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Celeste, azzurro, verde. La terra perde ogni giorno di più i suoi colori, i suoi profumi, i suoni degli esseri che la vivono. Il cielo si fa sempre più scuro e il suo respiro asfissiante. I volatili che lo abitano adesso sono molto più grandi, fatti di acciaio e di ferro e sfrecciano a grande velocità, come se una pazzia avesse preso il posto del loro cuore. Fumo e grandi boati, di guerra e di dolore. Nelle profondità dell’oceano le grandi reti intrappolano gli ultimi respiri di vita. Un’immensa casa vuota, coperta dall’ombra delle imponenti mietitrici che levano le ancore e oscurano la luce del sole.
Mancano solo sei anni. Sembra impossibile, assurdo, irrazionale essere giunti quasi al punto di non ritorno. Quasi, appunto. Nelle piazze, nelle strade e nelle città sorge un’ultima grande resistenza, crescono gli ultimi partigiani e ci si prepara per un ultimo atto di sopravvivenza, in nome dell’umanità e del pianeta intero. “Fuori la mafia dallo Stato”. Un grido che parte dalla voce di una giovane attivista, Sonia Bongiovanni, e si espande ai suoi compagni artisti, ballerini, cantanti, scrittori del movimento Our Voice. E poi ancora, come un eco, si dilata, si consolida e si rafforza metro dopo metro nelle voci di migliaia di giovani. A Milano, nella città costruita con il sangue e il sacrificio dei nostri martiri. A Milano, nella città costruita in parte anche con i soldi della mafia.


sonia corteo


Interviste, domande, video, nuovi contatti. Si diffonde la consapevolezza dell’esistenza di questo cancro, che inquina ormai da più di un secolo la nostra Repubblica e la nostra civiltà. Come una malattia corrosiva che lentamente si insinua e avvelena ogni organo del corpo, la mafia si è infiltrata in ogni settore della società: ambientale, sanitario, sociale, politico, imprenditoriale, finanziario. “La mafia ormai è un potere globale che gestisce traffici illeciti in tutto il mondo grazie alle complicità di istituzioni, di politici, di imprenditori, di rappresentanti della finanza e delle banche mondiali. La mafia gestisce il traffico mondiale di rifiuti tossici e radioattivi e ne controlla tutti i processi di smaltimento. In questi traffici sono coinvolte tutte le politiche dei governi europei, ma anche di paesi africani, medio-orientali, asiatici e americani.


sonia microfono


I traffici e gli interessi delle mafie oggi addirittura si sono espansi in settori della politica ambientale, come quello di traffico di animali, e poi nel settore petrolifero, nucleare, eolico e in quello delle energie rinnovabili. E di più, le più grandi banche europee e internazionali, come la Deutsche Bank, come la Bank of America hanno ammesso di essersi sostenute grazie ai soldi sporchi della mafia. E sono rimaste tutte impunite”
, ha denunciato con forza Sonia Bongiovanni. Uno scandalo legittimato dalla connivenza e dall’omertà politica e mediatica. Anche la Hsbc, la Citibank e la banca Wachovia hanno ammesso di aver evitato il fallimento bancario grazie a quel denaro. Denaro del traffico di droga, per cui bambini e giovani muoiono per strada e nei vicoli bui delle città di tutto il mondo, distruggendo il proprio corpo e la loro mente con l’hashish, la cocaina o peggio, il crack. Denaro della tratta di esseri umani, per cui donne, ragazze, bambine vengono vendute, violentate giorno e notte e costrette alla prostituzione. Denaro del traffico di armi, per cui centinaia di migliaia di persone non hanno più una casa, una famiglia, un paese. 


ov nature


Ma la mafia è come una serva che si sporca le mani e pulisce giacca e cravatta a chi la dirige e la comanda. Sono le multinazionali che se ne servono per oscurare i loro reati di inquinamento e di disastro ambientale e sono le nazioni che utilizzano i suoi soldi per sostenere le proprie economie: la criminalità organizzata sopravvive grazie a questa legittimazione politica e al consenso popolare che deriva dalla disinformazione e dall’indifferenza. 
È lunghissima la lista di colpevoli, di faccendieri, di parolai e di traditori. Prima di tutto, ha spiegato Sonia Bongiovanni, il nostro stesso governo. Mario Draghi, il primo, “esperto di economia e di finanza ma non si è mai espresso delle infiltrazioni mafiose nell’economia italiana ed europea e non ha mai messo come uno dei primi punti nell’agenda politica la lotta alla mafia”. Il secondo, Cingolani, ministro della “transizione ecologica”, “ex responsabile dell'innovazione tecnologica dell'azienda Leonardo, produttrice di armamenti per il mercato della guerra internazionale ed è colpevole, per aver agevolato le più grandi multinazionali petrolifere italiane e per voler aprire la strada all’energia nucleare”. E ancora, come se non bastasse, la ministra della giustizia Marta Cartabia, “colpevole con la nuova riforma della giustizia che garantirà impunità ai grandi colossi petroliferi e ai responsabili dei più grandi crimini ambientali”. 


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“Abbiamo al governo politici che si riempiono la bocca di paroloni, ma ciò che conta sono i fatti. Allora noi giovani del Movimento Our Voice chiediamo dalla politica che attuino azioni di sanzione, di disinvestimento, di boicottaggio, di disincentivo nei confronti delle multinazionali che distruggono i nostri ecosistemi. La politica è fatta di azioni. Siamo tutti bravi al “bla bla bla”. Il potere è in mano al popolo, perché i politici sono rappresentanti del popolo, e non siamo noi che dobbiamo rappresentare loro ma loro le nostre idee. E noi abbiamo ancora un potere, che ci crediate o no abbiamo potere nel seggio elettorale con la matita, quando andiamo a mettere una croce sulla casella. Ricordiamoci chi ha fatto false promesse e chi invece porta concretezza”, ha detto Jamil El Sadi, responsabile dell’ufficio stampa del movimento.


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Una grande responsabilità in mano alla nuova generazione, spesso screditata all’interno delle famiglie, dei talk show, dei dibattiti. Una generazione a cui è stato lasciato un mondo in fiamme, una terra desolata e un popolo opacizzato dal lamento, dal distacco e da quell’angoscioso disinteresse che continua a mietere vittime giorno dopo giorno. “La lotta ambientale non diventerà mai funzionale al sistema”, ha gridato accendendo la piazza Beatrice Boccali, altra attivista e artista del movimento Our Voice, “continueremo ad essere in piazza e a boicottare le multinazionali. Non può esserci un compromesso, quando il nostro pianeta sta morendo, quando si stanno estinguendo ogni giorno milioni di specie animali, quando è messa in pericolo la vita dei popoli originari in Amazzonia, in Sud America, in Africa, non può esserci solamente una ‘transizione ecologica’, deve esserci il cambio, lo sradicamento del sistema fino alla fine e l’abbattimento di tutti i sistemi figli di questo unico sistema”.


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La Resistenza è pacifica e si fa con l’arte
Sono stati i giovani ad aver avuto il coraggio di scendere in piazza e di affrontare gli altissimi palazzi di cristallo di Milano e gli agenti di polizia in antisommossa. Lo hanno fatto con l’arte, con i suoni dei propri strumenti, con i movimenti del proprio corpo e con la sola forza della propria voce. 
Attivisti provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo hanno bloccato il traffico, hanno suonato strumenti e battuto ripetutamente davanti ai cancelli del Mico (Milano Convention Center) dove si svolgeva la Precop26, presenziando in quel luogo anche la notte, hanno colorato le strade di slogan, di cartelli e di striscioni, lanciando un grido di allarme per un pianeta che sprofonda ogni giorno di più verso l’autodistruzione, non solo dal punto di vista ambientale e climatico, ma anche e soprattutto dal punto di vista umanitario e sociale. Uganda, Svezia, Alaska, Messico, Haiti e tante altre nazioni rappresentate da questi giovani, tra cui anche Greta Thunberg e Vanessa Nakate, si sono unite in un grido di giustizia.


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© Imagoeconomica


E proprio davanti a quegli edifici altissimi, l’arte dei musicisti, degli attori e dei ballerini di associazioni e movimenti culturali ha dato il messaggio più forte contro ogni forma di oppressione. La terra, l’acqua, l’aria, il vento sono gli elementi della natura rappresentati nello spettacolo del movimento Our Voice. Il messaggio è stato chiaro: madre natura, con o senza l’essere umano, si rialzerà e sarà capace di rigenerare i propri colori, i propri suoni, i propri profumi. Lottare in suo nome significa risparmiare tempo e preservare le nostre vite dall’auto distruzione. Per farlo, “dobbiamo difendere tutti i popoli indigeni, liberarli dalle catene del male affare, dalle multinazionali, da questo sistema capitalista, fascista e mafioso. Dobbiamo difendere tutte le culture e unire tutte le lotte, ambientale, femminista, antirazzista, Lgbtqia+, antimafia, antifascista contro un unico sistema che continua a voler sottomettere e uccidere il nostro popolo, ma non lo farà. Dobbiamo essere la resistenza noi oggi insieme, come ogni giorno”, ha detto in lacrime Sonia Bongiovanni.


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“El pueblo unido jamas sera vencido” gridavano le migliaia di giovani, ricordando le azioni rivoluzionarie e coraggiose dei propri martiri, come Victor Jara, Che Guevara, Berta Caceres, Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino così come tutti e tutte le altre che hanno dato la vita per questo momento. Sì, perché è il momento di resistere, è il momento di scendere dalle montagne per essere partigiani, per riconquistarci passo dopo passo, pietra dopo pietra le nostre strade, le nostre case, i nostri fiumi, i nostri mari, le nostre colline, la nostra terra. Ricordandoci le parole profetiche di quel grande rivoluzionario, Salvador Allende, che nel suo ultimo discorso pubblico, con la consapevolezza di essere stato tradito, diede un messaggio di speranza a tutto il popolo cileno: “Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore”. Oggi, dopo quasi 50 anni da quel giorno, si riaprono i grandi viali del Cile, dell’Italia, dell’Argentina, del Sud Africa e sono migliaia di giovani che portano alta la bandiera della Resistenza.

In foto di copertina: Sonia Bongiovanni, leader del Movimento Culturale Our Voice

Foto articolo © Our Voice

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