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di Aaron Pettinari - Video
Nelle carte i contatti con Creazzo e la scelta del partito con cui candidarsi
Ex governatore Scopelliti sotto "ricatto elettorale”?

"La complessa attività investigativa svolta, nell'arco di quasi due anni, ha rilevato come l'amministrazione della cosa pubblica rappresenta oggetto di attenzione ed interesse della cosca Alvaro, sia quella propria dei Comuni (Sinopoli, Sant'Eufemia, Delianuova, San Procopio) nei cui confini territoriali la cosca ha sede ed impera, sia quella di gradino più elevato, riguardante l'intera Regione Calabria, ma finanche quella a livello nazionale. Come nelle migliori tradizioni 'ndranghetiste, anche la politica, tutta, è terreno elitario di interesse mafioso". Quest'ultima frase è ripetuta più volte nell'ordinanza di custodia cautelare del Gip, Tommasina Cotroneo, che nei giorni scorsi ha portato all'arresto di 65 persone.
Un contatto diretto che, secondo l'accusa, avrebbe sicuramente avuto con Domenico Creazzo, già sindaco di Sant’Eufemia d'Aspromonte, consigliere regionale eletto nelle file di Fratelli d’Italia dopo un passato con il Pd, arrestato e posto ai domiciliari.
La procura ha anche chiesto l’autorizzazione a procedere all’arresto di Marco Siclari (in foto), medico, senatore di Forza Italia, che il 3 marzo prossimo sarà esaminata dalla giunta per le immunità di Palazzo Madama.



'Ndranghetisti presenti per l'esordio di Creazzo in campagna elettorale
Nel corso delle indagini gli investigatori hanno annotato diversi momenti da cui si ricaverebbe l'appoggio delle famiglie mafiose nei confronti di Creazzo. Tra questi il giorno dell'inaugurazione della segreteria politica, avvenuto il 30 dicembre 2019, a cui hanno partecipato una serie di soggetti che, secondo la Dda di Reggio, appartenevano al clan Alvaro.
Si legge nel documento che in quel giorno "furono presenti svariati personaggi ritenuti in questa sede raggiunti da gravità indiziaria di appartenenza alla struttura criminale di 'Ndrangheta in esame. In gran completo ed in significativo schieramento che l'intera comunità stanziata in quel territorio avrebbe potuto chiaramente 'apprezzare' traendone le dovute conseguenze logico- fattuali presenziavano alla inaugurazione della segreteria politica tanti fedelissimi 'ndranghetisti della frangia laurendiana (la famiglia di Carmelo Laurendi, uno degli arrestati, ndr), uno dei capi del locale eufemiese e qualche rappresentante della cosca Alvaro".
E gli inquirenti fanno proprio l'elenco delle persone presenti: "Carbone Domenico alias U Ciaciu, Speranza Giuseppe, alias U Longu, Alati Angelo alias u Marocchinu, Cannizzaro Cosimo alias Sapagnoletta, Alvaro Carmine classe '74 alias u camociu, Idà Cosimo alias U diavulu, Luppino Domenico ed altri pregiudicati".
Secondo gli inquirenti, dunque "la scesa in campo degli `ndranghetisti del luogo insieme al Creazzo veniva, pertanto, in quel piccolo ambiente ufficializzata".
A quell'incontro doveva essere presente anche Francesco Piccolo, detto "Checco", così come era emerso da alcune intercettazioni tra lo stesso ed Antonino Creazzo (il fratello del consigliere anche lui coinvolto nel blitz, ndr). Non sarà presente solo perché era giunto sul posto con troppo anticipo e non poteva trattenersi. Comunque comunicava a Creazzo che si sarebbero visti nei giorni successivi.
Quel sostegno si sarebbe concretizzato all'esito delle elezioni e, secondo gli inquirenti "era l'intera cosca Alvaro a giovarsi dei favori già fatti o promessi e comunque assicurati da Antonino Creazzo, intermediario di Domenico Creazzo".



Contatto-ricatto Scopelliti
Altri elementi emersi nell’inchiesta coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gaetano Paci e dal sostituto procuratore della Dda Giulia Pantano riguardano i contatti con l'area più vicina all'ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti (che sta scontando la sua condanna per abuso in atti di ufficio e falso in atto pubblico nel processo scaturito dagli ammanchi nei bilanci del Comune di Reggio Calabria dal 2008 al 2010, anche noto come “caso Fallara”). Scopelliti in questi mesi aveva sempre negato qualsiasi tipo di appoggio a Creazzo, eppure scrive il gip che “l'intero gruppo politico che faceva riferimento all’ex governatore Giuseppe Scopelliti si era schierato in favore di Creazzo Domenico”.
Questo ulteriore "sostegno" sarebbe giunto grazie ad un ricatto. O almeno è quello che emergerebbe dall'ascolto di un'intercettazione, possibile grazie al trojan istallato nel cellulare di Antonino Creazzo. “Tutti questi di, di Scopelliti! Tutti questi di Scopelliti tutti con Mimmo sono! - sostiene il fratello del consigliere - Tutti con Mimmo. Sai come lo rispettano che manco i cani”. Un rispetto che, stando alla conversazione, non è stato poi così spontaneo. Il fratello del consigliere regionale arrestato parla di saluti e ringraziamenti ("Mimmo si è comportato bene! Sono andati a ringraziarlo tutti! E gli ha detto che gli manda… gli hanno detto ‘Ti ringrazia pure il presidente!’”) che sarebbero in qualche maniera giunti a causa di un "do ut des".
Scrivono gli inquirenti: "Creazzo Antonino spiegava anche la 'ragione' di tale sostegno ovvero il fatto che Domenico Creazzo disponesse di dati e documenti che, ove resi pubblici, avrebbero fortemente danneggiato sotto il profilo giudiziario Scopelliti e i suoi più fidati collaboratori, creando problematiche di natura giudiziaria".
Il passaggio chiave del dialogo con Domenico Alvaro, il 28 ottobre 2019, è il seguente: "Mimmo aveva tutte le carte per, per incularli a tutti e non gli ha fatto niente!”.
"Si arguiva quindi - si legge sempre nel documento - che Creazzo Domenico aveva disponibilità di informazioni segrete e riservate, il cui mancato 'uso' era funzionale ad ottenere il sostegno elettorale. Non emergeva invece chiaramente il 'titolo' per cui il politico avesse quei dati o documenti, se legato all'attività istituzionale o piuttosto alla sua pregressa attività di militare. E' logico supporre che potesse trattarsi di qualcosa di cui il Creazzo era venuto a conoscenza in ragione del vecchio incarico ricoperto nelle Forze dell'Ordine (come finanziere, ndr)".



Questioni di calcolo e non di partito
Il 24 maggio 2019 gli investigatori registrano un incontro tra Domenico Creazzo, organizzato dal fratello, e Domenico Laurendi. Secondo gli inquirenti era nota, in quel momento, la caratura mafiosa di Laurendi, che era stato arrestato e processato per il reato di partecipazione mafiosa alla cosca Alvaro e per essere uno dei capi del locale di Sant'Eufemia d'Aspromonte, comune del quale Creazzo era sindaco.
Un incontro in cui si parlava di favori (come l'interessamento per ottenere l'approvazione di alcune pratiche presso l'Ufficio del Genio civile), ma anche di politica. In particolare Laurendi veniva interpellato, oltre che per l'appoggio elettorale, anche "in merito alla scelta di campo da fare, ossia alla 'sacca' politica alla quale aderire per avere le massime garanzie possibili di elezione. Venivano quindi passati in rassegna l'Udc, la Lega, Forza Italia, la sinistra con Oliverio, la lista civica, Fratelli d'Italia". "Tutto avrebbe fatto brodo - si legge nelle carte -, a dispetto di ogni ideologia politica, di ideali e credo, purché il Creazzo potesse essere eletto e prima ancora potesse avere le maggiori possibilità di vittoria".
"Io l'ho detto bello libero... in modo chiaro... io mi candido dove salgo" diceva proprio Domenico Creazzo. E poi ancora: "... io sono scientifico questa volta, io... quant'è? Quanto valgo effettivamente? Cinquemila? Devo andare in un posto dove sono sicuro di essere il primo e là si deve prendere il seggi".
Alla fine la scelta cadde per Fratelli d’Italia ma, da quel che emerge, è chiaro che non vi era alcun tipo di ragionamento politico.
Tanto che, così come si legge nelle carte, sarebbero stati fatti anche dei tentativi per agganciare Salvini e candidarsi con la Lega.
L’obiettivo per Laureandi era uno solo: “Quello di avere un uomo eletto - scrivono i pm - che potesse garantire loro tutto e in nome del quale loro potessero farsi garanti”.

Foto © Imagoeconomica

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