A luglio era finito ai domiciliari con l’accusa di aver mentito ai magistrati di Caltanissetta che indagano sulle stragi di mafia

E' morto ieri a Roma l'avvocato Stefano Menicacci, ex parlamentare e considerato personaggio di spicco del Movimento sociale italiano. La notizia è riportata dal Messaggero e dal Corriere dell'Umbria. Nato a Foligno il 4 ottobre 1931, venne indagato nell'inchiesta sui cosiddetti “Sistemi criminali” condotta da Roberto Scarpinato della Procura di Palermo, poi archiviata, su un presunto golpe che avrebbe visto protagonisti negli anni '90, in un tentativo di destabilizzazione del Paese, Cosa nostra, massoneria deviata, pezzi di Stato ed eversione nera.
A luglio era finito ai domiciliari con l’accusa di aver mentito ai magistrati della Dda di Caltanissetta che indagano sulle stragi.
Insieme al suo storico braccio destro Domenico Romeo, Menicacci aveva tentato di difendere il terrorista nero di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie e nascondere la sua presenza in Sicilia nel periodo immediatamente precedente alla strage di Capaci del 23 maggio 1992. Dalle intercettazioni ordinate durante l’inchiesta, tra l’altro, era emerso un progetto ispirato dalla ideologia fascista (gli interlocutori, infatti, si definivano fascisti) per la costituzione di un “Osservatorio” delle attività della magistratura, del quale avrebbero dovuto fare parte anche componenti occulti per colpire alcune toghe “non gradite”. Nei mesi scorsi, invece, la Corte d’assise di Bologna aveva inviato alla procura del capoluogo i verbali della deposizione di Menicacci al processo sulla strage del 2 agosto del 1980 perché si valutasse se avesse mentito in aula. Tornando alla vicenda di Caltanissetta, nell’ordinanza si fa riferimento alle intercettazioni delle conversazioni tra Stefano Menicacci e il suo uomo di fiducia Domenico Romeo e durante le quali Menicacci, appunto, invitava i suoi interlocutori a negare che Delle Chiaie fosse stato nell’isola nel periodo vicino alle stragi del 92. "Menicacci in vista dell'escussione di Romeo - emerge dagli atti - dice a quest'ultimo cosa avrebbe dovuto riferire ai magistrati nisseni in ordine alla creazione delle Leghe (Meridionali, ndr). Le istruzioni fornite da Menicacci a Romeo il quale avrebbe dovuto riferire che Menicacci non ha avuto mai nessun rapporto politico con Delle Chiaie. Menicacci gli dettava ogni cosa e Romeo avrebbe dovuto impararlo a memoria".
Menicacci, si legge nell'ordinanza, avrebbe detto a Romeo di "mentire su circostanze che riguardano i rapporti tra lo stesso Romeo e il Delle Chiaie, negando anche la circostanza che 'la cosa su cui devi insistere assolutamente! E' che tu in Sicilia con Delle Chiaie non ci sei mai stato...'".
Domenico Romeo in seguito "renderà dichiarazioni solo parzialmente conformi alle indicazioni ricevute dal Menicacci: egli infatti pur ammettendo di conoscere Delle Chiaie per il tramite di Menicacci, di averlo incontrato a Napoli in occasione di un convegno e di averlo accompagnato in Calabria su indicazione dello stesso Menicacci, nega di essersi recato con lui in Sicilia ma di essersi separato subito dopo essere scesi dal traghetto partito da Villa San Giovanni, luogo in cui Romeo e Delle Chiaie erano stati sottoposti a controllo dai Carabinieri".

Foto © Imagoeconomica

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