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“Navalny non è più un prigioniero di coscienza”. A dichiaralo è Amnesty International che ha motivato la sua decisione, richiamando le frasi razziste ed incitanti alla violenza pronunciate dall’attivista russo in passato.
Negli anni 2000 infatti, egli era vicino agli ambienti dell’estrema destra russa e aveva candidamente paragonato i musulmani a scarafaggi, suggerendo di adoperare le "pistole" contro di loro. Non ritrattò mai queste frasi: nel 2017, in un'intervista al Guardian, aveva affermato di non avere "rimpianti" per le sue dichiarazioni passate e definì il suo confronto tra migranti e scarafaggi "licenza artistica". Lo scorso ottobre al Der Spiegel aveva confessato di avere "le stesse opinioni" che aveva quando si era avvicinato alla politica.
Ecco cadere la maschera di cera che si era costruita sul sedicente accreditato ed autorevole oppositore alla Russia di Putin, perseguitato ed incarcerato per le sue “idee”. Era stato presentato al mondo come il martire di un regime lontano, di un potere nemico di quel “mondo libero” che ci appartiene e dovremmo difendere ad ogni costo.
Ma chi è davvero Alexei Navalny?
Come è possibile visionare dal suo sito ufficiale, si è formato all’università statunitense di Yale come partecipante al «Greenberg World Fellows Program», un programma creato nel 2002 per il quale vengono selezionati ogni anno su scala mondiale 16 persone con caratteristiche tali da farne dei «leader globali».
Navalny è stato allo stesso tempo co-fondatore del movimento “Alternativa democratica”, beneficiario della National Endowment for Democracy (Ned), una potente fondazione privata statunitense che con fondi forniti anche dal Congresso ha finanziato migliaia di organizzazioni non-governative in oltre 90 paesi, allo scopo di diffondere la “democrazia” dove ve ne è bisogno.
In particolare, la Ned, è stata fortemente attiva in Ucraina, dove ha sostenuto il colpo di stato di piazza Maidan contro l’allora presidente eletto Yanukovich.
Non sono inoltre un mistero i rapporti di Navalny con i servizi segreti occidentali: in un video ripreso dagli agenti russi del controspionaggio Vladimir Ashurkov, il braccio destro dell’attivista, incontra in un ristorante di Mosca William Thomas Ford, agente dell’MI6 inglese, chiedendo apertamente finanziamenti per la sua campagna politica, impegnandosi a stabilire contatti con gli oligarchi al fine di rassicurarli sulla preservazione dei loro privilegi.
Per quanto la stampa occidentale dispensi onorificenze sulla sua prigionia politica, il blogger è stato condannato a 3 anni e mezzo di carcere per aver violato la libertà vigilata decisa a seguito di una precedente condanna per appropriazione indebita di 30 milioni di rubli ($ 400.000) per conto di due società, tra le quali figura il marchio di cosmetici francese Yves Rocher.
Navalny è anche indagato per frode. “Gli investigatori”, ha dichiarato il portavoce del comitato investigativo russo Svetlana Petrenko, “hanno stabilito che, per le esigenze di un certo numero di organizzazioni senza scopo di lucro, sono state raccolte donazioni da individui per un importo di 588 milioni di rubli. Nonostante il denaro fosse destinato esclusivamente alle esigenze di queste organizzazioni, Navalny, in qualità di leader, avrebbe speso più di 356 milioni di rubli (4,8 milioni di dollari) di tali fondi per esigenze personali, come l’acquisto di proprietà private, valori materiali e rimborsi spese, compresi viaggi personali all’estero”.
Curioso come la sentenza di condanna sia arrivata a seguito di un supposto tentativo di avvelenamento contro di lui tramite agente nervino Novichok, architettato dall’FSB. La vicenda ha scatenato un'enorme risonanza mediatica, sdegno internazionale e grande pressione sulle diplomazie europee nei confronti della Russia. Ma come si sono svolti i fatti?
Il 44enne e attivista anti-corruzione, nel mese di agosto si era sentito male sul volo che lo stava riportando a Mosca da Tomsk, in Siberia.
Trasferito all’ospedale di Omsk in gravi condizioni di salute, a seguito di numerose pressioni, viene trasportato in Germania nel momento in cui, a detta di Anatoly Kalinichenko, vicedirettore del polo sanitario, le sue condizioni erano tali da permettergli di non dover restare attaccato ai macchinari. Nessuna traccia di avvelenamento era stata riscontrata durante la sua degenza ad Omsk.
Mentre è ricoverato a Berlino, vengono svolte delle analisi commissionate a un laboratorio speciale dell’esercito tedesco per le analisi tossicologiche. Dal test è risultata "senza alcun dubbio" la presenza di una sostanza tossica chimica del gruppo Novichok.
L’agente nervino sarebbe stato inserito nelle mutande dell’attivista e gli autori del tentato assassinio sarebbero stati smascherati grazie allo stesso Navalny che, fingendosi un alto ufficiale del Consiglio di sicurezza statale, avrebbe telefonato con numero privato ad un uomo, Konstantin Kudryavtsev, membro dei servizi segreti russi e avrebbe da questi ricevuto tutti i dettagli sul fallito avvelenamento.
Nessun dubbio è stato posto in merito alla veridicità di questa storia e per la stampa occidentale la parola del blogger è stata fin da subito la sentenza di condanna nei confronti del “regime” russo.
L’oppositore sarebbe dunque stato avvelenato in quanto rappresenterebbe una minaccia al potere politico di Vladimir Putin dato il suo consenso sempre crescente tra la popolazione.
Tuttavia, secondo un sondaggio del Levada Center, considerato più indipendente rispetto alle controparti statali, solo il 15% dei russi considera il presunto avvelenamento un tentativo delle autorità di sbarazzarsi di un avversario politico. Lo stesso sondaggio, che ha esaminato 1.617 russi di età pari o superiore a 18 anni, ha mostrato che il 7% pensava che fosse la vendetta di qualcuno che aveva preso di mira in una delle sue indagini anti-corruzione.
Sempre il centro Levada ha appurato che soltanto il 22% degli intervistati supporta le proteste e soltanto il 19% l’operato di Navalny, mentre il 56% continua ad avere un’opinione negativa dell’attivista e un significativo 77% “non ha cambiato la propria attitudine nei confronti di Putin”.
Dubbi inoltre sorgono sull’avvelenamento da gas nervino. Ranieri Rossi, professore di farmacologia e tossicologia all’Università degli Studi di Siena, in merito ha scritto che “per il novichok in particolare (o meglio per alcuni novichok) è stata ipotizzata una LD50 (ovvero la quantità di sostanza che uccide il 50% degli individui) di 0.22mcg/kg ovvero 0.015 mg per un individuo adulto di 70 kg. Quindi ritrovarla nel sangue o nelle urine dell’individuo colpito è molto difficile anche con le più avanzate tecnologie di analisi, impossibile oltretutto nel caso di Navalnyj quando le analisi si sono potute effettuare solo dopo alcuni giorni”.
Non mancano dunque i punti controversi e da chiarire in questa vicenda che, almeno negli effetti, si configura come un nuovo strumento per isolare la Russia e minare i suoi legami economici con l’Europa.
È proprio il caso Navalny che sta spingendo i paesi dell’eurozona ad intraprendere nuove sanzioni contro Mosca: nella riunione del Consiglio affari esteri a Bruxelles del 22 febbraio, i ministri dei 27 hanno deciso all'unanimità di accogliere la proposta dell'alto rappresentante, Josep Borrell, di procedere con nuove misure punitive. Altre sanzioni sono state evocate dal nuovo segretario di stato Antony Blinken nei confronti della Germania se ultimerà i lavori per la messa in opera del gasdotto russo North Stream 2 richiamando la vicenda dell’attivista russo.
Non si può dunque negare che come alibi per perseguire la nuova guerra fredda contro la Russia, stia funzionando alla perfezione. Non può altresì passare inosservato come l’occidente, la stampa mainstream, abbia incoronato come paladino della libertà un razzista, xenofobo dichiarato, mentre non proferisce parola nei confronti del giornalista Julian Assange, colpevole di aver divulgato e resi noti al pubblico gli innumerevoli crimini di guerra della coalizione Atlantica nelle sue “missioni di pace” attorno al globo.

Foto © Imagoeconomica

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