"L'80% dei familiari delle vittime non conosce la verità"

"Camminiamo perché ci siano verità e giustizia. L'80% dei familiari non conosce la verità". Lo ricorda con forza Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, nel suo discorso a conclusione della XXVII Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Da piazza Plebiscito, dopo la lettura delle oltre mille vittime, ha tenuto un discorso a 360° in cui ha toccato i temi della guerra, dell'accoglienza, del lavoro, della violenza, del bisogno di verità che manca, della responsabilità della politica affinché non sia silente e dia le risposte giuste.
Così come Papa Francesco disse ai mafiosi "Convertitevi! O la vostra vita andrà persa" il Presidente di libera si è rivolto direttamente ai boss: "Siete ancora in tempo per trasformare la sopravvivenza di una ‘malavita’ in una vita vera e piena. Dovete però prendere coscienza dei vostri errori e delle vostre violenze. Dovete dare un segno tangibile della vostra conversione morale consegnandovi alla giustizia, nella disponibilità di una confessione piena del male commesso. Voi conoscete la verità su quell’80 per cento di delitti su cui i familiari delle vittime non sanno nulla. Le verità passeggiano per le vie delle città. C’è chi ha visto e chi sa”.
Nel lungo discorso Ciotti ha parlato in maniera chiara della necessità di una rivoluzione delle loro coscienze. "Anche la vostra vita, al di là delle maschere che indossate e dei ruoli di cui vi fate scudo, è fragile come quella di ciascuno di noi. È una vita che un giorno finirà e che, avvicinandosi la fine, vi chiederà conto di come l’avete vissuta. Vi chiederà se siete stati capaci di amare, di guardare al di là dei vostri interessi.


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Vi prego abbiate il coraggio di farlo perché la stragrande maggioranza dei familiari non conosce la verità. E molti di voi invece la conoscete. Trovate il coraggio di dare un segno, vi prego! Perché i familiari hanno bisogno di questa verità, solo così si può costruire giustizia. Pensateci, ne vale la pena, per tutti voi”.
Nel suo messaggio si è poi rivolto ai giovani ricordando come sia importante la loro forza, la loro energia ed il loro impegno.
Ai tantissimi ragazzi presenti nel capoluogo Campano ha ricordato che "dobbiamo colpire gli affari sporchi del crimine, ma anche scardinare il suo sistema di relazioni, smascherare gli interessi di chi ruota attorno a questi problemi". Quindi ha spostato l'orizzonte anche oltre, verso quelle "massomafie, la massoneria deviata che va a braccetto in molti contesti, con i mafiosi e con i corretti, chiamiamo il male per nome".

Il male delle guerre, migranti e corsa agli armamenti
Prima ancora, proprio in apertura di intervento, il Presidente di Libera ha mosso una durissima critica al governo che ha scelto di alzare al 2% la spesa per la difesa e quindi gli armamenti: "Una scelta antistorica, immorale nonché scriteriata, in tempo di crisi economica. Significherà passare da 68 milioni a 104 milioni di euro di spesa giornaliera, e da 25 a 38 miliardi ogni anno. Un 'bagno di sangue' economico per l’incapacità di dire basta ai bagni di sangue umani".
Spesso regna l'ipocrisia "perché continuano a tacere sulle guerre sparse nel resto del mondo? Le guerre nel mondo in questo momento sono trentaquattro. Tanti hanno taciuto e continuano a tacere. Certo abbiamo una guerra alle porte di casa nostra, ma perché non abbiamo messo testa sulle altre guerre? Giusto essere vicini alle persone che stanno soffrendo in Europa, è un dovere e una responsabilità, ma non abbiamo parlato delle altre guerre perché non toccano i nostri interessi".


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E poi ancora si è chiesto: "Perché il silenzio di fronte ai continui soprusi di un sistema economico che, con l’alleanza e la compiacenza di una parte del potere politico, ha colonizzato, sfruttato e depredato vaste regioni del pianeta costringendo milioni di persone a fuggire? Il loro migrare è una deportazione indotta. Quante vittime, è tutto questo avviene sotto gli occhi del mondo. Sono molto contento che, trovando delle deroghe in Europa, si sono aperte le porte dell’accoglienza per i nostri fratelli dell’Ucraina, ma se hanno la pelle nera i percorsi che fanno sono ancora molto complicati. Non è semplice, non è retorica, il Mediterraneo continua a essere il cimitero della speranza di migliaia di persone. Lasciatemi dire 'Europa dove sei?'”.
Inoltre ha evidenziato il significato di violenza culturale "la più difficile da sconfiggere perché penetra in profondità nel tessuto sociale e nei modi d’essere delle persone. La violenza culturale è l’omertà che uccide la verità e la speranza. È la mafiosità, la tendenza a depenalizzare i reati della propria coscienza. C’è un conflitto che va sostenuto e auspicato. Sono i conflitti delle nostre coscienze. Con la propria coscienza è bene sempre dialogare, una coscienza pacificata è spesso inerte. Vi auguro il conflitto delle coscienze, deve accompagnarci sempre. Ci sono troppi professionisti della lamentela. Le guerre, le mafie e le ingiustizie sono frutti malati di coscienze assopite, addomesticate, a volte anche manipolate. Una coscienza vigile, inquieta, ricercatrice di verità e giustizia non si piegherà mai alla logica delle armi e del sopruso".


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Una considerazione è stata rivolta all'uso abusato della parola "antimafia". "Bisognerebbe metterla in quarantena prolungata - ha detto - Essere contro le mafie dovrebbe essere un fatto di coscienza e non una carta d’identità da esibire. Non trovate nessuno che dice di essere a favore delle mafie". Dalla denuncia di un abuso dei termini legalità e antimafia, divenuti 'un cavallo di troia del malaffare' al richiamo verso le debolezze dell'associazionismo: "Dobbiamo trovare più risposte e azioni comuni. Lo dico alle associazioni, al terzo settore, i nostri impegni oggi non reggono più l’urto del tempo, sono importanti ma sono insufficienti. Dobbiamo con umiltà capire cos’è cambiato, riconoscere i nostri limiti e costruire nuove strade. Se si perde il coraggio dell’autocritica si perde la forza, la capacità di guardare lontano".
Sempre rivolgendosi ai giovani ha ricordato la sacralità delle istituzioni, ma ciò non significa mancanza di critica alla politica che non ha ad oggi riconosciuto tanti familiari delle vittime. Ciotti ha detto che se anche questa volta la politica non darà seguito alle promesse, Libera è pronta a scendere in piazza "come nel 1996, quando sono state raccolte un milione di firme per il riutilizzo sociale dei beni confiscati ai mafiosi".
E tra le richieste vi è stata anche quella che tuteli le donne che hanno scelto di uscire dai mondi mafiosi, ma che non sono né collaboratrici, né testimoni di giustizia: le donne che sono entrate nel programma "liberi di scegliere". "Ci sono donne che non vogliono che le mafie rubino la loro vita e quella dei loro figli. Stanno esprimendo il desiderio di riappropriarsi della propria dignità e di essere messe nelle condizioni di fare crescere i propri figli in un mondo pulito. Molte di loro le hanno acchiappate e ammazzate perché non si possono rompere certi codici. Sia chiaro, molte di loro non hanno nulla da offrire allo Stato. Sanno solo che i loro mariti, padri e a volte anche figli sono delinquenti, e basta. Hanno paura, ma il riscatto della dignità è più forte del timore delle ritorsioni. Non lasciamole sole, è in gioco la credibilità di tutto il nostro Paese. È urgente approvare una legge che tuteli le donne e i minori che si allontanano dai contesti mafiosi".

Foto © Davide de Bari

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