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commissione-antimafia-webdi Chiara Pracchi - 24 gennaio 2012
Alla fine la Commissione consiliare antimafia è stata votata: 28 voti a favore, 8 astenuti e nessun contrario. Apparentemente un grande successo, ma è presto per dire che si tratti davvero di una buona notizia.
Sono passate le 22 e 30 quando l'aula approva la delibera, dopo un momento di tensione che ha rischiato di far saltare la votazione. "Prima dicevo 'meglio tardi che mai' - sbotta ad un certo punto una consigliera di Sel - e per dare maggior forza a questo organismo abbiamo aspettato e cercato l'accordo. Ma poi abbiamo accettato il fatto che da priorità questa commissione diventasse ordinarietà, mentre a Milano c'è urgenza di una commissione antimafia". Il sindaco, Giuliano Pisapia, aveva promesso che sarebbe stata istituita entro un mese dal suo insediamento. Da allora le resistenze sono state tante e non tutte dell'opposizione.

Venerdì scorso, finalmente, dopo settimane in cui si annunciava il tema, è incominciato il dibattito. Che è così brevemente riassumibile: "Siamo tutti assolutamente d'accordo, una commissione antimafia a Milano è una cosa utilissima ma …" E via con un profluvio di distinguo che andavano a colpire soprattutto il comitato di esperti nominato tempo fa dal sindaco per supportare lui e la costituenda commissione. Un comitato formato da Nando Dalla Chiesa, Umberto Ambrosoli, Giuliano Turone, Maurizio Grigo e Luca Beltrami Gadola, e che, sia detto per inciso, lontano dalle beghe e dai veti politici, ha già incominciato a lavorare. Ma, reato di lesa maestà, ha osato uscire allo scoperto e parlare a nome del sindaco, per condannare una serie di atti intimidatori avvenuti in città e schierarsi accanto ai consiglieri delle zone colpite. Questo ha fatto infuriare persino la capogruppo del Pd in aula, Carmela Rozza, che mostrando una notevole scarsità d'inventiva, ha riproposto il vecchio pezzo di Sciascia sui professionisti dell'antimafia. "Prima di parlare bisognerebbe pensare" è stato l'incipit dell'articolo che Corrado Stajano ha scritto a riguardo per il dorso milanese del Corriere della Sera.
Da Palermo a Milano la lotta alla mafia viene osannata quando colpisce l'ala militare, ma guai a parlare dei rapporti con la politica. Una vera e propria ossessione che ha caratterizzato tutti gli altri distinguo presentati dai consiglieri comunali, preoccupati che la commissione possa trasformarsi in una sorta di tribunale sommario, in cerca di spiegazioni per rapporti poco chiari svelati dai giornali.
La giornata di ieri è stata dedicata agli emendamenti, tutti tesi a limitare l'autonomia della commissione e in parte accettati dalla maggioranza. In particolare rischia di appesantire il lavoro della commissione il fatto che tutte le proposte di indirizzo amministrativo dovranno ottenere l'approvazione del consiglio comunale.
Così si è arrivati al voto, con l'astensione dei consiglieri del Pdl e l'assenza di quelli della Lega. Una buona notizia? E' presto per dirlo, ma qualche indizio lo si è già avuto, come il mancato conferimento in tempi brevi della cittadinanza onoraria a Pino Masciari (per altro già decisa). Mancanza del numero legale. Quando il grillino Matteo Calise ha proposto di fissare un limite temporale, molti consiglieri, stanchi della giornata, avevano già tolto le tende.

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