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uomini-di-scortadi Lorenzo Baldo - 26 settembre 2012
Palermo. “Questo libro dà, finalmente, voce e visibilità a tutti quegli agenti che, negli anni precedenti e immediatamente successivi al 1992, hanno vissuto e scommesso la loro esistenza per tutelare e garantire la salvaguardia della vita di magistrati, imprenditori e personalità del giornalismo e della cultura, che hanno, in vario modo, osato sfidare apertamente la prepotenza e la tracotanza di Cosa nostra.

‘Uomini di scorta’ è dedicato a tutti loro, ma principalmente agli otto ‘angeli custodi’ che il 23 maggio e il 19 luglio non pensavano minimamente che non sarebbero ritornati dalle loro famiglie, assurgendo agli onori della cronaca come eroi di Stato, vittime di un senso del dovere che non sempre viene riconosciuto dalle istituzioni”. La quarta di copertina sintetizza l’anima di questo libro. In attesa che inizi la presentazione tra la gente in libreria vi sono tanti uomini di scorta che osservano in silenzio. Nessuno di loro vuole la ribalta delle telecamere, ma un senso di profonda gratitudine nei confronti dell’autrice, Gilda Sciortino, traspare palesemente dai loro volti. Alcuni sono ex colleghi dei quegli otto “angeli custodi” uccisi tra il 23 maggio e il 19 luglio del ‘92, amici fraterni di Rocco Di Cillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli. Vite spezzate dal tritolo mafioso con la complicità di pezzi delle istituzioni. Nella postfazione del libro il segretario generale del Siulp, Felice Romano, parla di “senso del dovere” di questi ragazzi, di “sacrificio” e di “senso dello Stato” con “la consapevolezza di essere dalla parte dei giusti” così da “non perdere mai la fede nella propria missione nemmeno di fronte all’estremo sacrificio”. Ma c’è anche tanta paura “di perdere in qualsiasi momento le persone care, i propri compagni di viaggio”, paura “di non farcela a sconfiggere questo insidioso e permanènte nemico”. Romano descrive infine  “lo scoramento per le battute di arresto che spesso provenivano dalle stesse Istituzioni per cavilli burocratici”. Ed è proprio il suo collega del Siulp, Vittorio Costantini (intervenuto alla presentazione del libro), a rimarcare la gravità di quelle “battute di arresto” tradotte in tagli e drastiche riduzioni decisi dai governi che si sono succeduti. Costantini punta il dito sulle decisioni governative che hanno penalizzato il lavoro degli agenti di scorta costretti ad anticipare i soldi delle missioni che nella migliore delle ipotesi rivedranno almeno dopo 10 mesi, “una cosa indegna!”. L’Italia è un Paese di “ex” ministri e portaborse che ancora pesano sull’economia italiana. “E’ normale – chiede amaramente il segretario nazionale – che questi ‘ex’ continuino a mantenere la scorta?”. Di contraltare vi è una vera e propria richiesta di nuove scorte nei confronti dei commercianti che denunciano pizzo e racket, per non parlare dei magistrati a rischio, che allo stato non può essere esaudita in toto per i “tagli” e per le “riduzioni”. Ma che Paese è diventato questo? La domanda rimbalza sui presenti mentre Costantini ricorda il sacrificio di questi uomini e donne. “Perché nel 2012 – osserva – i poliziotti sono osannati a parole, ma quando si tratta di pagare loro gli straordinari allora salta fuori la crisi? Questo è vergognoso!”. “La specificità deve essere riconosciuta, lo Stato ha il dovere di mettere in condizioni di potere operare in sicurezza per garantire sicurezza ai cittadini!”. Dal canto suo l’autrice ripercorre le testimonianze racchiuse nel libro, dalla forza e dal coraggio della madre di Agostino Catalano fino alle parole dei sopravvissuti delle stragi di Capaci e via D’Amelio come Giuseppe Costanza e Antonino Vullo. “La loro storia – evidenzia la Sciortino – è la nostra storia ed è la storia della nostra città. Non siamo più nello stato d’allerta del 1992, ma il pericolo c’è sempre…”. Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, racconta infine della sua condizione di scortato dal 1990, una condizione di vita sacrificata alla quale ci si adatta inevitabilmente. Nelle parole di Ingroia c’è tutto il ringraziamento per gli uomini di scorta “malpagati e malricompensati” verso i quali “dobbiamo essere grati per il fatto che rischiano la vita insieme a noi”. Alla domanda se e quando riusciremo a uscire da questo “tunnel” il procuratore aggiunto di Palermo ribadisce che non possono bastare “buone leggi”. “Avremmo bisogno di una diversa classe dirigente – ricorda Ingroia – che sia contrassegnata da ‘trasparenza’ e ‘intransigenza’”. Un “profondo cambiamento” che ancora attende la messa in opera.

Info libro: libreriauniversitaria.it/uomini-scorta-sciortino-gilda-officina/libro/9788896490341

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