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brusca giovanni 850di Aaron Pettinari
Il collaboratore di giustizia sentito oggi: "Volevamo rapire Ardizzone a scopo di estorsione"

L'interesse di Cosa nostra per la Stampa ed il Giornale di Sicilia? "Non conosco qualcosa di particolare. So che ultimamente c'era la figlia di Pino Lipari impiegata al Giornale di Sicilia e che fu pensato di sequestrare il titolare Ardizzone. Però c'era anche un periodo in cui i rapporti erano buoni con i cugini Salvo". A riferire del progetto di sequestro dell'editore del giornale è stato oggi il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca (in foto d'archivio), intervenuto in video conferenza al processo per concorso esterno all'associazione mafiosa all'editore Mario Ciancio Sanfilippo che si sta celebrando davanti al Tribunale di Catania. Rispondendo alle domande del pm Antonino Fanara, che rappresenta l'accusa assieme al pm Agata Santocito) ha ribadito che le famiglie di Palermo avevano "pensato di sequestrare Ardizzone a scopo di estorsione". Un fatto, questo, di cui aveva già parlato in passato anche il collaboratore di giustizia Gaspare Sparuzza, il quale lo aveva collocato temporalmente "dopo le stragi del 1992 e del 1993". Nel corso della deposizione Brusca ha anche raccontato che nel Giornale di Sicilia "c'era un 'articolista' che scriveva articoli positivi in favore dei cugini Salvo".

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Mario Ciancio Sanfilippo © Imagoeconomica


Il pentito ha anche riferito dei rapporti tra la mafia ed i "cavalieri del lavoro Costanzo". "Tra i catanesi mi vengono in mente loro - ha detto Brusca - ma c'erano anche altri soggetti che non ricordo il nome. C'erano contatti con Eugenio Galea o Aiello o Angelo Siino. Era Siino ad essere delegato di Cosa nostra per gli appalti e i Costanzo avevano interessi anche su Palermo". Secondo l'ex boss di San Giuseppe Jato c'erano interessi per i lavori pubblici della strada a scorrimento veloce Partinico-San Cipirello-Corleone ma anche altri lavori. In particolare Brusca, non partecipò alla riunione, limitandosi "ad accompagnare" il 'capo dei capi' Totò Riina, ha riferito di una riunione a cui parteciparono oltre al boss corleonese "Nino Salvo, uno dei Costanzo e Pino Lipari. L'argomento era il Palazzetto dello Sport o il palazzetto del vetro a Palermo che se lo dovevano aggiudicare i Costanzo. I Salvo dovevano interfacciarsi con Lima per i problemi politici sull'appalto". Infine ha anche detto di sapere chi fosse il medico Mercadante, che, ha detto, "era a disposizione per agevolare detenuti". "Anche Provenzano so che chiedeva cortesie a questo medico - ha aggiunto - ma io personalmente non l'ho mai conosciuto". A conclusione dell'udienza l'accusa ha depositato agli atti del processo il decreto di sequestro e confisca dei beni di Mario Ciancio Sanfilippo e il dispositivo d'appello della difesa, presentato dagli avvocati Carmelo Peluso, Francesco Colotti e Nerio Giuseppe Diodà. Il processo è stato rinviato al prossimo 15 gennaio con l'audizione dei pentiti Gaetano D'Aquino e Santo La Causa, che non sono stati sentiti oggi per problemi nei collegamenti della videoconferenza.

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