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falcone-de-mita-lima-bigdi Lorenzo Baldo - 15 febbraio 2012
“... Credo che nell’86 Falcone mi chiese di incontrarlo (...) E allora lui mi ha spiegato la sua opinione sulla uccisione di Lima, mi dice: ‘preparatevi perchè la mafia eleverà il livello di scontro con lo Stato, perchè dopo la decisione della Cassazione che confermava la procedura adottata a Palermo e loro hanno bisogno di riorganizzarsi e per riorganizzarsi debbono elevare...’. E lui disse: ‘Eh ma Lima che c’entra, non mi sembra un uomo simbolo. Lima non è mafioso’”.

Con evidente tracotanza l’ex segretario della Dc, Ciriaco De Mita, torna su un argomento spinoso mettendo in bocca al giudice Falcone frasi a effetto a mo’ di difesa di ufficio. L’attuale europarlamentare insiste nell’assicurare ai magistrati del pool che lo interrogano sulla trattativa mafia-Stato che quelle confidenze Falcone gliele avrebbe fatte perchè lo stimava. Poi di improvviso l’affondo sul magistrato Luca Tescaroli, ex pm al processo per la strage di Capaci, attuale sostituto procuratore di Roma. “Tescaroli voleva sapere – continua De Mita – avendo saputo che io ero stato uno degli ultimi che aveva incontrato Falcone voleva sapere che mi aveva detto e io gli ho raccontato le cose che sto raccontando a voi; e nel passaggio su Lima lui non voleva verbalizzarlo”. La falsità di quest’ultima dichiarazione rimbalza con forza sui media senza che lo stesso Tescaroli abbia la possibilità di replicare. In realtà le menzogne di un vecchio esponente democristiano non dovrebbero trovare alcuna attenzione mediatica. Soprattutto di fronte ad un magistrato integerrimo come Tescaroli. Facendo una rapida ricerca storica simili affermazioni vengono smentite da sole. Il 18 novembre 1995 in un dispaccio Ansa si legge che “il sostituto procuratore distrettuale Luca Tescaroli, pm con il procuratore aggiunto Paolo Giordano, ha confermato quanto pubblicato oggi dal Corriere della Sera sulla testimonianza resa a lui e Giordano da Ciriaco De Mita il 19 maggio scorso”. Nel dispaccio si legge esattamente che la testimonianza di De Mita riguarda l’incontro con Falcone e la sua frase su Lima. “La circostanza – prosegue l’Ansa – è stata poi confermata ai pm dal magistrato Antonino Spagnuolo, presente al colloquio: “Falcone disse ‘Non credo che Lima fosse mafioso, ma ritengo che nella sua attività politica abbia avuto contatti con ambienti o personaggi mafiosi’”. Non contento di aver strumentalizzato Giovanni Falcone infangando il lavoro di Tescaroli l’ex segretario della Dc se la prende pure con Antonio Ingroia nel momento in cui il procuratore aggiunto di Palermo definisce Calogero Mannino ex “Ministro degli Interventi straordinari del Mezzogiorno”. De Mita lo corregge: “Ministro dell´Agricoltura”. Ingroia replica: “Vabbè, mi permetterei di insistere ma insomma...”. Ecco che a questo punto a De Mita saltano i nervi: “E come fa a permettersi di insistere?”. Ingroia spiega: “Perché io ricordo diversamente, però può darsi...”. De Mita non fa finire la frase al magistrato e con fare sibillino e altrettanto infimo afferma: “Giudice, se lei ha la presunzione della verità delle sue opinioni, io temo per gli imputati”. Al di là del fatto che Ingroia abbia effettivamente ragione sull’incarico di Mannino dal ’91 al ’92 resta la spudoratezza di uomini come De Mita che si permettono di strumentalizzare frasi e riflessioni di un magistrato come Giovanni Falcone. Che in merito all’omicidio Lima aveva invece compreso perfettamente quanto avrebbe influito negli equilibri della mafia e nei sistemi di potere la morte di un politico di riferimento a Cosa Nostra. Il verbale delle dichiarazioni di De Mita è stato depositato al processo Mori-Obinu insieme ad un altro di Nicola Mancino. “Dopo l´omicidio di Salvo Lima – ha dichiarato ai magistrati l´ex ministro dell´Interno – Calogero Mannino mi disse: ‘Il prossimo sono io’. Da cosa ricavasse questa certezza non lo posso spiegare”. Un senso di profondo disprezzo nei confronti di questi vecchi esponenti politici che “non ricordano” e “non spiegano” accomuna sempre di più tutti coloro che, nonostante tutto, pretendono invece di ricordare e di sapere.

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