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mascia-pino-c-sf-3Il testimone di giustizia lancia l'allarme: “Clan di 'Ndrangheta presenteranno il conto”
di AMDuemila - 27 marzo 2015
“Vergogna! Lo Stato mi ha abbandonato e mi punisce. Aspetto che la 'ndrangheta bussi alla mia porta, perché così sarà; la sua puntualità è indiscutibile, quando deve presentare il conto”. E' con queste parole che Pino Masciari, imprenditore edile calabrese che ha denunciato la ’Ndrangheta - la criminalità organizzata calabrese - e le sue collusioni politiche, ha commentato la revoca della scorta.
La sua è una storia che parte da lontano quando nell'ottobre 1997, a 35 anni, con la moglie decide di non subire più ed inizia a parlare con i magistrati. “La criminalità organizzata ha distrutto le mie imprese di costruzioni edili – racconta lo stesso Masciari - bloccandone le attività sia nelle opere pubbliche che nel settore privato, rallentando le pratiche nella pubblica amministrazione dove essa è infiltrata, intralciando i rapporti con le banche con cui operavo. Non ho accettato le pressioni mafiose dei politici e del racket della ‘ndrangheta. Il sei per cento ai politici e il tre per cento ai mafiosi, ma anche angherie, assunzioni pilotate, forniture di materiali e di manodopera imposta da qualche capo-cosca o da qualche amministratore, pretese di regali di appartamenti e costruzioni gratuite, finanche acquisto di autovetture: questo fu il prezzo che mi rifiutai di pagare. Fummo allontanati dalla nostra terra per l’imminente pericolo di vita in cui ci siamo trovati esposti, insieme alla mia famiglia”. Da allora non sono mancate le “anomalie”. In più di un'occasione, quando doveva andare ai processi, si è trovato a viaggiare con una macchina che aveva la targa della località protetta ed è persino stato registrato negli hotel con il suo nome vero. Alle tante beffe sopportate nel corso degli anni, oggi è arrivata la più grande: la revoca della scorta. A diffondere la notizia è stato lo stesso Pino Masciari con una nota: “Il provvedimento arriva a distanza di mesi da reiterate richieste della famiglia Masciari di dare attuazione agli impegni che lo Stato ha assunto a seguito della sentenza TAR Lazio 604/2009 e della transazione sottoscritta dalla Commissione Centrale del Ministero dell'Interno. Richieste ad oggi inascoltate e rimaste senza esito”.

Raggiunto dall'Agenzia Italia Masciari ha detto di non sapere spiagare le ragioni della decisione del Viminale: “Stamane sono stato raggiunto dal comandante del reparto scorte il quale mi ha portato un foglio con sopra poche righe con cui mi si comunica la sospensione della tutela. Un paradosso se si considera che mi si continua a consigliare di non tornare in Calabria perchè permane il rischio di ritorsione nei miei confronti”.
Privo di protezione ora il testimone di giustizia teme per la sua vita e per quella della sua famiglia. “Aspetto che qualcuno bussi alla mia porta per uccidermi. Se fossi stato un mafioso dopo qualche anno di carcere sarei tornato libero. Così, invece, sono stato condannato a vita. Fino ad oggi la 'Ndrangheta mi aveva lasciato in pace perchè ero sotto tutela, adesso avranno mano libera. Che colpe devo pagare? Mi considerano un simbolo di legalità, al punto che continuo a parlare ai ragazzi nelle scuole. Ora sono rimasto solo e non ho più nemmeno un lavoro”.
Quella del testimone di giustizia è una battaglia contro l'isolamento a cui è stato condannato dallo Stato. Una denuncia che accomuna anche altri testimoni di giustizia come il presidnete dell'Associazione nazionale testimoni di giustizia Ignazio Cutrò o Luigi Coppola. Proprio quest'ultimo, coordinatore del gruppo di testimoni di giustizia campani, ricorda che “Tempo fa il viceministro all'Interno Filippo Bubbico affermò che la legge non era un toccasana immediato e che sarebbe servito un decreto d'urgenza per far sì che si prevedesse una sorta di vitalizio ai testimoni fino ad assunzione avvenuta. Dove e finita la proposta?”. E Cutrò aggiunge: “La legge che prevede l'assunzione dei testimoni di giustizia nella pubblica amministrazione è rimasta al palo mentre le istituzioni tacciono. Il contrasto alle mafie più che una realtà concreta appare un modello di assoluta inadeguatezza. Il modello italiano di lotta alle mafie è un modello 'stanco e surreale', fatto di pacche sulle spalle e di seminari autoreferenziali, dove si annunciano promesse poi puntualmente smentite”.

Foto © S. F.

A Pino Masciari va tutta la solidarietà e vicinanza da parte della redazione di ANTIMAFIADuemila nella speranza che le autorità preposte riattivino al più presto il servizio di scorta.

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