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Guardiamo con rispetto, ma anche con tanto affetto, a tutti i componenti della corte d’Assise d’Appello di Palermo, che fra qualche mese sarà chiamata a pronunciarsi sulla Trattativa Stato-Mafia.
Si tratta di giudici togati e cittadini qualunque, che ormai da più di un anno svolgono un lavoro improbo, immersi fra migliaia di pagine e milioni di parole, alle prese con scenari che grondano sangue, alla ricerca di un bandolo eternamente sfuggente, con davanti agli occhi le facce degli imputati, condannati in primo grado, e che loro saranno chiamati a definire colpevoli o innocenti.
Saranno giudici infallibili?
Saranno giudici all’altezza del compito? Saranno giudici che rispetteranno le aspettative? Dipende.
Il giorno della sentenza si avvicina.
E a loro, a quei giudici togati e no, arriva in queste ore un messaggio forte e chiaro: l’antimafia ha fallito; l’antimafia non c’è più; l’antimafia si è fatta carriera e professione; i giudici non possono e non devono scrivere, né riscrivere, la storia; è alla politica che tocca il compito di fare chiarezza sulla stagione delle stragi; le indagini della magistratura furono viziate in partenza; le indagini furono sbagliate; tutti depistarono tutto; l’intero corpo della magistratura è marcio, non interessato alla verità, altro che infallibile.


il patto sporco 820 546

Chi lo dice?
E’ Parola di figlio, con padre assassinato dalla mafia.
E’ Parola di figlia, con padre assassinato dalla mafia.
Ecco perché, da cittadini, guardiamo con affetto, oltre che con dovuto rispetto, ai giudici che dovranno giudicare.
Se loro assolveranno tutti, saranno all’altezza delle aspettative.
Se dovessero condannare, non faranno altro che confermare il teorema di una magistratura marcia, non interessata alla verità.
Noi, non intendiamo iscriverci al partito di una simile Antimafia. Continueremo a rispettare quella corte, indipendentemente dal verdetto finale che vorrà esprimere.

Foto © Paolo Bassani

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La rubrica di Saverio Lodato

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