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Nino Di Matteo, che da solo scalò la montagna

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Ha scalato la montagna, da solo, nonostante l'infinità di nemici in agguato. Ha stretto i denti per anni, indifferente alle canee vocianti che lo dipingevano protagonista e forcaiolo, visionario e processualmente inconcludente, persecutore incontentabile di politici d'alto lignaggio, colletti bianchi immacolati, alti funzionari dello Stato e blasonati rappresentanti delle forze dell'Ordine e della Patria, addirittura Presidenti della Repubblica, che per definizione nessuno dovrebbe scomodare; l'Uomo Simbolo di un processo che non s'aveva da fare: quello in corso a Palermo sulla Trattativa Stato-Mafia. Lui, il diretto interessato, al secolo Nino Di Matteo, anni 56, venticinque dei quali trascorsi nella magistratura siciliana, non ha fatto una piega. Neanche quando il rullo dei tamburi mafiosi che annunciavano morte e progetti di strage è diventato assordante. Neanche quando si moltiplicavano le intercettazioni telefoniche e ambientali e le rivelazioni dei pentiti che indicavano concretamente l'enorme quantitativo di tritolo messo a disposizione dalle cosche per farla finita, una buona volta, proprio con Nino Di Matteo.
E che non fossero rumors mediatici lo aveva certificato in prima persona quel Gran Ceffo di Cosa Nostra, Totò Riina, che non si era fatto scrupolo di dire che al pm palermitano avrebbe fatto fare "la fine del tonno". Dicevamo che lui, il diretto interessato, non ha fatto una piega. Aggiungiamo anche che non si è piegato.
E non si è mai piegato di fronte alle ingiustizie subite in più occasioni dal Consiglio Superiore della Magistratura. Oggi i torti vengono riparati. Un riconoscimento pieno da parte dello stesso Csm. Riconoscimento unanime. Infarcito di complimenti e lodi per il lavoro di questo magistrato che da solo ha dovuto scalare la montagna. Non gli è stato regalato niente. Gli è stato riconosciuto il dovuto. Con molto, molto ritardo. Si apprende dai giornali che Di Matteo, pur nominato, alla Superprocura, manterrà il suo incarico di pm nel processo di Palermo.
Se non insorgeranno ostacoli, la migliore Opinione Pubblica del nostro Paese potrà essere fiera di avere sostenuto, nonostante il silenzio infingardo delle Istituzioni, un magistrato che non ha fatto una piega.
E non si è mai piegato.

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La rubrica di Saverio Lodato

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