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Che le ragioni delle Vittime in generale, e le parole della nostra Associazione in particolare, non sortiscano l’effetto sperato non è una novità, ma che addirittura vengano ignorate le ragioni di coloro che vivono il procedimento penale ogni singolo giorno, da ambo le “barricate”, lascia alquanto sgomenti.
Se a questo si aggiunge che le modifiche spingono alla “rapida definizione dei procedimenti”, ma al solo fine di portare in modo altrettanto rapido a casa dei fondi europei, l’esito è quello di ridurre in fumo ogni minima speranza di un positivo, concreto e necessario cambiamento.
Perché occorre ammetterlo: il sistema Giustizia necessita di una sferzata di energia, di uno snellimento delle procedure, di una revisione dell’impianto stesso delle impugnazioni, di una ricarica adeguata di personale, ma se il prezzo da pagare è introdurre un sistema che rischia di creare una diffusa impunità e che non incide efficacemente sulle criticità del nostro servizio giustizia, allora dobbiamo - tutti indistintamente - dissentire.
Come abbiamo già sostenuto le ipotesi di improcedibilità legate al semplice decorso di un termine devono essere eliminate e non possono essere tollerate solo perché viene previsto un “termine di scadenza” maggiore per alcuni reati gravissimi.
Inoltre, anche questa ultima modifica concordata dal Governo con le anime politiche più motivate in materia, in fin dei conti, è inutile o meglio dannosa, perché persegue il solo scopo di giungere all’approvazione del provvedimento con la mozione di fiducia, già preannunciata.
A volte sembra che tutti dimentichino che il procedimento penale decide delle esistenze di moltissimi soggetti: sulle vite delle Vittime, che soggiacciono ad un procedimento che fondamentalmente le ignora o, nel migliore dei casi, le considera una zavorra (si vedano i tentativi di limitare le costituzioni di parte civile paventate dalla Commissione Lattanzi); sulle vite degli imputati, i cui reati, qualora condannati, dovrebbero essere puniti tempestivamente e in maniera certa così come, laddove innocenti, non dovrebbero passare anni sulla graticola; sulle vite dei cittadini che con un sistema penale efficiente avrebbero garantite sicurezza e giustizia diffusa.
Certo, aggiungiamo a tutto ciò che in sordina, il 23 luglio 2021, con il Decreto Legge n. 105, il Governo ha esteso fino al 31 dicembre 2021 il “soggiorno Covid” dei detenuti, ammessi ai domiciliari con il Cura Italia, inclusi alcuni boss di spicco, magari con annessa possibilità di fruire del reddito di cittadinanza
Quasi ci sorprende che qualcuno abbia avuto la decenza di sottolineare il fatto che alcuni reati di maggior allarme sociale richiedono maggior tempo sia nella fase delle indagini sia nella fase procedimentale, invocando un termine maggiore per tali fattispecie.
Viviamo da anni la frustrazione di chi in quelle aule ci ha perso sangue, sudore e lacrime, e ora ci sentiamo in dovere, ancora una volta, di esprimere forte e chiaro il senso di sconforto per la perdita del senso di legalità, giustizia, rispetto per la vita umana che la nostra Repubblica pone a proprio fondamento, e per cui i nostri cari hanno sacrificato tutto, ma anche per lo smarrimento della dignità, del decoro e dell’autorevolezza che le Istituzioni dovrebbero rappresentare.
Continueremo a confidare nel senso di responsabilità di chi ci governa anche se la fiducia, molto spesso, deve essere guadagnata e non pretesa.
L'associazione Vittime del Dovere per concludere esprime la propria preoccupazione per una riforma che rischia di creare impunità e che non incide efficacemente sulle criticità della macchina giudiziaria e si appella a tutti i parlamentari di buona volontà, affinché questo progetto che mina il concetto stesso di giustizia e di certezza della pena non venga approvato.

Foto © Imagoeconomica

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