L’organizzazione era dedita a usura, estorsione e scambio elettorale politico mafioso

Dalle prime luci dell'alba 120 Carabinieri, in forza ai reparti dipendenti dal Comando Provinciale di Lecce - con il concorso dello Squadrone Eliportato Cacciatori ''Puglia'' e le unità antidroga e anti-esplosivo del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno, supportate dall'alto da un velivolo del 6° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Bari - hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare emesso dal gip del Tribunale di Lecce nei confronti di 15 persone (di cui 11 in carcere e 4 agli arresti domiciliari), che vede quale epicentro delittuoso un'associazione di tipo mafiosa finalizzata all'usura, alle estorsioni, alla violenza privata, alla detenzione e porto illegale di armi, allo spaccio di sostanze stupefacenti e, per alcuni dei sodali, anche allo scambio elettorale politico mafioso.
Tra le persone coinvolte vi sarebbero anche nomi storici della Sacra corona unita e presunti esponenti del clan Coluccia. Le indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dalla Dda di Lecce, hanno coperto un arco temporale che va dalla primavera del 2019 all'inizio del 2021 e si sono avvalse di pedinamenti e intercettazioni. L'organizzazione colpita avrebbe gestito una redditizia attività di prestito di denaro a usura, accompagnata da estorsioni, imposizioni di versamento del cosiddetto punto cassa (la somma di denaro pagata dagli spacciatori per cedere gli stupefacenti in una determinata piazza di spaccio) oltre che dalla gestione di commissioni apparentemente lecite, quali la sottoscrizione di contratti assicurativi o fornitura di energia elettrica. Il controllo di queste attività sarebbe avvenuto avvalendosi della forza intimidatoria dell'organizzazione di stampo mafioso. L'attività investigativa, inoltre, ha consentito di ipotizzare l'imposizione di un tasso usurario applicato dal sodalizio ai danni di molte vittime, tra cui diversi imprenditori della zona, oscillante dal 20 al 25% mensili e in alcuni casi anche maggiore. Tra le attività apparentemente lecite del clan, vi sarebbe anche la gestione di un'agenzia che si occupava della stipula di contratti di energia elettrica, gas, acqua e polizze assicurativa. Il titolare di una scuola guida, poi, avrebbe stretto un patto criminoso con la cosca, assumendo il figlio di uno dei due capi ai vertici dell'organizzazione e versando una quota dei guadagni nelle sue casse, e in cambio avrebbe consolidato la sua posizione economica sul mercato ai danni di un'altra agenzia concorrente.

Scambio elettorale politico mafioso
Tremila euro in cambio di almeno 50 voti per le elezioni del comune di Neviano (Lecce) il 20 e il 21 settembre 2021. L'avvocato Antonio Megha (attualmente ai domiciliari) 62 anni, di Neviano (Lecce) e attuale assessore comunale - con deleghe alla Cultura, Istruzione e Scuola, Contenzioso legale e Neviano nel Mondo -  avrebbe secondo l'accusa, accettato la promessa fatta da Michele Coluccia, ritenuto a capo di un gruppo di stampo mafioso, in cambio della quale a sua volta prometteva di pagare 3mila euro, in 3 tranche, versandone una di mille euro e di procacciare un posto di lavoro a un figlio di Coluccia presso l'impresa incaricata della raccolta dei rifiuti. Megha avrebbe anche promesso di mettere a disposizione del clan l'apparato politico-amministrativo di Neviano e la sua funzione pubblica e di rappresentare gli interessi del clan Coluccia nel territorio calabrese.

Il clan Coluccia
Stando alle ipotesi d'accusa il clan Coluccia - dopo la scarcerazione dei fratelli Michele e Antonio ai vertici del sodalizio - avrebbe ripreso il comando delle attività illecite avvalendosi proprio della loro consolidata nomea criminale. Tra i business principali del gruppo vi sarebbe stato il prestito di denaro a usura, accompagnato da estorsioni, imposizioni di versamento del cosiddetto "punto cassa" per lo spaccio di stupefacenti oltre che dalla gestione di affari apparentemente leciti, come la sottoscrizione di contratti assicurativi o la fornitura di energia elettrica. Stando alle contestazioni avrebbe avuto un ruolo importante nella vicenda la "condizione storica" di assoggettamento del territorio. L'azione malavitosa si sarebbe indirizzata anche nel condizionamento della pubblica amministrazione.

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