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Trentatré anni dopo Palermo ricorda Chinnici

2Ma la cerimonia è tra pochi. Il Pg Scarpinato: “Ucciso dopo che alzò livello indagini su colletti bianchi”
di Aaron Pettinari - Foto
Pochi intimi. Una corona di fiori. Il suono della tromba che detta il tempo del “silenzio”. Un “silenzio” per ricordare quanto avvenuto trentatré anni fa in via Pipitone Federico quando un'autobomba uccise il giudice istruttore Rocco Chinnici, i carabinieri della scorta Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta ed il portiere dello stabile in cui abitava il magistrato, Stefano Li Sacchi. Accanto alla figlia del giudice, Caterina Chinnici, tra gli altri vi erano il questore di Palermo, Guido Longo, il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, diversi ufficiali dell'Arma dei Carabinieri, il Presidente dell'Anm Matteo Frasca, il Procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, il Presidente del Tribunale Salvatore Di Vitale, ed anche il pm Roberto Tartaglia. Particolarmente emozionato dopo il minuto di silenzio Giovanni Paparcuri, sopravvissuto alla strage e testimone diretto degli ultimi momenti di Chinnici: “Il silenzio è sempre un momento particolare ed emozionante ma dispiace vedere anche oggi che la città è in vacanza. Manca la città e da una parte ci sono le vittime di mafia dall'altra le istituzioni. Non lo dico con tono polemico ma comunque dispiace. Ha ragione dunque Caterina Chinnici quando dice amaramente che la città è in vacanza”.
La figlia del giudice ha infatti sottolineato l'assenza della gente: "Purtroppo accade ogni anno, la presenza maggiore è sempre quella delle istituzioni. Certo oggi è il 29 luglio, molti sono in ferie. È sempre così, dispiace soprattutto che non ci siano tanti giovani perché a loro mio padre aveva dedicato il suo impegno e le sue attenzioni". Quindi ha voluto ricordare il padre: "Mio padre è stato certamente un magistrato moderno e lungimirante capace di avviare un percorso nuovo nell'attività di contrasto alla mafia. Ha portato un'idea di lavoro di gruppo, l'idea del pool antimafia, l'idea di seguire il denaro, che poi è il fine ultimo della mafia, l'idea di cambiare la cultura iniziando un lavoro nelle scuole. Con lui è stato avviato un percorso che poi è proseguito. Dal pool siamo arrivati alla Dda, poi alla Procura nazionale anitmafia e presto speriamo che si arrivi anche ad una procura europea capace di scambiarsi le infomrazioni e questo tipo di competenze. Oggi diventa sempre più importante andare nelle scuole perché è da li che si deve partire. L'antimafia ha avuto qualche criticità ma questo non significa che tutto è da buttare ci sono tantissime persone che continuano un percorso di impegno. Un ricordo di mio padre? Il più significativo la sua presena dietro le porte del Palazzo dei Congressi a Roma quando facevo il concorso. Era la prova che lui c'era sempre anche se era a distanza. E comunque con il suo lavoro mi ha lasciato una testimonianza di impegno e di coraggio con quella determinazione ed amore che metteva in campo per migliorare le cose in questa terra". Dopo il minuto di silenzio il Pg Scarpinato, trattenuto dai giornalisti, ha evidenziato come “se da una parte l'attività giudiziaria ha fatto emergere i dati rilevanti su questa strage dall'altra nella memoria collettiva si è perso il ricordo di quello che veramente è accaduto. Si ricorda solo la responsabilità degli esecutori materiali e di Riina ma gli atti processuali dimostrano che Chinnici fu condannato a morte perché aveva osato alzare il livello delle indagini sugli affari della grossa imprenditoria, sul riciclaggio di denaro, e furono proprio i colletti bianchi a muoversi per cercare di dissuaderlo in questa azione. Quando lui rimase fermo e proseguì la sua attività ecco che fu chiesto a Riina di agire. Questa parte della storia nella memoria collettiva è sfumata e purtroppo non viene ricordata neanche nelle commemorazioni ufficiali”.


Per onorare la memoria di Chinnici è anche arrivato un messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “La democrazia italiana deve molto a Rocco Chinnici. Il suo sacrificio non sarà mai dimenticato, così come il sacrificio dei cittadini onesti e dei servitori dello stato che la mafia ha strappato all'affetto dei propri cari e al lavoro per il bene comune. Per onorare il suo sacrificio è necessario che questa azione trovi eredi e il mio augurio è che la giornata di oggi accresca la consapevolezza e la responsabilità, ancor più tra le giovani generazioni, l'impegno delle quali è essenziale per la sconfitta della mafia”. Quasi come a testimoniare proprio questo impegno, mentre molti si allontanano per recarsi al Palazzo di Giustizia dove era in programma il Convegno “Terrorismo internazionale e criminalità organizzata: quali collegamenti? Riflessioni e proposte tra esperienza italiana e legislazione europea”, organizzata dalla Fondazione Rocco Chinnici in collaborazione con l’Associazione Nazionale Magistrati di Palermo, sotto l'abitazione che un tempo era del giudice ecco arrivare un folto gruppo di giovani. Sono i ragazzi che questa estate hanno deciso di impegnarsi nella Cooperativa sociale Libera-Mente Onlus che gestisce l'Eco villaggio “Fiori di campo” a Marina di Cinisi. “Era giusto essere qui oggi - dice la Presidente Elena Ciravolo - questi ragazzi vengono da più parti d'Italia (Padova e Friuli Venezia Giulia) per capire ed impegnarsi in qualcosa. Il fenomeno mafia, purtroppo non è solo siciliano ma è diventato nazionale e la questione è particolarmente sentita”. Un segno tangibile che la speranza per un futuro diverso è davvero possibile.

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