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Mafie News

Schettini, il killer di Mormile a breve sarà libero

carcere apertodi AMDuemila
Tra qualche mese sarà un uomo libero Antonio Schettini, ex boss di 'Ndrangheta, che con la sua “collaborazione” contribuì a confondere e depistare le indagini sull'omicidio dell'educatore del carcere di Opera Umberto Mormile.
Antonio Schettini nato a Napoli, ma tra i boss di 'ndrangheta trapiantati al Nord a Milano, ora è ai domiciliari e con l'arrivo del nuovo anno sarà libero per fine pena nonostante l'autoaccusa di ben 59 omicidi e una “collaborazione” per molti versi ambigua. A lui, infatti, si deve il tentativo di far passare Umberto Mormile come un corrotto che aveva accettato soldi dal boss Antonio Papalia in cambio di favori.
Schettini dopo due anni dal suo arresto (1991) si accusò di ben 59 omicidi, tra cui quello di Roberto Cutolo, figlio del camorrista Raffaele e dell'educatore Umberto Mormile. Quando arrivò a parlare dell'omicidio dell'educatore carcerario, l'ex boss di 'Ndrangheta raccontò di aver agito su ordine del boss calabrese Antonio Papalia, che aveva giurato di vendicarsi contro l'educatore. Schettini raccontò che Mormile aveva intascato 30 milioni di lire di Papalia con la promessa di rilasciare pareri favorevoli che servivano a Domenico Papalia, fratello ergastolano di Antonio, per lavorare fuori dal carcere di Parma. Il collaboratore di giustizia spiegò però che Mormile fu inadempiente e per questo arrivò la sua condanna. In seguito alle sue dichiarazioni venne aperto un processo per l'assassinio di Umberto Mormile a carico di Antonio Papalia, Franco Coco Trovato, Antonino Cuzzola, Antonio Musitano e Diego Rechichi.
In aula però Schettini, clamorosamente, si avvalse della facoltà di non rispondere e non accusò nessuno dei suoi complici così che la Corte d'assise di Milano fu costretta ad assolvere tutti gli imputati. Il colpo di scena più grande fu però quando la tesi dell'ex boss di 'ndrangheta venne confutata dal collaboratore di giustizia Antonino Cuzzola, che guidava la moto dalla quale Schettini colpì a morte Mormile.
Con la collaborazione di Cuzzola emerse una nuova versione dei fatti che chiamava in causa i servizi Segreti deviati e il famoso “Protocollo farfalla” (una struttura parallela che avrebbe raccolto informazioni per l’intelligence italiana da alcuni boss al carcere duro in cambio di benefici e permessi di libera uscita). Secondo il nuovo pentito, Papalia era infuriato perché Mormile aveva scoperto che “Mico”, nel carcere di Parma, aveva svolto colloqui, ovviamente abusivi, con esponenti dei servizi segreti, i quali entravano nel penitenziario con documenti falsi. Più tardì si sarebbe scoperto addirittura che la collaborazione di Schettini era stata concordata con i Papalia, i Flachi, i Coco Trovato, Luigi Miano ed il catanese Salvatore Cappello e al fine di intorbidare i processi.
Nel 2002 per l'omicidio furono condannati i due esecutori materiali e i mandanti dell'assassinio ma le reali motivazioni della condanna a morte dell'educatore del carcere di Opera non sono mai state chiarite. Un omicidio che fu rivendicato dalla famigerata “Falange Armata”, e che rientra nei tanti misteri italiani che circondano le troppe stragi e omicidi ancora oggi senza verità.

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