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Niente Dna fino a novembre per Di Matteo

di matteo c emanuele di stefanoIl Ministero della Giustizia accoglie la richiesta di Lo Voi
di AMDuemila
Il magistrato Nino Di Matteo non andrà subito alla Direzione nazionale antimafia ma resterà a Palermo per altri sei mesi (a partire dal 15 maggio) come sostituto procuratore. A deciderlo è il Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia che ha accolto la richiesta del procuratore capo di Palermo. Francesco Lo Voi, lo scorso 20 marzo, aveva chiesto il “post possesso” del nuovo incarico di Di Matteo. La motivazione? Consentire al pm di portare avanti il processo sulla trattativa Stato-mafia e le relative indagini tutt’ora aperte di cui si sta occupando il magistrato palermitano. Soluzione però non auspicata dal pm di Palermo che, fin dalla sua nomina, chiedeva invece di essere applicato al processo da lui seguito, così da non dover abbandonarlo quando ormai giunge al termine, ma poter iniziare da subito a ricoprire il suo incarico alla Dna. "Questa procedura diversa da quella della applicazione che avevo auspicato - ha spiegato Di Matteo a La Repubblica - mi impedisce di fatto, per un consistente lasso di tempo, di prendere possesso delle funzioni di sostituto procuratore nazionale attribuitemi in esito a un regolare concorso".
Il magistrato aveva ribadito la sua richiesta d’applicazione anche con il ministero della Giustizia, al quale aveva scritto nei giorni scorsi.
“Sono convinto - ha detto ancora - che c'erano gli strumenti per coniugare il mio diritto ad essere trasferito nella nuova sede con l'esigenza di assicurare la continuità del mio lavoro nel processo. Si è preferito trattenermi ancora nelle funzioni di sostituto procuratore a Palermo”.
E così il magistrato dovrà attendere ancora per essere trasferito alla Dna, ma a novembre finalmente dovrebbe iniziare a ricoprire l’incarico per il quale è stato promosso dal Csm il 15 marzo scorso. Un incarico per due volte negato dal Consiglio superiore della magistratura al pubblico ministero, una volta perché fu bocciato nonostante il suo curriculum e la seconda per un semplice vizio di forma. A fine 2016, a causa degli elevati rischi per la sua sicurezza, il Csm aveva proposto a Di Matteo un trasferimento d’urgenza alla Pna, al di fuori di ogni concorso. Oggi invece, a distanza di pochi mesi, nonostante non siano cambiati i rischi riguardo la sua tutela, il ministero della Giustizia ha deciso che il magistrato rimarrà a Palermo fino a novembre.

Foto © Emanuele Di Stefano

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