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La memoria di chi ha creduto in una società più libera e giusta

La resistenza contro l’oppressione mafiosa e sociale è stato il tema dell’iniziativa ‘’Da Felicia a Becky Moses, la Memoria e le nuove Resistenze’’ che ha avuto luogo martedì 7 dicembre a Cinisi, in cui si è ricordato il 17° anniversario della scomparsa di Felicia Bartolotta Impastato, dedicando la giornata a Becky Moses, morta tra le fiamme nella baraccopoli di San Ferdinando.
All’evento hanno partecipato diverse associazioni come il movimento artistico culturale Our Voice, e tra gli ospiti che sono intervenuti era presente anche Domenico Lucano, ex sindaco di Riace.
L’evento si è tenuto presso ‘’Casa Felicia’’, un caseggiato confiscato a Badalamenti, che viene utilizzato per promuovere opere sociali e culturali da associazioni come l’Ass.ne Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato.
Tramite l’arte si è voluto trasmettere la storia di chi si è impegnato a realizzare i propri ideali opponendosi alle ingiustizie e sforzandosi ad offrire un’alternativa per uno stile di vita etico, come quella di Felicia Impastato. La sua vita è stata fonte di ispirazione per molti. Una vita rivoluzionaria, intrisa della lotta alla mafia, all’oppressione, all’omertà e dell’impegno per favorire lo sviluppo di una società più equa, più solidale.


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Tra le poesie e musiche sono emersi gli ideali di verità e giustizia per i quali si batteva Felicia, che si manifestano ancora oggi ma con nomi e facce diverse. “Io stesso mi sono ispirato a Peppino e alla sua storia che, come altri, hanno fatto del proprio sogno di uguaglianza, di umanità la propria ragione di vita”, ha affermato Domenico Lucano nel proprio intervento. L’ex sindaco di Riace, in effetti, ha rappresentato per la città e per tutto il nostro Paese quel modello di solidarietà, di umanità e di possibilità di cambiamento contro l’opportunismo e gli interessi mafiosi, politici ed economici che sfruttano e lucrano sul prossimo.
Sotto il dominio di questi interessi era finita anche Becky Moses, una giovane ragazza nigeriana schiacciata dalla mafia del suo stesso Paese e dal business della prostituzione, che era fuggita in Italia per trovare accoglienza nella città di Riace. Fu proprio nel ‘’posto del vento’’ che Becky Moses ricevette dal sindaco Domenico Lucano una carta d’identità, vedendo riconosciuto il proprio diritto all’esistenza. Un’opportunità, una speranza per una vita migliore che svanì nel rogo della sera di quel 26 gennaio 2018.
Il tribunale di Locri ha condannato le azioni dell’ex sindaco di Riace a 13 anni e 2 mesi di reclusione: una pena esageratamente alta, come denunciato da molti. “Non voglio pietà ma voglio giustizia’’ sono state le parole forti espresse nel dibattito da Mimmo Lucano in merito alla sentenza. Quest’ultima, in effetti, ha suscitato grande indignazione in tutta la cittadinanza italiana, soprattutto se paragonata ad altre sentenze emesse pochi giorni prima.


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Un esempio sono le assoluzioni che, all’interno del processo Trattativa Stato-mafia, hanno riguardato gli imputati che facevano parte della politica e di apparati istituzionali. Con la condanna a Mimmo Lucano non solo si delegittimano le sue azioni, ma si manda un messaggio grave e preoccupante a tutta l’opinione pubblica: essere solidali è un reato, mentre trattare con Cosa Nostra è reato solo per i mafiosi ma non per uomini di Stato. Infine, durante l’incontro è stato ricordato anche Omar Baldeh, morto nell’incendio del 30 settembre 2021 nella baraccopoli di Campobello a Mazzara. La sua morte insieme a quella della giovane Becky Moses fanno riflettere sulla vergognosa inerzia e indifferenza politica, mediatica e istituzionale rispetto ad un’emergenza sociale ed economica che ogni giorno di più si imbatte nel nostro Paese. Uno Stato che lascia morire chi ha bisogno e persegue chi si batte a favore della vita e dei diritti umani, mettendo in pratica il dettato della nostra Costituzione, non è degno di definirsi uno Stato “civile e democratico”.
Oggi più che mai deve vivere dentro ognuno di noi la memoria attiva di coloro che hanno lottato contro le più grandi e gravi ingiustizie sociali e per un riscatto sociale, come Felicia, Peppino, Becky e Omar.

Foto © Pietro Calligaris

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