Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Il modo migliore per onorare la memoria di un giornalista è continuare il suo lavoro. È per questo che 18 testate giornalistiche di tutto il mondo, tra cui Repubblica, unico giornale italiano, hanno deciso dopo l’assassinio della giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia di dare vita al consorzio “Daphne Project”. Riprendendo i fili delle sue inchieste. E portando avanti le sue storie. Lo hanno fatto in un’inchiesta collettiva durata cinque mesi che sarà pubblicata nelle prossime settimane da tutte le testate che hanno partecipato al progetto.

L'assassinio
daphne project 2Quell'incontro tra il ministro e i killer

di Carlo Bonini e Giuliano Foschini
Valletta
. Chi sono i mandanti dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia? Sei mesi dopo l’autobomba del 16 ottobre 2017 a Bidnija, la Polizia maltese è convinta della prima e unica pista imboccata dopo lo scempio. Quella politicamente “neutra” della criminalità organizzata locale, di cui la giornalista si era occupata solo marginalmente. L’inchiesta del “Daphne Project”, coordinata dal consorzio di 18 testate internazionali “Forbidden Stories”, documenta, al contrario, altre circostanze. Tre particolarmente significative. Che indicano come l’omicidio, o quantomeno il suo contesto, si collochi in una zona di confine dove la Politica e la mano del crimine organizzato si sfiorano e si confondono.

La prima: due diversi testimoni, rintracciati e intervistati dai giornalisti del Consorzio, riferiscono di aver visto il Ministro dell’Economia maltese, l’avvocato Chris Cardona, colloquiare in un bar dell’isola, il Ferdinand’s di Siggiewi, con i fratelli George e Alfred Degiorgio, due dei tre presunti esecutori materiali dell’omicidio di Daphne. Uno dei due testimoni ricorda un incontro nel novembre del 2017, un mese dopo l’omicidio. L’altro ha memoria invece di due incontri: uno a novembre e uno prima dell’assassinio.

La seconda: i tre uomini accusati di essere gli esecutori materiali dell’omicidio (i fratelli Degiorgio e Vincent Muscat) furono avvisati da una talpa del loro imminente arresto, avvenuto il 4 dicembre 2017 a Marsa. Circostanza, quest’ultima, documentata durante il loro interrogatorio di polizia il 5 dicembre 2017.

La terza: l’utenza telefonica cellulare di George Degiorgio, l’uomo che, alle 14.58 del 16 ottobre 2017, inviò l’sms che trasformò in una palla di fuoco la Peugeout 108 su cui viaggiava Daphne, era intercettata per altre ragioni dall’Intelligence maltese già da diverse settimane prima dell’attentato. Ma questo non impedì l’autobomba. Perché chi ascoltava e seguiva le mosse di George Degiorgio non riuscì a comprendere cosa stava progettando? Fu per un errore di superficialità, per l’abilità degli assassini a dissimulare il loro piano, o perché qualcuno decise di essere spettatore dell’esecuzione di Daphne?

lab.gruppoespresso.it

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy