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Dieci arresti, di cui 9 in carcere e uno ai domiciliari, 23 indagati, accuse di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e riciclaggio di denaro. Sono i dati dell'operazione effettuata questa mattina dalla Squadra mobile a Taranto, coordinata da Dda Lecce e procura Taranto. C'è stato anche il supporto dei servizi di intelligence nazionali (Aisi). Le indagini hanno evidenziato il ruolo dei nigeriani, residenti a Taranto, ma soprattutto, è stato spiegato oggi in una conferenza stampa in questura, "un'articolata e ben strutturata organizzazione criminale, dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti ed allo sfruttamento di giovani connazionali costrette a prostituirsi". Gli investigatori, che hanno avviato il lavoro nel 2019, ritengono che le persone finite nell'inchiesta "siano membri dei cosiddetti gruppi cultisti nigeriani a matrice religiosa". Si tratta di "violenti clan nati e sviluppatisi nel paese centrafricano che hanno esteso le loro ramificazioni criminali anche nei Paesi di emigrazione". Emersa la presenza di "una struttura criminale stabilmente organizzata". 
Le attività illecite erano gestite da "confraternite", i cui componenti si sono a volte affrontati in scontri violenti per affermare la loro egemonia sul territorio e all'interno della stessa organizzazione, hanno detto gli investigatori che hanno anche citato alcuni episodi. In quanto allo spaccio, sembra che l'organizzazione criminale prediligesse le cessioni di stupefacente verso i connazionali nigeriani, considerati più sicuri e affidabili, anche con modalità di acquisto agevolatrici quali la "cessione con la formula del credito". L'approvvigionamento della droga stupefacenti avveniva direttamente da nigeriani residenti a Bari. Altro settore in cui avrebbe operato l'organizzazione criminale è quello del riciclaggio di denaro, verosimilmente ricavato dallo spaccio, attraverso circuiti finanziari "criminali" per il trasferimento del denaro in Nigeria. In sostanza, venivano usati "sportelli clandestini" per il versamento dei soldi in Italia ed il successivo prelievo in Nigeria, con la garanzia di veloci tempi di consegna, talvolta immediati, garantendo al contempo l'anonimato del cliente e la possibilità di trasferire somme illimitate. Per questa operazione, la struttura criminale si avvaleva del titolare di uno dei negozi coinvolti al quale veniva materialmente consegnato il denaro. Questo veniva poi trasferito con bonifico online da una banca nigeriana in favore del conto indicato dal committente, acceso sempre in altra banca nigeriana. Il denaro in contanti veniva conservato insieme ai versamenti cash di altri membri e, raggiunta una somma di rilievo, veniva trasferito fisicamente in Nigeria anche mediante corrieri. Accertati infine anche favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Uno dei negozi individuati risulterebbe punto di ritrovo per contattare direttamente o ricevere la disponibilità di ragazze nigeriane costrette a prostituirsi in un appartamento a Taranto.

Foto © Imagoeconomica

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