trattamenti subiti, le acque rimangono altamente contaminate: il processo a cui sono state sottoposte non ha, infatti, rimosso il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno, che dovrà essere diluito da grandi quantità di acqua di mare. In questo modo, TEPCO prevede di abbassare i livelli di concentrazione di materiali radioattivi al di sotto dei limiti previsti dalla legge.

Il piano presentato dalla compagnia giapponese consiste nella costruzione di un tunnel sottomarino in cui passerà una tubatura che permetterà di rilasciare le acque contaminate ad un chilometro dalla costa e ad una profondità di 12 metri. Questa soluzione è stata trovata per venire incontro alle proteste dei pescatori e dei residenti delle zone costiere.
TEPCO aspetta, però, ancora di ottenere il loro supporto, prima di poter richiedere l’approvazione del piano alla Nuclear Regulation Authority. In merito alla questione, martedì scorso, il governo ha approvato l’istituzione di un fondo per attutire i danni alle attività locali.

Secondo i funzionari governativi, il rilascio in mare sarebbe l’opzione più realistica ed efficace per lo smaltimento degli scarti liquidi contaminati.
Già ad aprile, però, la decisione ha incontrato le prime espressioni di dissenso non solo degli abitanti e delle attività locali, ma anche dei Paesi vicini, tra i quali Cina e Korea del Sud, e di associazioni come Greenpeace.
In effetti, l’organizzazione ambientalista ha criticato la politica del governo giapponese, perché “ignora completamente i diritti umani e gli interessi della gente di Fukushima e in generale del Giappone e della parte di Asia che si affaccia sul Pacifico”.
La scelta presa dal Giappone non prende in considerazione i rischi alla salute degli abitanti della costa e della biodiversità marina che comporterà il rilascio in mare di acque contaminate. Inoltre, Greenpeace ha accusato il governo di non aver preso in considerazione la sufficiente disponibilità di stoccaggio dell’acqua contaminata nel sito nucleare e nei distretti circostanti, che permetterebbe di immagazzinare l’acqua per un lungo periodo, in cui potrebbe essere trattata per ridurne la contaminazione. Il rilascio degli scarti liquidi nell’oceano è la soluzione più immediata e, soprattutto, più economica.

Sempre Greenpeace ha pubblicato, inoltre, i risultati di un sondaggio a livello nazionale sulla questione, da cui emerge che il 50,8% del Paese è contrario alla decisione presa, perché crede avrà “un effetto negativo non solo sulla prefettura di Fukushima, ma anche sul Giappone e sul mondo intero”.

Nonostante le proteste, la decisione è stata confermata e, ora, TEPCO ha iniziato a pianificare nel concreto l’operazione. Il governo giapponese sembra irrefrenabile, mentre il Paese e, probabilmente, il mondo intero corrono un enorme rischio.
Il disastro di Fukushima è stata una tragedia, il più grave incidente nucleare dopo quello di Černobyl’, e l’umanità non ha ancora finito di pagarne le conseguenze.

Foto © IAEA Imagebank/Flickr

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