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Dalle prime ore di oggi la Polizia di Stato, su delega della Procura della Repubblica di Napoli e della Direzione Distrettuale Antimafia (pm Woodcock e Carrano) sta eseguendo un'ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di oltre 40 persone (quarantotto indagati di cui 36 in carcere, 10 ai domiciliari e due al divieto di dimora in Campania) e firmata dal gip di Napoli Claudio Marcopido. Alcuni soggetti, secondo gli inquirenti,  apparterrebbero all'Alleanza di Secondigliano, un particolare sodalizio che riunisce i principali cartelli camorristici della città di Napoli, tra cui Luigi Cimmino, detenuto dal 2016, Giovanni Caruson e Alessandro Desio che, insieme ad Andrea Basile "adottavano - secondo le risultanze delle indagini - le decisioni di maggior rilievo pianificando le strategie operative più opportune per l'incremento delle attività illecite del clan, volte soprattutto al controllo degli appalti pubblici in ambito ospedaliero”.
Nell’operazione sono rimasti coinvolti altri pubblici ufficiali e imprenditori che secondo le indagini sono responsabili  dell’alterazione di gare di appalto ospedaliere ed estorsioni alle ditte operanti presso le predette strutture con conseguente condizionamento dei servizi: trasporto ammalati, onoranze funebri, imprese di costruzione e di pulizie.
Le estorsioni colpivano perfino i parcheggiatori abusivi i quali venivano costretti a versare cinque euro al giorno come tangente per svolgere l'attività per un totale di oltre 150 euro al mese.
Tra gli arrestati il boss Luigi Cimmino, ritenuto il capo del clan camorristico del quartiere Vomero e nella zona collinare, il figlio Franco Diego e colui che viene ritenuto il suo braccio destro Andrea Basile. Misure cautelari anche nei confronti di sindacalisti e imprenditori, come Marco Salvati, titolare di un'associazione che si occupa di trasporti di infermi (“La croce di san Pio") e i Sacco, la cui impresa si occupa della refezione.
Gli investigatori hanno scoperto che alcuni dipendenti delle società impiegate per fornire servizi in ospedale facevano da spia per la criminalità organizzata: in sostanza quando c'erano nuovi lavori in vista segnalavano la notizia ai clan. Si tratta di dipendenti di diverse ditte che si occupano di pulizie e altri servizi, ritenuti dagli inquirenti affiliati al gruppo malavitoso Caiazzo-Cimmino (detto "il gruppo del Vomero") che, raccoglievano le tangenti sugli appalti per conto dell'Alleanza di Secondigliano.
Il prefetto Francesco Messina, direttore della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, in merito alle 48 misure cautelari ha commentato che si è trattata di “un'indagine complessa che ha permesso di disvelare un sistema di controllo del territorio da parte di una potente organizzazione camorristica caratterizzata da un'attività massiva e capillare di estorsioni in una zona della città di Napoli”. "Il clan - aggiunge Messina - ha controllato ogni tipo di attività economica svolta nella zona Vomero Arenella. Le nostre indagini hanno disvelato un sistema di condizionamento di ogni tipo di appalto che riguardasse le attività pertinenti alla cosiddetta zona ospedaliera di Napoli caratterizzata dalla presenza dei più grandi plessi ospedalieri del Sud Italia. Con gli arresti di oggi la Polizia di Stato e la Procura di Napoli hanno inferto un duro colpo a un'agguerrita associazione mafiosa disvelandone gli interessi criminali condivisi con il potentissimo clan Licciardi egemone nell'alleanza di Secondigliano".
"Con gli arresti di oggi la Polizia e la Procura di Napoli - conclude il direttore - hanno inferto un duro colpo a una agguerrita associazione mafiosa disvelandone gli interessi criminali condivisi con il potentissimo clan Licciardi egemone nell'alleanza di Secondigliano”.

Foto © Imagoeconomica

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