“Il suo insegnamento più grande? Far capire cosa significa essere una persona libera"

Siamo in tempo di elezioni e oggi più che mai non è facile, guardando alla politica, trovare i giusti riferimenti. Del resto non è un caso se, anno dopo anno, è sempre più alto il numero dell'astensionismo. Ciò avviene perché non ci sono più figure di spessore che possano rappresentare concretamente i bisogni dei cittadini. Figure come Tina Anselmi, una “rivoluzionaria” capace di essere esempio per donne e uomini anche grazie a quel coraggio dimostrato nell’opporsi contro i centri di potere, soprattutto occulti, sfidandoli nella sua esemplare normalità, quando fu Presidente della Commissione Bicamerale Inquirente sulla loggia massonica P2 di Licio Gelli.
Nei giorni scorsi la sua storia è stata ricordata a Roma, in Campidoglio e presto, per raccontarla, ci sarà anche un film.
Nel frattempo abbiamo voluto raggiungere Emanuela Guizzon, nipote della Onorevole e figlia di Maria Teresa Anselmi, la sorella maggiore di Tina, che ha vissuto per anni assieme alla zia quando si trovava a Castelfranco.

Emanuela Guizzon come definirebbe Tina Anselmi se dovesse usare un aggettivo?
Per descrivere la zia non basterebbe certo un solo aggettivo. La prima cosa che mi viene in mente è la parola coraggiosa. Del resto il coraggio l'ha contraddistinta in tutta la sua vita. E' stata una donna molto forte, sin dai 17 anni, quando si è trovata nel mezzo di una guerra, lei ha scelto di non voltarsi dall'altra parte. Scelse la Resistenza per salvare la libertà sua, dei suoi amici, del suo Paese. Una scelta comunque non semplice che l'ha fatta diventare adulta prima del tempo.
Ma lei era così. Quando le chiedevano qualcosa diceva sempre “se io posso, devo”. E così faceva, con coraggio, vivendo nell'attimo e scegliendo di esserci. E lei non si è mai fermata. Dopo la liberazione è stata sindacalista fino a divenire ministra. La sua è stata una partecipazione attiva. E lo faceva stando in mezzo alla gente.
Lei aveva una visione della politica alta. Il lunedì a Castelfranco lo dedicava alle persone. Chiunque poteva venire a parlare con lei. E la zia ascoltava tutti: donne, uomini, giovani, anziani, svariate categorie di lavoratori. Registrava tutto e poi si confrontava anche con colleghe e colleghi di altri territori in modo da capire se certe problematiche fossero confinate ad un solo luogo o se certe situazioni avessero un respiro nazionale. Una visione lungimirante della politica.
E lei ci teneva a questo contatto con il proprio paese, con le persone che la avevano eletta. Al tempo eleggevi la persona e lei si sentiva in dovere di rispondere.


anselmi pranzo tavola

Lei, che è la più grande di cinque nipoti, quattro femmine e un maschio, è stata una testimone privilegiata della vita di Tina Anselmi, avendo vissuto con la sua famiglia, di fatto nell'abitazione accanto per ben 53 anni, nei momenti belli e in quelli dolorosi. Quanto è stata importante per la sua vita?
Sicuramente è stata molto importante. La zia, la vita che ha fatto, nel bene e nel male hanno indubbiamente influenzato la mia vita. Guardando oggi ritengo che vivere con lei è stato un privilegio. Lei aveva questo spessore culturale, intimo e anche spirituale, che era notevole in ogni suo aspetto. Lo percepivi semplicemente standole accanto. Da questo punto di vista la sua è un'eredità impegnativa, ma ogni volta si imparava qualcosa. Anche le conversazioni in casa, a tavola, erano sempre di una certa levatura.
A volte certi argomenti potevano sembrare noiosi per noi che eravamo piccole. Quello era il momento in cui parlavano gli adulti. Ma in questo modo ho imparato ad ascoltare. E non è affatto scontato, ancor di più oggi dove non ascolta più nessuno. Guarda ciò che sta avvenendo in campagna elettorale, dove ci si parla sempre addosso. Forse, se ascoltassimo ciò che si dice magari tutti noi potremmo prendere decisioni in maniera diversa.


anselmi evento 1


Anche voi venivate coinvolti in discussioni politiche?
Sì, poteva capitare. Ricordo, ad esempio, quando in discussione c'era la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza. Lei mi chiedeva come vivessimo l'argomento a scuola tra ragazze. Al tempo andavo al liceo. Voleva capire come ne parlassero e come ragionassero le giovani donne. Non voleva sentire solo la gente della sua età. Anche questo era un modo per far sentire partecipi.

La descrizione di una giornata con sua zia?
Molte volte lei arrivava così, all'improvviso. Magari si trovava di passaggio, chiamava mia madre e diceva che sarebbe venuta a casa. E spesso non era da sola, ma veniva con ospiti. E si condivideva assieme quel che si aveva, anche fosse stato formaggio e pane. Se lei stava bene stava bene anche il suo ospite. Una volta vennero addirittura in dieci. Ricordo la preoccupazione in casa. Dal nostro punto di vista c'era la preoccupazione di dover metter su un pranzo decente, ancor di più se c'erano anche ospiti che non conoscevamo. Così ci si arrangiava. E magari si chiamava in fretta e furia un ristorante o qualche negozio per comprare qualche vassoio di qualcosa da poter condividere. La zia era così. Per lei era importante stare insieme. Una visione semplice della vita che rendeva divertenti anche le cose impegnative.


anselmi emanuela raffaela

Può raccontarci qualche altro aneddoto?
Tra gli ospiti che abbiamo avuto ricordo sempre quando ci siamo trovati di fronte Romano Prodi. Noi lo vedevamo in televisione. Era il presidente dell'IRI all'epoca. Quell'incontro lo ricordo particolarmente perché lui parlava e parlava ed io avevo la sensazione che si stessero perdendo in un bicchiere d'acqua parlando di un problema che per me non lo era. Da giovane sedicenne mi permisi di intervenire. Ma lui rimaneva nella sua posizione. A quel tempo io ho capito che le persone sono normali, anche quando sono particolarmente note o famose. Le puoi vedere in tv, ma hanno un piano umano con debolezze e problemi che non ti aspetti. Anche questo è stato un momento di crescita personale molto importante. Ma non tutto era sempre così serioso. Ci sono stati anche tanti momenti divertenti.

Alcuni esempi?
Ricordo una volta una grossa indigestione di panna montata. Io ne andavo matta da piccola e lei, ogni volta che veniva da Roma, si fermava in latteria portando la panna montata fresca. Ricordo quel giorno in cui mi trovavo con le mie zie più giovani. Andammo a prendere un gelato: tre cornetti con panna che mangiai con gusto. Ad un certo punto arrivò la chiamata che la zia Tina stava tornando. Dentro di me speravo che quella volta si fosse dimenticata della panna montata fresca. Niente da fare. Quel giorno stetti molto male. Credo di non aver più toccato la panna montata fino a 18 anni dove l'ho assaggiata in gita a Parigi. Quello fu un piccolo trauma. 


anselmi evento 2


Detto questo devo dire che la zia è sempre stata una figura presente nella nostra vita. Non si dimenticava mai un compleanno. Era affettuosa. Io ho anche avuto la fortuna di essere con lei nelle vacanze in montagna. Zaino in spalla si raggiungevano i rifugi affrontando lunghi cammini. Abbiamo fatto cose da pazzi. Bagni al lago a duemila metri con l'acqua gelida. Sono momenti di gioia che porto sempre con me e che ricordo con grande affetto. Anche in quelle occasioni si respirava libertà e indipendenza.
Un certo periodo abbiamo anche condiviso amicizie. E alcune di queste sono rimaste ancora oggi.

Lei ricorda il fallito attentato dell’8 marzo 1980? Fu un caso che nel giardino della vostra casa che era anche quello della zia si inceppò una carica di tritolo che avrebbe fatto saltare in aria non solo la casa ma la mamma, lei e le sue due sorelle. La zia per un caso aveva cambiato programma altrimenti ci sarebbe stata anche lei e suo padre era già uscito...
Certo che lo ricordo. E' impossibile da dimenticare. Fu un caso che la zia quella notte non c'è stata, perché solo all'ultimo momento decise di fermarsi a Milano. Quello era un tempo dove la tensione aveva raggiunto il suo apice. Lei era impegnata in questo lavoro che io definisco, etico in ogni sua forma. Ma le minacce arrivavano da tempo, a prescindere da quell'impegno che la vedeva approfondire l'esistenza di certi apparati e centri di potere. Lei dava fastidio. C'era chi non sopportava questo suo essere carro armato. Perché quando si impegnava in qualcosa lei andava avanti, fino in fondo.


anselmi pronipoti

Come avete vissuto in casa la situazione?
Noi avevamo i telefoni sotto controllo, anche più di quel che immaginavamo. Lo dico, perché lo abbiamo saputo tempo dopo. Al tempo io avevo 17 anni ed è chiaro che certe situazioni avevano un peso su quella che era la mia vita. Ho vissuto una libertà limitata. Banalmente non potevo andare a mangiare il gelato o uscire con le mie amiche o i miei amici in maniera serena. In quel periodo c'erano anche minacce di rapimento. Così ogni volta dovevano muoversi i carabinieri in borghese. Alle volte mi trovavo costretta a rinunciare. Le nostre scelte di vita erano inevitabilmente legate anche a quelle che erano le scelte della zia Tina. Ci coinvolgevano tutti e condividevamo i pericoli che la riguardavano.

Nonostante tutto, però, la famiglia non l'ha mai lasciata sola...
Questo no. Nessuno avrebbe mai detto alla zia di non fare ciò che faceva o di non farlo come lo faceva. Era il suo lavoro, e nessuno voleva farle pesare quella condizione. Questo non significa che non vi fosse preoccupazione. Io ricordo mio padre che al tempo faticava a dormire. E quando sentivi i cani abbaiare sapevi che c'era del movimento attorno all'abitazione. La notte del fallito attentato c'era un macello. Ricordo che con mamma uscimmo in terrazza. Il cane era legato alla catena e non smetteva di agitarsi. Anche quello fu un caso. Perché in genere si scendeva e si liberava il cane. Quella notte no.
Da quel momento vi fu ancora più attenzione. Io ricordo un periodo in cui mi trovavo a risponderle spesso al telefono perché voleva sapere come stavamo, come vivevamo. Una volta telefonò 8 volte in 20 minuti. E questo dà la misura di quella che era la sua preoccupazione.
Ma era anche un modo per essere presente. Ed in effetti era un riferimento per tutti noi. Non mancava mai di prendersi del tempo, anche per capire cosa stessimo vivendo.


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Nei giorni scorsi in Campidoglio, assieme a sua madre, Maria, Edoardo Orian, nipote, la giornalista Anna Vinci (che di Tina Anselmi è stata biografa) e tanti altri avete ricordato la figura di sua zia. Quanto è importante il valore della memoria e perché, secondo lei, spesso essa viene calpestata?
Il valore della memoria è importantissimo. Soprattutto in un momento come questo in cui mancano i modelli. La memoria ci permette di sapere da dove veniamo e perché si è arrivati fino ad un certo punto. Altrimenti si ha un vuoto e non si vede il collegamento con l'origine delle cose.
Tutto viene inteso come un'imposizione o come qualcosa che è privo di senso. Ed oggi più che mai credo sia necessaria una memoria attiva che faccia riferimento alla nascita della nostra Costituzione. E' quella base della nostra democrazia, ma purtroppo oggi neanche la si conosce più.
La storia di mia zia è una di quelle che offre tanti spunti. E' stata una giovane partigiana, poi divenuta sindacalista, deputata al Parlamento, è stata la prima Ministro donna della Repubblica Italiana. E in politica è stata protagonista di grandi avvenimenti e storie del nostro Paese: dalla riforma della sanità alla legge sull' interruzione di gravidanza; dal rapimento e l'uccisione di Aldo Moro alle indagini e le conclusioni della Commissione di inchiesta, che presiedette, sulla Loggia P2 di Licio Gelli. Incontri come quello in Campidoglio sono utili anche per questo. Ma credo sia importantissimo anche andare a parlare con i giovani nelle scuole. Perché il futuro è loro.

Volendo guardare al peggio ci sarebbe anche chi vorrebbe cambiare la nostra Carta Costituzionale...
Ma il problema vero non è cambiarla. Mia zia stessa non pensava alla Costituzione come qualcosa che non potesse essere cambiato, ma il senso che dava a questo convincimento era per un suo perfezionamento. Il dramma è che la vogliono cambiare in senso negativo, peggiorandola. E ciò avviene anche perché la nostra non è una democrazia compiuta. Siamo ancora una democrazia agli inizi e quasi stiamo andando indietro.
Non c'è più partecipazione. E al di là delle parole per esercitare una democrazia serve l'impegno di tutti, non di pochi.


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Guardando alla politica oggi, alla società, cosa rimane, secondo lei, dell'eredità morale che Tina Anselmi ha lasciato?
Se guardo a quelle persone che hanno avuto modo di conoscerla, di incontrarla e di ascoltarla credo che sia rimasto tanto. Ed i suoi insegnamenti e valori li ritrovo in quella parte di società che si spende e si muove mettendo al centro il bene Comune.
L'insegnamento più grande della zia del resto è stato quello di farmi capire cosa significa essere una persona libera. Il concetto di libertà è semplice. Assumersi una responsabilità verso sé stessi, ma anche nei confronti degli altri.

Guardando alle elezioni attuali, ed anche alla società, come vede il quadro?
C'è una bella fetta di società, di gente comune, di associazioni, che vorrebbe impegnarsi e che sta ragionando bene. Pensiamo ad un tema come quello dell'ambiente. Ci sono tanti giovani che hanno capito l'importanza e che sono scesi in campo con forza per far sentire la loro. Un'azione genuina, forte, di rinnovamento. Però c'è chi li prende in giro per questo loro impegno. E non va bene. Guardando alle elezioni e al panorama di persone che ci vengono proposte, però, credo che il quadro sia desolante. Non è una questione di destra e sinistra, come dovrebbe essere, per chi crede in certi valori di libertà, di eguaglianza, di accoglienza…. Mi sembra di vedere tante maschere e poca sostanza.
Non ci sono più persone di spessore come poteva essere mia zia, un Moro, un De Gasperi. Anche il dibattito politico è impoverito.


anselmi pres libro roma


Tornando alla memoria, su Tina Anselmi sono stati scritti libri, Anna Vinci che è di fatto la biografa ne ha raccontato vari aspetti. Il film, di Rai Fiction, su sua zia dal titolo provvisorio ‘Partigiana della Democrazia’, di cui si stanno ultimando le riprese proprio in questi giorni, lei con quale spirito lo guarderà? Prevarrà in lei la tenerezza della nipote?
Le riprese sono iniziate in questo mese.
Mi piacerebbe essere sorpresa. Mi piacerebbe che questo film possa mostrare la zia nella sua identità più umana, che possa mostrare il suo percorso ed i suoi sacrifici. Perché per arrivare dove è arrivata, addirittura rivestendo il ruolo di ministra, ha dovuto fare una gran gavetta. Ma oltre a questa ricostruzione storica dei fatti spero soprattutto di emozionarmi come mi è capitato per un lavoro teatrale che ho visto qualche tempo addietro, come mi è capitato leggendo il libro Storia di una passione politica. Ogni volta mi commuovo come nipote perché l'attrice, le parole, riescono a rendere lo spessore di questa donna che è stata mia zia. E' questo il ritratto che vorrei.

Nel momento della realizzazione di un sogno, il film in questione, che ha avuto una gestazione di 5 anni, ci sono sempre le persone che salgono sul carro del vincitore, chi sono coloro che teme di più?
Personalmente io ho avuto un grande privilegio: quello di vivere con lei. La preziosità del tempo che ci siamo dedicate nelle varie forme, vivendoci assieme, non può togliermelo nessuno. Quelli che salgono sul carro del vincitore ci sono sempre stati e magari ci saranno. In genere sono quelli che non avrebbero mai avuto il coraggio che ha avuto lei di portare avanti certe battaglie.
Personalmente credo che la zia non abbia bisogno di essere difesa perché la sua vita parla per lei. Ma è certamente un dovere ricordarla. Chi salirà alla fine sul carro? E chi può dirlo. Ci sono quelli che salgono perché hanno vinto ed hanno combattuto e che hanno il diritto di essere lì. Ma anche quelli che non hanno vinto e che magari sono quelli che strepitano e che appaiono di più.
Tanto chi ha buona memoria li riconosce subito.


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In foto di copertina: Emanuela Guizzon insieme a Tina Anselmi

Foto © per gentile concessione di Emanuela Guizzon

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