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daphne the daphne projectdi Carlo Bonini
Soldi e corruzione l’inchiesta Daphne assedia il governo

La Bce ritira la licenza a Pilatus Bank e mette sotto pressione l’esecutivo Muscat

VALLETTA. Il fantasma della giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia (assassinata con un’autobomba il 16 ottobre 2017), il suo lavoro incompiuto raccolto dall’inchiesta giornalistica permanente del "Daphne Project", di cui ieri Repubblica ha pubblicato on-line le ultime rivelazioni che svelano l’identità dell’uomo dietro la società off-shore destinata a distribuire 2 milioni di euro di tangenti a due figure chiave del governo laburista (il capo di gabinetto Keith Schembri e il ministro Konrad Mizzi), non smette di chiedere conto a chi, ancora nei giorni scorsi, era tornato a maledirne la memoria.
Al governo laburista di Joseph Muscat che, alla fine di una settimana di passione, torna ad essere travolto da circostanze prima negate, quindi ignorate o insabbiate. E che ripropongono quello di Malta come un Caso Politico europeo con le maiuscole.
Con ordine. Pochi giorni fa, la Banca centrale europea aveva annunciato il definitivo ritiro della licenza ad operare nell’Eurozona alla "Pilatus bank", centrale di riciclaggio e tangenti a Malta del regime Azero. Quindi, ieri, l’inchiesta del "Daphne Project", indicando nel cittadino maltese Jorgen Fenech, l’amministratore delegato del consorzio che gestisce la nuova centrale elettrica dell’isola, l’uomo dietro la società off-shore con sede a Dubai "17 Black", ha definitivamente dimostrato e documentato come l’architettura societaria e finanziaria costruita lungo l’asse tra Malta, Azeirbajan, Dubai e i Caraibi, e che nelle società off-shore panamensi di Keith Schembri e Konrad Mizzi aveva il suo terminale, non avesse altra ragion d’essere che veicolare tangenti. Almeno 2 milioni di euro quelle accertate. A fronte di una movimentazione in entrata e uscita sui conti di quella società pari, nel solo 2015, a 10 milioni di euro e dai destinatari ancora ignoti.
Della Pilatus Bank, della "17 Black", delle società offshore di Schembri e Mizzi, Daphne aveva scritto negli ultimi due anni di vita. Ne aveva intuito la rilevanza, la funzione, senza che le venisse dato il tempo di acquisire e pubblicare evidenze definitive. Che ora, raccolte dal "Daphne Project", le danno ragione. E spiegano i motivi della sistematica aggressione politica che Daphne subì da viva e che ha continuato a subire da morta, nel tentativo, neppure dissimulato, di sporcarne e addirittura impedirne la memoria.
Così come spiegano anche l’afasia investigativa di almeno due inchieste giudiziarie che, tra il maggio del 2016 e la fine del 2017, erano state aperte proprio sulla "17 Black" e che hanno continuato pigramente a pestare acqua nel mortaio.
Esattamente come l’indagine sui mandanti dell’omicidio di Daphne.
Per quale ragione il premier Joseph Muscat continui a non pretendere le dimissioni di due uomini irrimediabilmente compromessi politicamente (al netto di eventuali responsabilità penali che la magistratura maltese, dipendente dall’esecutivo, dovesse mai avere la forza di accettare) come il suo capo di gabinetto Keith Schembri e il ministro Konrad Mizzi, trincerandosi dietro la necessità che «le indagini della magistratura maltese facciano il loro corso», non fa altro che accreditare una sola possibile conclusione. Che il cuore dell’esecutivo laburista sia cementato dal ricatto.
Quello che ha imposto, nei mesi e nelle settimane scorse, la difesa di ufficio, in Parlamento, sulla stampa locale, del ministro dell’Economia Chris Cardona che - come svelato dalle inchieste del "Daphne Project" - era stato in contatto prima e dopo l’omicidio con uno degli assassini di Daphne.
Quello che aveva suggerito, nel 2017, di chiedere e ottenere l’insabbiamento degli accertamenti compiuti in quell’anno dalla Financial Intelligence Analysis Unit (l’Agenzia antiriciclaggio maltese) sulla Pilatus Bank (il cui proprietario vantava un’amicizia intima con Muscat e Schembri).
Lo stesso che torna a raccontare cosa celava il mistero non più tale della "17 Black".

Tratto da: La Repubblica del 10 novembre 2018

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