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20190130 operazione ossessione catanzarodi Davide de Bari - Video
Smantellato sodalizio criminale che trafficava droga dal Sudamerica alla Calabria

“Ossessione”. E’ questo il nome dell’operazione svolta questa mattina dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro e dal Servizio Centrale I.C.O. della Guardia di Finanza, con la collaborazione di diversi Reparti sul territorio nazionale. 300 i finanzieri impiegati per il fermo tra Calabria, Lombardia e Puglia di 25 soggetti tra cui presunti membri o contigui alla cosca Mancuso di Limbadi. Le accuse a vario titolo per reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, aggravata dalla modalità mafiosa e dalla detenzione di armi. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nella conferenza stampa dal procuratore capo della Repubblica Nicola Gratteri, dal comandante regionale Calabria Fabio Contini - e dal comandante dello Scico di Roma Alessandro Barbera nella sede del comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro.
“La natività di questa operazione - ha detto il procuratore capo Gratteri - è che siamo riusciti a intervenire su un’organizzazione in fase di crescita”. Per portare a compimento l’operazione è stato necessario affrettare i tempi. “E’ stata un’indagine complessa - ha spiegato il colonnello Carmine Viruno, comandante del Nucleo di polizia economico finanziaria di Catanzaro - per la quale abbiamo dovuto anticipare i fermi di almeno quattro giorni. Tra gli indagati c’era chi aveva le valigie pronte per partire (il marocchino Safine Abderrahim che aveva il compito di fare arrivare la cocaina in Spagna, ndr) chi stava rientrando ed era pronto per ripartire”.
L’operazione è il frutto di un intenso lavoro investigativo, durato oltre due anni, che ha visto i finanzieri della Sezione G.O.A. del Nucleo PEF./G.I.C.O, specializzata nelle indagini in materia di contrasto al traffico internazionale, con la collaborazione del Servizio Centrale d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata, immergersi nei luoghi e nelle abitudini degli associati, tanto da carpirne a pieno l’organigramma ed il modus operandi.
“Nel corso dell’operazione sono emersi due dati - ha detto il comandante dello Scico Alessandro Barbera -. Innanzitutto il fatto che la ‘Ndrangheta si muova a 360 gradi nel traffico degli stupefacenti, non solo della cocaina. E poi emerge il ruolo delle donne, capaci di sostituire propri uomini se questi sono in carcere e rivestire ruoli di spicco”.
L’inchiesta ha stroncato un’organizzazione complessa, che si faceva strada tramite il traffico internazionale di droga. Tra le cui fila compaiono esponenti di spicco della cosca ‘ndranghetista Mancuso egemone sulla criminalità organizzata vibonese che, dall’area geografica esistente tra i comuni di Limbadi e Nicotera, che avrebbero, man mano, esteso forti interessi delinquenziali nell’hinterland milanese. Secondo le indagini i vertici del sodalizio criminale sarebbero stati in grado di disporre di diretti canali di approvvigionamento di cocaina dalla Colombia, dal Venezuela e dalla Repubblica Domenicana, oltreché dall’Olanda. Oltre alla cocaina, in attesa che arrivasse il carico dal Sudamerica, si interessava, per massimizzare il profitto, ad affari con un personaggio marocchino residente a Milano, in diretto contatto con i principali cartelli maghrebini, per l’importazione di massicce quantità di hashish.



“Trait d’union” tra ‘Ndrangheta e narcos
Per gli investigatori la transnazionalità della consorteria criminale ha evidenziato il legame tra ‘Ndrangheta e i “cartelli” mondiali della droga ed una capillare diffusione sul territorio nazionale, facendo in modo che l’organizzazione operasse come una vera e propria multinazionale del narcotraffico, curando l’acquisto “all’ingrosso”, a prezzi assolutamente concorrenziali, della droga, direttamente dai produttori, per poi smistarla in territorio calabro e lombardo tramite una fitta rete di accoliti. Oltre a questo, dalle indagini emergerebbe come i vibonesi sarebbero in affari anche con esponenti legati al clan dei Mazzaferro di Gioiosa Ionica, da anni trapiantati nel milanese e nel comasco, in grado di smistare importanti quantità di narcotico in Lombardia. Proprio a Tonino Mazzaferro i finanzieri hanno sequestrato nel marzo del 2018 un chilogrammo di cocaina pura al 98%.
Le “teste di ponte” per le comunicazione dell’organizzazione erano due donne: Elisabeta Kotja, albanese, intermediava con esponenti di alto rango dei Cartelli sudamericani. Spiccano, in particolare, due venezuelane (Garcia Rebolledo Clara Ines e Forgione Gina), note nel panorama del narcotraffico internazionale, in grado di mettere in contatto i calabresi con i narcos sudamericani. Murillo Figueroa Julio Andres, noto narcotrafficante colombiano, ospitato dai calabresi a Milano per pianificare l’arrivo della cocaina dai paesi dell’America Latina. Il colombiano ha in passato collaborato con i “guerriglieri colombiani”, nonché con il famigerato Pablo Emilio Escobar Gaviria, sanguinario capo storico del “cartello di Medellín” tra gli anni ’80/’90.
L’indagine ha svelato anche l’assetto organizzativo del sodalizio che, grazie alle abilità di Michele Viscotti, ritenuto esperto broker di origine pugliese, più volte recatosi in Sudamerica per contrattare prezzo e quantità del narcotico da inviare verso l’Europa, curava i rapporti con i produttori.



La ‘Ndrangheta non traffica solo cocaina ma anche hashish e marijuana
Nel marzo del 2018, nonostante i grandi accorgimenti attuati dai trafficanti, la Guardia di finanza è riuscita a penetrare in un deposito dove era stoccata la droga a Milano. La droga sequestrata era pari a 430kg di hashish, giunti in Italia dal Marocco, via Spagna, e una pistola, oggetto di furto, in uso a Salvatore e Antonino Costantino. Gran parte della droga sequestrata era destinata a soddisfare le richieste dei finanziatori di stanza in Calabria, tra cui compare il pregiudicato vibonese Antonio Narciso. L’ingente quantitativo di droga sequestrato, in realtà, rappresenta solo una quota della parte del prodotto commissionato dai calabresi al potente cartello di stanza in Marocco, in grado di assicurare costanti ed enormi forniture di narcotico. “Il fascicolo - ha spiegato il generale Fabio Contini durante la conferenza - risale al 2017 quando in genere le indagini sul narcotraffico hanno tempi molto più lunghi. Gli indagati erano dei veri e propri imprenditori del narcotraffico. Quando non potevano importare cocaina perché impegnati dalle contingenze del momento, come l’insorgere di rivolte in Venezuela, per non rimanere fermi con i loro affari e con tutta la loro struttura si adoperavano per importare marijuana e hashish da altri mercati”. Secondo gli investigatori i fratelli Costantino stavano trattando con l’organizzazione marocchina l’acquisto di una quantità pari a 3000 kg di hashish che, secondo i calcoli degli stessi affiliati, avrebbe portato nelle tasche dell’associazione un introito che si aggirava tra i 4 ed i 5 milioni di euro, da reinvestire nell’ancor più redditizio traffico di cocaina. I sodali, pienamente ingeriti nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, hanno, inoltre, dimostrato di voler difendere i propri interessi, ove necessario, anche con le armi. Per tale scopo, un ruolo di fondamentale importanza sarebbe stato ricoperto da un uomo di Varese, Carlo Cuccia, con un passato da comparsa nella nota serie “Gomorra”. Mentre nella fiction all’indagato era stato attribuito il ruolo di “specchiettista”, nell’organizzazione vibonese al personaggio era demandato il compito di reperire le armi, unitamente ad un suo compaesano, Ivo Menotta, anch’egli colpito dagli odierni fermi.
Nel terminare il suo intervento, Gratteri ha anche parlato del “respiro internazionale” dell’indagine e del progetto di rinnovamento della procura di Catanzaro: “Siamo riusciti a dare alle indagini un respiro internazionale perché i nostri uomini sono credibili a livello internazionale. Ribadisco quando ho accennato nel mio breve intervento, sabato scorso, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel corso del quale ho parlato del grande progetto messo in atto da parte della Procura distrettuale da me diretta, di una grande rivoluzione che stiamo portando avanti, da un lato riorganizzando la Procura, dall’altro grazie al grande contributo che stiamo ricevendo dai vertici delle Forze dell’ordine per avere in Calabria i migliori investigatori d’Italia. Come già spiegato, la Guardia di finanza sta triplicando i risultati, non solo in termini di quantità ma anche di qualità, ottenendo risultati straordinari”.

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