Enna. "In realtà la bonifica della miniera di Pasquasia, per la quale erano stati stanziati 8 milioni di euro, solamente per lo smaltimento del cemento amianto, non é mai iniziato. A Pasquasia, piuttosto, é stato fatto un sacco" . Lo ha detto il comandante dei carabinieri di Enna, col. Paolo Puntel in conferenza stampa nell'ambito dell'operazione "Bonifica Pasquasia" che oggi ha portato all'esecuzione di 11 misure cautelari emessi dal Gip nissena Francesco Lauricella. L'attività che ha portato all'operazione su mafia, corruzione, smaltimento illecito di rifiuti tossici alla ex miniera di Pasquasia, è stata condotta dai carabinieri che, dal 2013 al marzo 2014, attraverso intercettazioni hanno accertato che la bonifica della ex miniera appaltata per 8 milioni di euro, non era stata avviata. In realtà, tutto il materiale ferroso, il rame, e l'amianto che la ditta aggiudicataria la 1Emme di Bergamo avrebbe dovuto smaltire, venivano o venduti in nero, come il rame, o trattato con una finta vernice isolante 8come l'amianto) che non garantiva la sigillatura delle pericolose fibre di asbesto. L'inchiesta parte dalle dichiarazioni di alcuni pentiti che hanno rivelato quanto stava accadendo nella miniera di Pasquasia con il coinvolgimento di Cosa Nostra, cui sarebbero vicini i fratelli Michele e Antonino Berna Nasca, già coinvolti in operazioni antimafia, che si occupavano di reperire la manovalanza e imponevano le ditte di trasporti e il capocantiere Aranzulla.

ANSA

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